La nuda Scienza – di Ferruccio Palazzesi

Blog originale. Divertente, ironico e, cosa ancora più importante, una bella boccata di ossigeno per la Scienza e la sua divulgazione. In questi periodi bui, in certi casi quasi medioevali, trovare idee che cercano di far pensare e ragionare scientificamente le persone fa sempre piacere e tali progetti meritano la pubblicità necessaria. Ecco che con i potenti mezzi telematici messi a disposizione dalla Scienza (internet), decidiamo di metterci in contatto con i gestori della pagina “Tette per la Scienza” (TxS) per capire chi sono, cosa fanno e quale é il loro progetto. Ci risponde Lara, giovane laureata in Archeologia, i primi tre anni, e Scienze Preistoriche, i secondi due, attualmente occupata nel ramo del web marketing.

Chi c’e’ dietro il progetto TxS?
Dietro a questo progetto siamo in due: io e il mio ragazzo, che mi aiuta un po’ con tutto, ma specialmente con la parte dei social, essendo lui laureando in Informatica. Da quando abbiamo iniziato a lavorare alla versione in inglese (Boobs for Science ndr) abbiamo deciso di farci affiancare da una decina di preparatissimi collaboratori che ci aiutano con le traduzioni e con la stesura dei contenuti. Sono tutti giovani che lavorano nel mondo della Ricerca e dell’Istruzione oltre ad un paio di traduttori professionisti.

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Cosa é TxS?
Un blog di informazione scientifica che spazia dal debunking alle curiosità, presentate tramite foto di persone nude o seminude. È nato su Tumblr e solo successivamente, e controvoglia, si è dovuto spostare anche sugli altri social. Questa è una premessa necessaria per comprendere la scelta del formato e l’assoluta mancanza di qualsiasi tipo di volontà di esibizionismo o provocazione. Tumblr è una piattaforma social in cui il nudo, e persino il porno, sono pervasivi.

Come nasce l’idea di questo progetto? Quale e’ il vostro scopo?
L’idea è nata per caso, per una semplice intuizione. L’intenzione di base è sempre stata, nei miei progetti, di promuovere la diffusione del sapere e lavorare per smentire le bufale più diffuse. Unire tutto ciò al nudo è da subito sembrata un’idea originale e divertente, che poteva essere utile per attirare l’attenzione, ma in modo leggero, senza eccessiva progettualità. Come dicevo prima e come ho sempre detto, lo scopo non è mai stato scioccare, ma semplicemente trovare un formato efficace per veicolare concetti. Crediamo di esserci riusciti.

Che reazioni avete ottenuto al vostro progetto?
Le reazioni sono molto buone e i numeri raggiunti da blog, pagina Facebook, profilo Twitter e tutta l’attenzione dei media, anche internazionali, ne sono la prova. Chiaramente c’è stata qualche critica, ma direi abbastanza inconsistente e basata sulla solita idea che il nudo si configuri automaticamente come esibizionismo, cosa che io non trovo neppure negativa di per sé a dirla tutta, o accuse di mercificazione. Quante persone effettivamente leggono e capiscono? Quanti neofiti sviluppano amore per la curiosità e un sano scetticismo e quanti guardano le tette e passano oltre? Alcuni sostengono che la percentuale di persone a cui il messaggio arriva sia irrisoria, il che è possibile e probabilmente vero, ma vale per il nudo quanto per qualsiasi altro tipo di immagine o di formato comunicativo. Notoriamente su Internet lo span di attenzione è molto limitato. Ad ogni modo, per quanto piccolo possa essere il numero di persone che si ferma a leggere, sarà comunque un risultato. Se su 20mila persone anche solo una avrà sviluppato un interesse per una delle tematiche proposte o se una persona avrà cambiato la propria idea su uno dei tanti temi caldi che abbiamo affrontato, sarà comunque stata una vittoria.

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Parliamo un po’ di numeri: quanti accessi avete alle vostre pagine (FB/blog etc)?
Il blog, in entrambe le versioni (italiana e inglese), fa una media di circa 1500 accessi al giorno. Nel periodo in cui c’è stata l’esplosione di notorietà erano molti di più, circa 5mila al giorno, ora naturalmente ci siamo assestati. La pagina Facebook, invece, ha quasi 22mila fan.

Come scegliete i post da pubblicare?
In base a una scaletta predefinita di argomenti che abbiamo valutato fossero interessanti. A volte ci vengono in mente dei post che trattano i temi caldi del momento e che quindi per forza di cose “saltano la coda”. Gli argomenti comunque sono molto vari: ci interessa parlare di tutto ciò che può risultare in qualche modo utile e interessante, dal “factoid” alla più pressante informazione sulla non correlazione tra vaccino e autismo o sugli OGM.

Quale é secondo voi la situazione della scienza e dell’informazione scientifica in Italia?
Da quello che quotidianamente si può vedere c’è un’ampia fascia della popolazione che guarda alla scienza con diffidenza. I dibattiti su sperimentazione animale, vaccini e OGM, tanto per fare degli esempi, mostrano come qualsiasi dato di tipo scientifico venga rifiutato o contestato in base a ideologie, leggende metropolitane, bufale…a volte anche interessate. C’è molta poca logica in tutto ciò e la situazione è abbastanza sconfortante. Vi sono molti professionisti della divulgazione che fanno un ottimo lavoro, ma evidentemente non basta. C’è bisogno di soluzioni radicali e interventi strutturali a livello di istruzione e una presa di coscienza da parte della classe intellettuale italiana, che, mettendosi troppo spesso di traverso rispetto al razionalismo, crea sia danni irreparabili che ostilità nei confronti della Scienza e ai benefici che essa può portare. Secondo me si tratta di un problema sociale e politico a cui prima o poi bisognerà pensare. In caso contrario prevedo un ulteriore peggioramento, con posizioni anti-razionaliste sempre più diffuse.

Secondo voi ci sono discriminazioni donne/uomini anche nella ricerca?
Dipende dal settore: io provengo da una disciplina accademica nella quale le donne sono egualmente se non maggiormente presenti rispetto agli uomini. In altri settori non è così e una certa urgenza di riequilibrio fa sì che certe volte si tenda a stendere il tappeto rosso davanti alle donne, seppur meritevoli, che vogliono fare ricerca. Pregiudizi di fondo, elementi culturali e vari altri fattori fanno però sì che le donne che si iscrivono a determinate facoltà siano molto poche, creando uno squilibrio già dai primi anni di Università che chiaramente determina le percentuali di donne iscritte ai concorsi di dottorato o di ricerca.

Domanda Marzulliana: fatevi una domanda e datevi una risposta.
Domanda: siamo soddisfatti di quanto fatto sinora?
Risposta: Il nostro progetto, per le sue stesse caratteristiche, è destinato a perdere di efficacia e ad annoiare. Ci piacerebbe sfruttare quanto fatto finora per mettere in piedi qualcos’altro, in un futuro prossimo.

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