IL 9° FESTIVAL INTERNAZIONALE DEL FILM DI ROMA – di Michele Iovine

 

lodovini_scollatura_roma_film_fest_645La nona edizione del Festival Internazionale del Film di Roma ha presentato un calendario ricco e variegato. Molte le star internazionali che hanno sfilato sul red carpet dell’auditorium progettato da Renzo Piano, tra cui Richard Gere, Kevin Kostner, Benecio Del Toro e anche quelle nostrane, in particolare personaggi ormai noti della commedia italiana che hanno aperto e chiuso la kermesse tra cui la sempre più affermata Valentina Lodovini, Diego Abbatantuono, Ficarra e Picone, Cristiana Capotondi e tante altre. L’ideatore Walter Veltroni, a suo tempo, aveva pensato ad una festa più che ad un festival vero e proprio e questa linea sembra essere stata ampiamente seguita da Marco Muller che ha costruito un’edizione meno rigorosa e più aperta a prodotti commerciali e ad un pubblico più giovane che ha affollato la passerella alla ricerca dei propri beniamini. Nella mia breve fuga a Roma ho avuto la possibilità di vedere pochi film, ma anche la fortuna di assistere alla proiezione del film premiato dalla giuria popolare, “Trash” di Stephen Daldry e dell’ultima pellicola di David Fincher  ‘Gone girl’ tra le più attese della stagione.

TRASH di Stephen Daldry  **1/2 su 4

All’interno di una discarica in una favelas brasiliana tre bambini alle soglie dell’adolescenza trovano un portafoglio che contiene denaro, una foto con alcuni numeri sul retro, un calendario con l’immagine di San Francesco e una chiave.  Subito dopo la polizia locale, per cui i ragazzini non nutrono fiducia, cala sulle favelas alla ricerca del portafoglio che nasconde dietro quegli indizi nomi importanti a livello politico e una verità scottante. I ragazzini cercheranno di scoprire da soli cosa si cela dietro quell’oggetto. Lo stile di Daldry è dinamico, veloce, segue le peripezie dei tre protagonisti passo dopo passo, anzi sarebbe meglio dire corsa dopo corsa,  attraverso un Brasile povero, sporco, violento e corrotto. Un’avventura senza un attimo di respiro, una fuga dai mali e dai pericoli di una nazione che ci sembra ancora molto lontano da quell’ “ordem e progresso” che appare come motto sulla bandiera brasiliana. L’adrenalinica messa in scena ci ricorda prodotti quali ‘City of God’ e ‘The Millionaire’.  Anche Daldry ci mostra infatti, come questi due film appena menzionati, la condizione essenziale della povertà e lo fa anche lui adottando il punto di vista dei più piccoli, che portano con loro una carica vitale incredibile nonostante non abbiano nulla. Questa energia contribuisce a mandare avanti il film in maniera davvero brillante e coinvolgente senza mai cedere un solo centimetro di pellicola al dramma o al pietismo.

Se da un punto di vista stilistico la pellicola si può quindi considerare ampiamente riuscita e godibile, lo è meno da quello narrativo. La storia comincia piano piano a presentare delle debolezze man mano che va avanti e assume maggiormente i connotati della favola con i tre bambini che diventano verso il finale protagonisti assoluti di una sorta di caccia al tesoro e da soli affrontano sfide al limite del reale arrivando ad una conclusione un po’ inverosimile ed eccessivamente romanzata.

GONE GIRL – L’AMORE BUGIARDO di David Fincher **1/2 su 4

David-Fincher-s-Gone-Girl-4K-shootersQuesto era il film più atteso, il film di cui già si parlava a fine estate e che in molti, tra cui il sottoscritto, speravano fosse selezionato al Festival di Venezia, ma esigenze e problematiche di marketing avevano poi disatteso le più ottimistiche previsioni. La storia è molto semplice. Una relazione matrimoniale che entra in crisi tra moglie e marito e poi il mistero della scomparsa improvvisa della donna. Non è facile parlare di questa pellicola perché c’è il rischio di rivelare troppo sull’andamento della trama che se in un primo momento può apparire come il classico thriller, invece stupisce tutti grazie all’abilità di uno dei migliori registi del panorama contemporaneo, di sorprendere lo spettatore attraverso una serie di colpi di scena ben calibrati che trasformano completamente il genere stesso di partenza della storia fino a toccare le delicate corde della commedia grottesca. La commistione di generi è sicuramente la forza di questo film che si basa su una sorta, se vogliamo, di mcguffin dall’eco hitchcockiano, in questo caso però più stilistico che narrativo e lo conduce verso eventi e situazioni a cui non si avrebbe mai pensato di assistere. Fincher è impeccabile nel dare alla storia questo cambio di direzione improvvisa, lo è forse meno nel condurlo fino in fondo in maniera credibile e nel gestire la caratterizzazione di alcuni personaggi nella delicata fase del cambiamento.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...