SCUSATE IL RITARDO – PICCOLISSIMO RICORDO DI MASSIMO TROISI – di Fausto Jannaccone

Prendendo la circumvesuviana verso sud, prima di arrivare a Portici ed Ercolano, attraverserete quella zona dell’interland napoletano che risponde al nome di San Giorgio a Cremano. Tra queste vie 61 anni fa, il 19 Febbraio, in un’affolata casa, Alfredo ed Elena davano alla luce uno dei loro sei figli, il piccolo Massimo. Quello stesso anno, qualche casa più in giù nasceva anche Raffaele Arena, per tutti Lello.
Ventitrè anni più tardi ai due, che già avevano iniziato a collaborare qualche anno prima con piccoli esperimenti teatrali, tra la parrocchia ed il garage in affitto battezzato Centro Teatro Spazio, si unirà Vincenzo Purcaro e si formeranno così I Saraceni, trio che porterà i tre alla prime luci della ribalta: saranno conosciuti come La Smorfia.
Il dialetto napoletano, le specifiche distorzioni linguistiche di ognuno dei tre, e poi la loro stessa fisionomia: tutto contribuiva alla riuscita di un teatro comico ed alrecchinesco che giocava sul qui pro quo, e quindi sul dissacrare e vezzeggiare usi, costumi e luoghi, figurati e non, prima tra tutti la loro Napoli.
ricomincioda3E questo sarà il modus operandi che Massimo e Lello trasporteranno poi anche nel cinema: Troisi sarà sempre il pesce fuor d’acqua, l’emarginato, spesso autoemarginantesi, timido ed impacciato, che deve trovare il modo di farsi accettare nei contesti in cui si ritrova, emigrante, sognatore, innamorato, generoso ed inesperto. A fargli da spalla e contraltare rafforzativo Arena sarà molto più il napoletano steriotipato: arruffone, arrangiato, indolente e mai timoroso di imporre se stesso agli altri, in primis il compagno.
Ma in tutte queste commedie, come “Ricomincio da tre” e “Scusate il ritardo”, il lieto fine è sempre lì a testimoniarci come la timidezza, la dolcezza, l’umiltà alla fine trovino sempre moneta a ripagarle.
Ognuna di queste commedie è poi incastonata di una serie di memorabili gag da consegnare alla storia della commedia; e così è servita su di un piatto d’argento la sicura riuscita dell’esperimento di affiancare l’attore napoletano ad un altro caratterista suo coetaneo: quello che Troisi e Benigni andranno a fare nel film “Non ci resta che piangere” è la posa di una pietra miliare nel firmamento delle commedie italiane di maggior successo in assoluto.
Benigni continua ad incarnare quell’irrequitezza che prima era appannaggio di Arena, da mettere a confronto con la pacata arrendevolezza del napoletano; questa volta però è un coprotagonismo, i campioni sono due e non è più un assolo: adesso è diventato un po’ come una duetto jazz tra pianoforte e tromba, o meglio ancora un ballo veloce sulle cadenze di un incalzante avvicendarsi di scene divertenti ed indimenticabili. Seguirono molti altri lavori, seguiti da vari riconoscimenti. Tra questi vale la pena ricordare Pensavo fosse amore… invece era un calesse.
Poi arrivò la notte di 20 anni fa: il 4 giugno 1994 Massimo era a casa di amici quando lo colse un attacco di cuore, quel cuore che da sempre lo aveva perseguitato, che lo aveva costreto ad un delicato intervento in America quando aveva solo 23 anni, aiutato economicamente dagli amici della parrocchia e da Il Mattino, e per fortuna riuscito. Aveva appena finito le riprese de Il postino. Già durante le riprese non stava bene, tanto che gli era stato più volte consigliato il trapianto, ma lui diceva che “questo film lo voglio fare con il mio cuore“. Ed anche per questo in tano hanno visto in questo ultimo lavoro il suo testamento morale.
Quel Trosi che abbiamo conosciuto fin qui adesso è maturo, e la simpatica tenerezza che suscitava adesso è diventata una piacevole commozione. Il riso amaro che provoca nello spettatore è profondo, sincero, umanissimo. Liberamente tratto dal libro Il postino di neruda, parla dell’amicizia che nasce tra questo postino ed il poeta: così la poesia è il pretesto, il motivo di fondo, il fine ed il mezzo con cui tutto il film si esprime. Guardare le scene finali di quel film, sapendo che sarebbe stato il suo ultimo, lasciano un nodo in gola sincero, semplice, genuino, come era Massimo Troisi.

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