10 CANZONI DA RICORDARE – di Francesco Panzieri

#4 Depeche Mode – Never let me down again

“Never want to come down/ never want to put my feet back down on the ground” (Martin Gore, Depeche Mode)

A metà anni Ottanta quattro ragazzi inglesi di enorme talento stanno scalando, un passo alla volta, l’Olimpo del rock planetario. Sono Dave Gahan, il fascinoso cantante, voce calda e movenze alla Mick Jagger, Martin Gore, che scrive i testi, Alan Wilder ed Andy Fletcher. Quando, nel 1987, esce come LP “Music for the Masses” (un titolo al tempo stesso ironico e scaramantico), hanno già sfornato diversi successi nel Regno Unito ed in Europa, ma ancora non sono riusciti a conquistare gli USA. Il loro synth rock fatto di ritmi sincopati e drum machine ha assunto con l’album precedente “Black Celebration” toni più scuri ed introspettivi, che ritroviamo nei testi e nei suoni. “Never Let Me Down Again” è senza dubbio la traccia più riuscita dell’album, e una delle canzoni dei Depeche più belle in assoluto. La canzone si apre con un riff di chitarra campionato con degli effetti per renderlo più duro. La linea di batteria è semplice ed efficace, formata da campionamenti dei Led Zeppelin sorretti da due linee di sequencers. Martin Gore, nel testo, ci parla di un “amico”, unica ancora a cui sorreggersi, l’unico che può farti sentire più forte delle difficoltà: “Sto facendo un giro/ Con il mio migliore amico/ Spero che non mi abbandoni mai più/ Lui sa dove mi sta portando/ Mi sta portando dove voglio andare […] Stiamo volando in alto/ Guardiamo il mondo passarci di fianco/ Non voglio mai [più] tornare giù/ Non voglio più rimettere i piedi per terra […] Non mi abbandonare mai/ Vedi le stelle, brillano luminose/ È tutto a posto stasera…” Il tutto viene colorato da una rete di synth, dall’arrangiamento orchestrale e dai cori, in un crescendo finale che sembra portarci sempre più in alto. Chi sia veramente questo amico è una domanda che Martin Gore ha volutamente lasciato senza risposta. Si è ipotizzato che la canzone sia un inno all’amicizia vera, si è detto che si parla di droga, di un’esperienza sessuale, persino di Dio, o comunque della fede. Quel che è certo è che con “Music for the Masses” i Depeche Mode conquistano anche gli Stati Uniti e si imbarcano nel loro tour mondiale più lungo: 101 date che culminano al Rose Bowl di Pasadena, nei pressi di Los Angeles, il 18 giugno 1988, di fronte ad 80.000 spettatori. I concerti sono chiusi proprio con “Never let me down again”, con Dave Gahan che invita il pubblico ad imitarlo nel gesto di un saluto e poi si ferma estasiato ad osservare il mare di braccia che si agitano. Uno spettacolo che il sottoscritto può dire di aver visto e vissuto, dato che nei concerti il pezzo è sempre tra i più richiesti. Nel 1987-1988 il gruppo è probabilmente all’apice di un successo che dura fino ai giorni nostri, ma che mette i suoi membri a durissima prova: Martin Gore scivola nell’alcolismo, Alan Wilder esce dal gruppo, Andy Fletcher cade in depressione. Quanto a Dave Gahan, in breve viene travolto dallo stress e dai vizi del rock business: diventa dipendente da droghe pesanti, speedball ed eroina, distrugge due matrimoni, sopravvive ad un tentativo di suicidio, un infarto, un’overdose (1996) che lo lascia per tre minuti clinicamente morto. Riesce a disintossicarsi, così come Martin dall’alcool; i Depeche superano le avversità, i litigi interni, persino la concorrenza di band più giovani ma che non hanno altrettanto appeal. Oggi sono tra le 4-5 rock band di maggior successo del pianeta e continuano a riempire stadi e palazzetti. Non hanno ancora rimesso i piedi in terra, vedono ancora il Mondo passargli di fianco. Che sia un Dio, un demone o un amico che li guarda dall’alto, di certo lassù qualcuno li ama…

 

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