10 CANZONI DA RICORDARE – di Francesco Panzieri

#8 Radiohead – Idiotequepanz

Anno 2000: Thom Yorke ed i Radiohead si affacciano al nuovo millennio come la band più importante dell’intero panorama rock mondiale. A tre anni da “Ok Computer”, successo planetario e disco considerato un pilastro della musica contemporanea, tornano con un altro capolavoro assoluto: “Kid A” è il frutto del sacrificio quasi monastico di Yorke, che si fa carico di tutte le pressioni esterne e si assume tutte le responsabilità che gravano sulla band. È lui a decidere che non usciranno singoli, che i Radiohead non passeranno in TV o alla radio, ed in fondo non accoglie negativamente la diffusione illegale su Napster del disco prima della sua pubblicazione ufficiale. È profondamente critico nei confronti del “Music business”, della “cultura” pop del nascente Terzo Millennio. Per questo si sforza di far implodere le canzoni, svanire la melodia, addirittura non vorrebbe neppure cantare. Tutto è affidato alle strutture ritmiche, ai moderni strumenti della musica elettronica ed al tipico patetismo-Radiohead, per esprimere l’angoscia di un’umanità gelida come i suoni del disco, che non trova sbocchi, proprio come le canzoni, che non seguono nessuno schema strofe-ritornello. “Idioteque” è qualcosa di prezioso: una “discoteca idiota”, un canto passionale, allucinato, devastante ed apocalittico, innestato su ritmi disco martellanti e su lastre di suoni sintetici dal grigiore di metallo (quattro note campionate di organo elettrico). Sullo sfondo si sente il suono pesante di alcune locomotive. Sembra venire fuori il terrore per il lato oscuro della modernità, per la nuova era che sta arrivando ed alla quale non ci si può adeguare se non snaturandosi: “Chi è nel bunker, chi è nel bunker? Donne e bambini per primi, donne a bambini per primi./ Riderò finché la mia testa non cadrà a terra/ Qui mi è concessa ogni cosa per tutto il tempo/ L’era glaciale si avvicina, lasciami ascoltare entrambe le parti/ Non siamo allarmisti, sta accadendo davvero/ cellulari in funzione, cellulari che trillano/ Prendi i soldi e scappa, prendi i soldi e scappa”. Forse non esiste un’altra canzone dai ritmi disco che racchiuda un’operazione così intellettuale e così innovativa, così coraggiosa per una band che in quel momento avrebbe potuto anche fare il minimo sforzo di riprodurre se’ stessa per avere il massimo successo. E non sarà l’ultima iniziativa innovativa dei Radiohead, che quasi 15 anni dopo continuano a non deludere le aspettative di critici e fans. Il 23 settembre di due anni fa sono stato tra i 20.000 fortunati che hanno assistito – dopo una camminata chilometrica – al loro splendido concerto a Firenze, al Parco delle Cascine. Il più bello che ho mai visto. “Idioteque” è stata l’ultima canzone prima dei bis, suonata con un’energia pazzesca. Ricordo un Thom Yorke felice e scatenato in un ballo senza sosta: dal vivo la sua proverbiale “depressione cosmica” si tramuta in energia e gioia di incontrare il suo pubblico. Sono ormai passati i tempi della guerra ai colossi discografici, delle pressioni e delle aspettative del mondo musicale, del disagio nei confronti della popolarità.

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