GLI INTERESSI ITALIANI IN AFRICA: IL MOZAMBICO – di Filippo Secciani

Se chiediamo ad un qualsiasi italiano cosa conosca del Mozambico probabilmente la risposta sarà zero, pur essendo un paese fondamentalmente sconosciuto ha però dei forti legami economici con l’Italia, sviluppatisi a partire dal 1992 a conclusione della guerra civile che da anni si combatteva nel paese. La storia del Mozambico inizia nel 1975 quando si concluse la lotta d’indipendenza combattuta dal Frelimo (Fronte di Liberazione del Mozambico) contro l’esercito portoghese, dopo che un anno prima a Lisbona cadde il regime di Salazar e venne instaurata la democrazia con la Rivoluzione dei Garofani.

Il Mozambico si dichiarò indipendente il 25 giugno 1975. Quale compagine vincitrice ed unica oppositrice al regime portoghese il Frelimo, di estrazione socialista, assunse il potere schierandosi con il blocco orientale sovietico.Per controbilanciare l’egemonia comunista gli Stati Uniti ma soprattutto il Sudafrica, finanziarono la nascita di un partito oppositore di ispirazione conservatrice, il Renamo (Resistenza Nazionale Mozambicana) che da subito – 1981 – intraprese una serie di attacchi per indebolire il governo al tempo guidato dal presidente Samora Machel. secLa guerra civile fu particolarmente dura e sanguinosa finché fu combattuta per procura dai paesi confinanti che avevano degli interessi verso il Mozambico. In primo luogo il Sudafrica che voleva abbattere il governo del Frelimo perché dava aiuto all’Anc e dalla Rodesia in seconda battuta. Quando questi due paesi caddero ed il confronto est-ovest si concluse con la disfatta dell’Urss le violenze diminuirono notevolmente. Il Renamo così perse la maggior parte del sostegno di cui aveva bisogno e lentamente gli attentati diminuirono fino ad arrivare al 1990 quando fu modificata la costituzione, furono messe in atto una serie di privatizzazioni in ambito economico e la cessazione del bipolarismo interno con l’adozione di un sistema a tre partiti. Ma il vero punto di svolta fu raggiunto nel 1992 quando fu firmato l’Accordo Generale di Pace di Roma tra il governo centrale ed il Renamo. L’opera di pacificazione sostenuta dalle Nazioni Unite fu in realtà un’operazione della diplomazia italiana e della comunità di Sant’Egidio.Da questa data in poi i rapporti tra i due paesi si sono intensificati, tanto che il Mozambico diventò una nazione privilegiata per gli aiuti italiani alla cooperazione e allo sviluppo nel lungo periodo e nella politica di sicurezza della regione, nonché unico paese africano destinatario di budget support (cioè i fondi consegnati direttamente ai governi beneficiari degli aiuti internazionali) da parte dello stato italiano.Le elezioni del 2009 rischiarono di gettare le basi per una nuova crisi interna nel momento in cui l’ala intransigente e militare del Renamo accusò di brogli ed intimidazioni il partito del presidente ed occupò Gorongosa dividendo di fatto il paese a metà e dando il via a sporadiche azioni di guerriglia contro il governo di Maputo. Nel corso del 2013 le tensioni tra i due partiti politici si sono acutizzate ed alle elezioni presidenziali dell’ottobre scorso si è confermato vincitore nuovamente il Frelimo, governando così il paese per trent’anni consecutivi.Sebbene gli accordi del 1990 modificassero la costituzione in senso multipartitico la leadership del partito socialista non è mai venuta meno, anzi è stato il partito d’opposizione Renamo ad accusare il colpo, quando la maggior parte delle sue figure di spicco ne presero le distanze e confluirono nel nuovo partito Mdm nato nel 2009 (Movimento Democratico del Mozambico). La situazione interna sembra comunque controllabile soprattutto perché all’interno del Mozambico non si c’è un conflitto etnico o religioso e la criminalità è sotto controllo; nonostante l’età mediamente giovane della popolazione però ancora non ha avuto luogo il ricambio generazionale delle élite politiche e sono numerosi i casi di violenze durante il periodo elettorale. Se il cessate il fuoco firmato il 5 settembre 2014 regge, il paese potrebbe assistere ad una primavera politica spinta dall’economia in pieno sviluppo. Il motore del Mozambico sono le materie prime (alluminio e carbone) e gli idrocarburi, in particolare il gas. Il paese nel frattempo è anche diventato un esportatore di commodities. Per questa ragione è diventato destinatario degli investimenti da parte di imprese occidentali ed asiatiche. L’esportazione di materie prime, petrolio e gas ha favorito la creazione di infrastrutture e la continua scoperta di nuovi giacimenti ha