ESCHER E SIENA – di Fausto Jannaccone

Tetti di Siena (dicembre 1922)

“…Il mio cuore non potrebbe assorbire con maggior gratitudine, nè il mio animo con maggior sensibilità, l’atmosfera assolutamente nuova nella quale mi trovo a vivere, gli incontri sorprendenti ed inattesi […] che mi offrono ogni giorno in questo posto benedetto…”
Con questa frase si apre la mostra dedicata a Maurits Cornelis Escher, che potrete visitare fino al 21 febbraio 2015 a Roma, nello spazio espositivo del Chiostro del Bramante.

Scarabei (1935)

Tali parole fanno parte di una lettera che l’allora giovane olandese scrive all’amico Fiet nel dicembre 1922 da Siena.
Nel 1921, sulla scia della tradizione del Grand Tour, i genitori organizzano per il figlio ventitreenne il suo primo viaggio nella penisola italiana per formarsi intellettualmente al sole mediterraneo, ed all’ombra dell’immenso patrimonio artistico in essa contenuto.
Tra i vari luoghi che visiterà e che lo influenzeranno maggiormente, una delle mete predilette sarà sicuramente Siena, dove andrà più e più volte, trattenendovisi anche per lunghi soggiorni.
In via Sallustio Bandini, al numero 19, la pensione Alessandrini sarà il suo primo alloggio; da qui inizierà a guardarsi intorno ed esplorare la città toscana, ammirandone la natura e l’arte che vi si compenetrano. Quando inizia a disegnare i paesaggi, nei suoi appunti scrive così: “(…) ho trovato un posticino appena fuori di porta Fonte Branda: vista sulla Cattedrale, come punto mediano e ortogonale (…)”. E camminando fuori dalle mura cittadine, oltre Porta Camollia, gli capiterà di imbattersi in due scarabei intenti a far rotolare una pallina, immagine che qualche anno più tardi tradurrà in una celebre xilografia (Scarabei).
Il giorno in cui arriva a Siena è il 5 di maggio 1922, di sera; e la mattina successiva girando per le aggrovigliate strade lastricate di pietra serena, ed i bui vicoli seminascosti, annota “(…) sono andato a visitare la Piazza del Campo, il Duomo, una cripta sotto il Duomo, poi la libreria e l’Opera del Duomo dove si trovano alcuni primitivi (…)”. Nei mesi successivi continueranno le sue escursioni: l’Accademia di Belle Arti, San Francesco, la Pinacoteca, il Palazzo Pubblico, la chiesa di san Galgano poco distante; e così farà l’incontro dei Lorenzetti, Simone Martini, Duccio o del Beccafumi. Nell’incisione Madonna trasparirà evidente l’influenza dei maestri senesi.

Madonna (1921)

In particolare percorrendo il pavimento del Duomo capiterà ad Escher di imbattersi in qualcosa che innegabilmente potremo ritrovare nella sua più celebre e matura produzione artistica: ad inquadrare le scene bibliche che compongono quella mirabile opera, i marmi policromi vanno a formare composizioni geometriche e quasi illusioni ottiche, come ad esempio nella sezione esagonale del margine occidentale della scena con Le storie di Giuditta, o nella divisione tra la Strage degli Innocenti e la Cacciata di Erode.
A Siena l’olandese torna più volte: nel 1921 di passaggio, quindi nel ’22, poi nel ’23 ed ancora nel ’31.
E nell’occasione del 1923 tiene nella città del Palio la sua prima mostra, proprio in concomitanza con la Carriera dell’Assunta (*quel Palio fu vinto dalla Contrada della Giraffa): dal 13 al 26 Agosto, ebbe luogo “Bianco e Nero”, ospite delle stanze del Circolo Artistico Senese, che aveva sede al numero 19 di via dei Termini. Lui stesso disegnò il manifesto dell’esposizione; era tutta imperniata sul gioco tra i colori delle sue stampe e quelli dello stemma civico, la Balzana, che ritrasse in basso accanto al leone rampante del Capitano del Popolo, dando all’insieme un voluto respiro medievale. Ed assistere al Palio, nuovamente dopo l’esperienza del precedente anno, fu un’occasione in più per rimanere colpito dalle bandiere delle Contrade: “(…) La mattina ho seguito un’allegra sfilata, composta da una banda musicale seguita da un gran numero di giovani in costume medievale, ciascuno dei quali faceva sventolare un vessillo i cui colori corrispondevano a quelli del loro costume”. La particolare composizione geometrica della bandiere di contrade come Bruco, Chiocciola, Istrice, Leocorno o Onda furono una nuova occasione di confrontarsi con la magia geometrica di cui Siena è infusa.

Nel 1922 oltre a Siena visitò anche Granada e la sua Alhambra, ricevendo ancora nuovi impulsi in direzione di quella composizione geometrica che caratterizzerà tutta la sua carriera, soprattutto della prima metà.

Vi lascio con un quesito: nella mostra Roma tra le varie opere esposte è possibile vedere anche la sottostante. Si tratta di una natura morta sui generis, infatti oltre agli oggetti del primo piano nel riflesso dello specchio si può vedere ritratto un vicolo, forse espediente artistico o forse ancora il disegno di un trasloco; ma quello che vi chiedo è: siete in grado di decifrare di quale spaccato senese si tratti?

Natura morta allo specchio (1934) [particolare di vicolo senese inserito nel riflesso]
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...