VIVA LE STRADE BIANCHE, VIVA LA NOSTRA TERRA-di Michele Masotti

Una corsa unica al mondo e che pur avendo pochi anni di vita richiama al ciclismo eroico di Binda e Girardengo, di Coppi e Bartali; quando un’Italia contadina vedeva sfilare le carovane terrose dei corridori sulle colline inaridite. Quando il ciclismo era sport nazionale in un dopoguerra di macerie e ci si affacciava sotto casa per acclamare quegli strani campioni di tubolari e polvere.

In questo sta la bellezza romantica di questo sport e di questa corsa epica in particolare, che giunge a Siena: nel riproporre un’atmosfera di memoria e allo stesso tempo di futuro, se per futuro si intende, e così va inteso, la valorizzazione sempre maggiore dell’unicità del nostro territorio.

Chi scrive è un grande appassionato di ciclismo e sente questo evento in modo particolare, perciò ritiene che si potrebbe fare molto di più per celebrare una giornata unica dove campioni di livello mondiale inseriscono ormai Le Strade Bianche come appuntamento fisso del proprio calendario. E’ bello immaginare che tra il fango e la polvere essi ritrovino i fasti dei vecchi corridori che faticarono prima di loro, ritrovino la matassa del filo logoro che preserva questo sport, a volte bistrattato e non sempre innocente.

Non è chiaro cosa sia stato elaborato di preciso in città a livello di promozione e organizzazione, ma annusando un po’ in giro il timore è che anche quest’anno si sia fatto troppo poco. Il tutto a scapito della città stessa. E va detto non solo per gli appassionati che comunque saranno numerosi nei pendii delle Tolfe, tra le mura di Radi, verso le crete sterrate al passaggiodello sciame di borracce e manubri. E su su, assiepati in Santa Caterina, fino all’arrivo incredibile in Piazza del Campo (anche perché la Piazza non contempla mai la normalità). Il tutto difatti dovrebbe interessare anche altri settori che evidentemente hanno tutto da guadagnare da questo evento: in primis il settore turistico, con agganciati la ristorazione e l’alberghiero, giusto per citare le prime sfere economiche che balzano alla mente. Non v’è dunque niente di male nell’effettuare una promozione maggiore anche e soprattutto per un mero introito di danaro.

Basta leggere i dati degli ascolti europei della corsa, dove si toccano punte incredibili in Belgio, in Olanda, in Francia (tutti superiori al 50%, in Belgio si arriva al 66% addirittura). E di fronte a tanto interesse “estero”, pare viceversa esservi qui da noi un riscontro non all’altezza dell’occasione. Addirittura l’anno scorso capitò di leggere sui “social” di cittadini infastiditi dalla mancanza del posto auto o dalla noia delle transenne per le strade: ci sarebbe di che riderne ma forse è meglio soprassedere.

Va rilevato infine come ogni anno aumentino i fuoriclasse de Le Strade Bianche – da ricordare le vittorie del poderoso Cancellara e dei campioni del Mondo Gilbert e di quello in carica Kiatowsky, che proprio sull’ascesa dell’Oca staccò l’altro ragazzo prodigio del ciclismo contemporaneo: lo slovacco Sagan. E poi vi sarà Valverde e il nostro Vincenzo Nibali, che dopol’indimenticato Marco Pantani ha trionfato con la maglia gialla sui Campi Elisi di Parigi nel 2014.

Inoltre la mattina, ed è il primo anno, si terrà la corsa femminile, segno, dicevamo, delfiorire anno dopo anno dell’evento. Un’attenzione di pubblico e protagonisti che cresce dunque esponenzialmente e il tutto, ormai è chiaro, è legato a un’unica cosa, la nostra terra: crete, pietra serena, viali sterrati di cipressi, piccoli borghi di provincia dove uno a uno passano stanchi ed eroici i corridori. Forse a noi senesi tutta la meraviglia di questi luoghi appare solita, normale, eppure niente va dato per scontato, Siena è un patrimonio mondiale e questa kermesse sportiva unica nel suo genere non fa che valorizzarla ulteriormente: ci si aspetterebbe dunque avvenisse anche il contrario.

Sì perché, in conclusione, proprio parlando di territorio, va evidenziato come ciclismo abbia questa particolarità rispetto ad altri sport (forse sarebbe meglio chiamarli ‘giochi’). Mentre nelle diverse competizioni ci si chiude dentro strutture o ambienti ristretti, anonimi, tutti simili, a volte persino ostili; mentre si paga per restare rinchiusi nel vedere ciò che accade, qui avviene l’esatto contrario.

Non chiedono niente i corridori, niente quest’eterna fatica di espiazione e gloria. Il ciclismo passa sotto casa, il ciclismo “gira”, viene lui a trovarti. Diceva qualcuno in modo scherzoso ma a ben vedere denso di poesia:

“E’ un po’ come se ti suonasse il campanello il Milan o la Juve dicendoti: Noi oggi siamo a giocare qui al campino di fronte. Ti va di darci un occhio, ti va di fare il tifo per noi?”.

Dunque facciamo di questa corsa la nostra corsa sportiva, la corsa di un’intera terra che in essa e solo in essa conserva Storia, bellezza e potenzialmente nutre la propria rinascita.

Viva le Strade Bianche!

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