La recensione di oggi: American Sniper di Clint Eastwood – di Michele iovine

Il giudizio intorno al nuovo film di Clint Eastwood rischia di essere fortemente influenzato dalla posizione nettamente interventista, in merito ai fatti di guerra in Medio Oriente, che il regista americano sostiene ampiamente nel raccontarci la storia di Chris Kyle, il cecchino più letale che l’America abbia mai avuto. Non c’è dubbio che American Sniper sia debordante di patriottismo, però è altresì vero che non possiamo schierarci contro solo perché il nostro punto di vista etico, morale e politico magari non coincide con quello dell’autore. Il film è forte, violento per le immagini che propone, ma anche per il rigore e la determinazione con cui ci viene mostrata la guerra e il principio di distruzione assolutistico del nemico, insito nell’animo e nella mente del protagonista, impersonato da Bradley Cooper. Nel fare questo però Clint, seppure eccede, non cede mai al racconto momenti di totale estraneità con i riferimenti della realtà che ci e lo circonda. Eastwood è un fanatico del mito americano, non se ne vergogna e lo mostra senza titubanza alcuna, ma sotto il riscontro di un’aura di veridicità storica che seppur filtrata da una personale visione dei fatti, lo rende credibile allo stesso tempo. E’ innegabile infatti che in America vi siano persone come Chris ‘La leggenda’, convinti che la guerra e l’uccisione dell’antagonista sia l’unico mezzo per vivere in pace e libertà nel proprio paese e come lui la pensa gran parte della popolazione del nuovo continente. Non rimane allora che scendere (o salire) al livello puramente visivo dell’opera ed è qui che Eastwood sa conquistare anche chi non la pensa come lui. Il film è sostanzialmente diviso dall’alternanza di due storie, quella del protagonista impegnato sul campo di battaglia e quella della sua vita privata a casa con moglie e figli lontano dalla guerra. Il modo in cui queste situazioni sono incastrate tra loro è calibrato perfettamente. Le scene in famiglia dove Chris si scontra con la moglie che non riesce a dialogare con un uomo la cui mente è assente, distante, frastornata e persa nell’incubo della guerra e dei soldati che non è riuscito a salvare, sono intense e drammatiche, ma mai troppo dilatate e disperate; quelle di guerra sono un capolavoro. Non era facile raccontare le scene di guerra se non altro per il rischio d’incappare in una serie di eventi ripetitivi e tutti uguali e invece il vecchio cowboy sa come trovare soluzioni innovative e originali che ci guidano ogni qual volta in situazioni sempre diverse e intensamente emotive, tanto da volere che non finiscano mai. E’ nell’azione della guerra che si mostra tutta la forza della pellicola e Clint ci regala sequenze d’antologia di pura suspence che unite al vivido realismo complessivo della rappresentazione, segnano in maniera più che positiva la riuscita del suo lavoro.

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