DENOMINAZIONE DI ORIGINE, SINONIMO DI QUALITA’? – di Marco Ciacci

Avere una conoscenza e una cultura dei vini non è più una pratica snob e che interessa solo una piccola percentuale spocchiosa degli italiani. L’apertura di un pubblico più ampio nei confronti del “mondo vino” e l’interesse sempre maggiore verso questa bevanda ha notevolmente trasformato il mercato. Le richieste sempre più specifiche dei clienti, hanno generato un allungamento delle carte dei vini di bar e ristoranti, per assecondare ogni gusto. Insomma, gli italiani bevono e pretendono, giustamente, di bere meglio. Ma se ci sentiamo perduti nella giungla dei vini, ma si vuole comunque puntare sulla qualità? Uno dei fattori che dovrebbe garantire un buon livello di qualità è rappresentato dalle cosiddette “denominazioni di origine”, cioè da quella serie di norme e discipline che suggeriscono ai produttori le modalità di produzione dei vini che dovrebbero avere un livello di qualità piuttosto elevato. L’appartenenza di un vino ad una determinata categoria di denominazione di origine costituisce una reale e sufficiente garanzia di qualità?

winesite_maps_TuscanySpesso si trovano dei vini, appartenenti alla stessa denominazione di origine, che hanno innegabilmente livelli qualitativi assolutamente diversi, alcuni di questi a malapena arrivano alla mediocrità, eppure, sono considerati a pieno titolo, istituzionalmente riconosciuto, come degni rappresentanti di una produzione di alta qualità. Ad onore del vero, il termine stesso che viene utilizzato per questi vini, denominazione di origine, non fa riferimento a nessun termine che indichi la qualità, di fatto, garantisce unicamente la zona di provenienza di un vino.

Non c’è dubbio sull’importanza di tutelare e garantire la tradizione e la tipicità dei vini e delle uve provenienti dalle zone storiche e tradizionalmente vocate alla vitivinicoltura, tutti sappiamo che la zona di provenienza e di coltivazione delle uve rappresenta un fattore fondamentale per la qualità di un vino. Se si analizzano i testi delle disciplinari di produzione delle denominazioni di origine dei vari paesi che adottano un sistema di qualità di questo tipo, spesso si trovano delle “precise” indicazioni sia sulla coltivazione delle uve, sia sulla produzione del vino, tuttavia è innegabile che i risultati, da produttore a produttore, siano notevolmente diversi.

Purtroppo o per fortuna, la qualità vera o propria del prodotto è sempre legata strettamente alla serietà e alle scelte del produttore, piuttosto che alle indicazioni delle disciplinari di denominazione di origine. Si può coltivare la vite nel luogo più adatto del mondo, ma se questa coltivazione viene fatta in modo approssimativo e speculativo e il vino viene prodotto con pratiche generiche e poco attente, non si può certamente pretendere di ottenere un prodotto di qualità, a dispetto dell’eccellente luogo di produzione.

Giusto per dare qualche numero: solo in Italia ci sono 330 vini Doc e 73 Docg … Denominazione di origine uguale a qualità, dunque? Forse, ma da sola non basta a fare un grande vino.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...