L’ADRIATICO, IL PETROLIO ED IL RUOLO DELL’ITALIA – di Filippo Secciani

Se tutto va come deve il mare Adriatico potrebbe diventare il nuovo Eldorado degli idrocarburi, la cui presenza era nota già ai romani più di 2000 anni fa quando lungo dalle coste dell’Albania si estraeva il bitume. Adesso ad investire pesantemente in questo settore è la Croazia che ha incaricato l’agenzia di esplorazione petrolifera norvegese Spectrum di vagliare i fondali marini alla ricerca di oro nero e gas. Mirando a diventare “una piccola Norvegia di gas a nord e di petrolio a sud” investendo sulla costruzione di 19 piattaforme entro il 2019. Interessati ai 3 miliardi di barili al giorno stimati suddivisi in 29 concessioni ci sarebbero i grandi big dell’energia, compreso il campione nazionale Eni. Le ricerche sono state secannunciate il giorno seguente l’entrata della Croazia in Unione Europea e sono durate più di cinque mesi; potrebbero mutare enormemente gli aspetti energetici sia nazionali sia di tutta la regione balcanica ed europea. L’estrazione, secondo il direttore dell’azienda norvegese, seppur cauto circa la quantità di idrocarburi presenti, sarebbe avvantaggiata dal basso livello delle acque del mare che ridurrebbero i costi, facilitando il processo di estrazione. La compagnia nazionale Ina, controlla al 100% dalla ungherese Mol, ha pubblicato alcuni dati secondo i quali sul fondo marino potrebbero trovarsi circa 2,8 miliardi di barili, anche se si tratta di dati provvisori e non comprovati, se le stime fossero anche solamente vicine si tratterebbe di un enorme giacimento che farebbe balzare il ventottesimo membro dell’Unione Europea al primo posto tra i paesi continentali. Anche l’Albania, che in passato è stato un paese estrattore con circa 43.000 barili al giorno, è decisa a puntare forte sul suo ruolo di produttore regionale, dopo la breve parentesi a cavallo degli anni settanta-ottanta di isolazionismo internazionale che ne ha quasi completamento la produzione. Infine il Montenegro da par suo afferma che nel suo territorio, continentale e marittimo, vi siano nascoste riserve pari a circa sette miliardi di barili, concentrate soprattutto nella parte meridionale. L’Italia al momento si è arroccata su posizioni ambientaliste, che per quanto legittime, non tengono conto della fame di energia di questo paese ed ancora una volta dimostrano l’assenza di una sua strategia. Come i recenti eventi di cronaca ci insegnano le importazioni di gas e petrolio sono fortemente instabili e dipendenti da fattori esterni che l’Italia non è in grado di controllare (Russia e Libia). I giacimenti individuati finora si trovano al limite delle Zone Economiche Esclusive di Italia e Croazia, ma che a causa della burocrazia e dell’opposizione presenti a casa nostra, rischieranno di rimpinguare solamente le casse di Zagabria.

NOTE:

1) D. Hedl; Petrolio in Adriatico: la Croazia come la Norvegia? in Osservatorio Balcani e Caucaso.

2) Ibidem

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