YIN-YANG – di Ferruccio Palazzesi

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In questa rubrica proviamo a mettere a confronto due pareri autorevoli su un argomento legato più o meno all’attualità. Uno yin e uno yang. Uno nero e uno bianco. Per cercare di farci, anche noi non addetti ai lavori, un’idea più precisa su quello che avviene là fuori

Monumenti con lo sponsor.

Negli ultimi anni si é verificato un forte aumento delle donazioni private per il restauro e il mantenimento del patrimonio artistico italiano. Gli esempi più evidenti sono i 25 milioni di euro versati dall’azienda di calzature Tod’s per il restauro del Colosseo di Roma e i 2.8 versati da Fendi per il restauro della Fontana di Trevi. Tutto questo é un’opportunità o rischia di far diventare la storia del nostro Paese in un mero prodotto commerciale?

Yin: Michele Piattellini – studioso e critico d’Arte
Come scrive giustamente Tommaso Montanari basterebbe meno di un quinto della spesa militare per evitare che il patrimonio vada in rovina o debba vivere di interessate elemosine tipo quelle dei grandi sponsor per le ristrutturazioni dei monumenti.E’dunque una scelta prettamente politica quella che purtroppo pone al misero 1,1 per cento la spesa per la cultura mentre la media europea è pari al doppio.Se riuscissimo poi ad arrivare a cinque miliardi di euro la meta’ della Germania,potremo avere un patrimonio mantenuto perfettamente senza chiedere aiuto a nessun speculatore privato.I soldi dunque ci sarebbero basterebbe semplicemente destinarli alla cultura il cui scopo non è quello di generare,come vogliono far crederci,dividendi economici ma quella di renderci cittadini consapevoli della nostra storia e della nostra civiltà.

Yang: Luca Mansueto – storico dell’Arte
La nostra amata Italia è all’ultimo posto in Europa per la spesa in cultura. Per sostenere i nostri beni culturali spendevamo fino al 2009 lo 0,9% del PIL, calando nel 2011 allo 0,6% e nel 2013 appena l’1,1%, contro il 2,2% medio dell’Ue, rimanendo dietro anche alla disastrata Grecia che spende l’1,2%. I nostri vicini spendono certamente più di noi: Germania l’1,8% del budget pubblico, Francia 2,5%, Spagna 3,3% e il Regno Unito 2,1%. E allora ben venga il mecenatismo culturale dei privati, come l’Art Bonus approvato nel Decreto Cultura dal Ministro Franceschini del luglio 2014, un credito d’imposta per privati (persone fisiche e enti non commerciali) che vogliono effettuare donazioni per interventi di manutenzione, protezione e restauro di beni culturali pubblici, per il sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura. Certamente non bisogna privatizzare i beni culturali, ma una sana gestione pubblica con investimenti privati è la più saggia operazione di rilancio del nostro Paese, come fatto da Yuzo Yagi, titolare della Tsusho Ltd, marchio di esportazione di tessili italiani in Giappone, il quale ha deciso di sponsorizzarne nel 2014 il restauro della Piramide Cestia di Roma donando un milione di euro e firmando un contratto con la Soprintendenza Speciale Archeologica di Roma. Non una tradizionale sponsorizzazione, ovvero con la richiesta di avere uno spazio pubblicitario per un suo marchio, ma una pura elargizione liberale, una donazione concretizzata in una gara d’appalto dei lavori da parte della Soprintendenza, sulla base di un progetto di recupero. Altro esempio eccellente è quello di Dom Pérignon che ha firmato un protocollo d’intesa con Fondazione dei Musei Civici di Venezia finalizzato al restauro di due sale espositive di Ca’ Pesaro, sede della Galleria Internazionale d’Arte Moderna. Al termine dei lavori, le sale del secondo piano, chiuse da tempo e attualmente utilizzate come magazzini, saranno pronte per accogliere serie di mostre di artisti italiani e internazionali, alternate con opere delle collezioni permanenti. Pecunia non olet? Un conto è chi vuol donare qualcosa alla collettività, un conto chi vuole guadagnare associando al proprio brand un valore immateriale che appartiene alla comunità

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