portato il paese ad una crescita annua del 7%, con punte anche del 10% nel corso degli ultimi dieci anni. Le previsioni del Fondo Monetario Internazionale per quest’anno prevedono una crescita dell’8% del pil nazionale. Se il trend è continuo il Mozambico potrebbe ben presto dire stop agli aiuti internazionali.Il legame tra l’Italia e lo stato africano è stato ribadito nel corso del primo incontro tra Renzi, facente funzione di presidente del Semestre Europeo ed il mozambicano Armando Guebuza ad aprile 2014 nel corso del vertice con i rappresentanti dell’Unione Africana. Guebuza sottolineò come tra le due nazioni vi siano “rapporti di amicizia e dialogo”.La presenza italiana in loco è composta da circa novanta imprese per la maggior parte rappresentanti del settore delle costruzioni, dei macchinari, trasporti, servizi ed ingegneria. Questo interesse nazionale per l’economia mozambicana è stato ribadito nel maggio anche dal vice ministro dello Sviluppo Economico Calenda nel corso di un vertice bilaterale.Un settore interessante su cui le aziende italiane stanno puntando è l’agricoltura che corrisponde a circa il 30% del pil del Mozambico; nel corso del Business Forum Italia Africa organizzato da Confindustria nel marzo 2014 le aziende di agribusiness italiane hanno firmato numerosi accordi commerciali. Ma è il settore energetico a fare da guida agli investimenti italiani.La visita del nostro Presidente del Consiglio a luglio (19-21) va inserito all’interno del “Piano Africa” del Ministero degli Esteri e dello Sviluppo Economico per inserire le imprese italiane nel contesto economico espansivo del continente. Il viaggio era volto a riportare l’Italia in Africa, riallacciando scambi economici e commerciali, garantendo un impatto politico che potesse agevolare le nostre aziende altrimenti incapaci di competere con i colossi internazionali, specie cinesi che in Africa si stanno divorando fette di mercato sempre più grandi.Come indicatore dello specifico interesse dell’Italia per questa nazione il governo con il decreto del febbraio di quest’anno sulle missioni all’estero, contrassegnato da un generale segno meno, ha aumentato invece quelle legate al Mozambico. Per quanto riguarda la cooperazione militare si è appena conclusa (1 febbraio) una collaborazione per la lotta alla pirateria somala tra le due marine con lo scopo di ridurre il rischio di attacchi di pirati nel Canale di Mozambico, viadotto strategico vitale quale snodo dei traffici petroliferi e commerciali.Il ruolo più importante nel paese è ricoperto dall’Eni e dalle imprese italiane legate all’energia. È qui che l’azienda creata da Mattei ha fatto la sua più grande scoperta in fatto di gas: un bacino gasiero da 2400 metri cubi. La presenza dell’azienda energetica nel paese inizia nel 2006, ma è con la scoperta fatta a Rovuma che l’azienda italiana in joint venture con l’americana Anadarko ha fatto il colpo. La scoperta di questo giant ha spinto Eni ha fare investimenti per 50 miliardi di dollari per i prossimi sei anni. Questo ritrovamento ha un’importanza vitale per l’Italia perché potrebbe garantire un fabbisogno energetico teorico per i prossimi trent’anni. Per un paese che dipende fortemente dall’importazione di idrocarburi come il nostro, differenziare ulteriormente l’import diventa fondamentale.Il ruolo di questo stato e dell’Africa in generale, nella politica economica nazionale riveste un ruolo di ritrovata importanza. Per un sistema nazione fortemente caratterizzato dalla manifattura e da un sistema di piccole e medie imprese altamente specializzate, un’economia in espansione come quella africana può rappresentare un importante target di investimento.Sebbene vi siano ancora forti tensioni interne tra le due maggiori forze politiche, la “pace perpetua” sembra non essere un miraggio anche perché trattasi di un conflitto non religioso o etnico, come diversamente succede in altre parte dell’Africa, ma politico. Insieme al tasso di crescita continuo del Mozambico che favorisce l’interesse di aziende ad investire nel territorio ed in cui l’Italia sembra avere una leadership consolidata.Il capitolo energetico, alla luce della scoperta del giacimento Mamba Nord, assume un’importanza ancora maggiore. Diversificare provider energetici per l’Italia è vitale dopo che il nostro maggiore fornitore di gas – la Russia – è sottoposto a sanzioni e vicino al punto di rottura con l’occidente ed il nostro secondo maggior fornitore – la Libia – è di fatto un failed state su cui incombe la minaccia dello Stato Islamico.

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