“Mining Stars”. La nuova frontiera dell’estrazione mineraria – di Filippo Secciani

Una nuova forma di business sta prendendo popolarità, a cui partecipano sia gli stati nazionali sia, recentemente, le compagnie private. Si tratta dell’estrazione mineraria dagli asteroidi.
La più interessante è senza dubbio la ricerca di terre rare e minerali nello spazio. La più recente di queste missioni è stata il lancio della sonda Hayabusa-2 avvenuto in dicembre da parte dell’agenzia spaziale giapponese, con l’intento di prelevare campioni di asteroide entro il 2020, seguìto del programma Hayabusa terminato nel 2010 dopo una missione durata sette anni e avente lo stesso obiettivo.
Anche quando parliamo di spazio la parola minerale fa rima con Cina. L’agenzia spaziale nazionale sta sviluppando un programma per la raccolta di regolite dal satellite terrestre, contenente Elio-3 utile per la produzione di energia nucleare.1
Ma cosa si vuole estrarre dai corpi celesti? In primo luogo le terre rare utili per la produzione di apparecchi ultra tecnologici, come i superconduttori e magneti; ma si cerca anche platino, carbonio, oro, ferro.2
È in questa categoria che va inserita la missione della sonda spaziale Rosetta dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), la quale trasportava il veicolo d’atterraggio o lander Philae, che aveva tra le altre cose il compito di analizzare la composizione mineralogica della cometa 67P/ChuryumovGerasimenko, per studiare la tipologia di minerali e e di acqua che trasportava.
La NASA nel suo bilancio 2014 ha introdotto la Asteroid Initiative3 una sorta di “guida” per l’estrazione di minerali e metalli nello spazio. L’obiettivo principale dell’agenzia statunitense è quella di reinvestire i minerali estratti nell’esplorazione spaziale.4 Anche la Russia sta alacremente lavorando per inaugurare nel 2016 la prima miniera sulla Luna per estrarre terre rare.
Ci sono infine le compagni private che fiutando l’affare hanno deciso di investire notevoli capitali, come la Deep Space Industries che lancerà una serie di satelliti nel corso del 2015, per la raccolta e l’analisi di asteroidi e soprattutto la loro commercializzazione. DSI punta con determinazione a quella che Mark Sonter, membro del consiglio di amministrazione, chiama “La più grande opportunità per le risorse del XXI secolo”. Secondo stime alcuni di questi asteroidi potrebbero contenere quantità tali da poter garantire il fabbisogno umano per secoli.
Si perché la quantità di asteroidi raggiungibile dalla Terra sono circa novemila la maggior parte dei quali gli imprenditori ritengono possano contenere silicio, nichel e ferro. Un problema che si aprirà riguarda il possesso di queste risorse, in quanto l’ordinamento internazionale vieta la proprietà di corpi presenti nello spazio5, anche se non di rado gli stati hanno affermato come questo principio non si potesse applicare ai privati, che potrebbe dunque aprire una nuova fetta di investimenti. Dunque tutti sembrano volgere lo sguardo al cielo perché la quantità di oro, ferro, platino e così è potenzialmente infinita.
Inoltre data la difficoltà del trasporto sulla Terra dei minerali, in particolare modo a causa del peso, la NASA sta studiando un progetto per l’uso degli asteroidi quale base logistica per l’esplorazione spaziale.
E qui apriamo l’ultimo fronte di interesse. Quello dell’Acqua. L’idrogeno e l’ossigeno costituiscono un elemento fondamentale con cui è composto il combustibile delle “navi spaziali”, il quale potrebbe essere recuperato dagli asteroidi stessi. È questa la missione che i fondatori della Planetary Resources si sono posti per il 2016, con l’invio di sonde per la prospezione entro il prossimo anno.6
Il trasporto dei metalli preziosi fino alla terra è ancora irraggiungibile con la nostra tecnologia e per i costi, mentre sembra essere più abbordabile la possibilità di usare gli asteroidi come scalo per ulteriori viaggi, per cui idrogeno ed ossigeno assumo ulteriore valore. Brad Blair della National Space Society è dubbioso sul fatto che un giorno le risorse degli asteroidi possano competere con quelle terrestri ed il motivo per cui l’estrazione ha senso è perché un giorno la popolazione potrebbe vivere lì dove sono presenti tali risorse.7
In conclusione dunque la corsa alle risorse sembra dilazionarsi molto nel tempo, ma che molto probabilmente attirerà sempre più attori interessati. L’inevitabile esaurimento delle materie prime porterà le nazioni che maggiormente dipendono da esse a trovare differenti fonti di approvvigionamento e tra queste fonti non è da escludersi lo spazio.
Riferimenti

  1. China leads race to the moon
  2. <span style=”font-variant: small-caps”>Ambrose, Reilly, Peters</span>; Energy Resources for Human Settlement in the Solar System and Earth’s Future in Space; American Association of Petroleum Geologists; 2013.
  3. Asteroid Initiative Related Documents
  4.  <span style=”font-variant: small-caps”>Tom McBrien</span>; Asteroid mining could be useful to space travel; The Michigan Daily; 2014.
  5. Il Trattato sui principi che governano le attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico compresa la Luna e gli altri corpi celesti, del 27 gennaio 1967 all’articolo II recita “Lo spazio extra-atmosferico, compresi la luna e gli altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione da parte degli Stati, né sotto pretesa di sovranità, né per utilizzazione od occupazione, né per qualsiasi altro mezzo possibile”.
  6. Tra i finanziatori del progetto compaiono il fondatore di Google Larry Page e l’imprenditore Richard Branson di Virgin.
  7. Gold rush in space? Asteroid miners prepare, but eye water first
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