iran saudi

OLTRE LO YEMEN – IL CONFRONTO TRA IRAN ED ARABIA SAUDITA – di Filippo Secciani

La crisi che sta avvenendo in questi giorni in Yemen, seppur localizzata geograficamente va inquadrata all’interno di un contesto ben più ampio. I ribelli sciiti Houti, in guerra contro lo stato centrale da dieci anni, controllano già la parte nord orientale dello Yemen, quella confinante con l’Arabia Saudita e si sono spinti fino ad occupare la capitale Sana’a e l’aeroporto di Aden, potendo contare su un elevato numero di combattenti: in Yemen sono più di venti milioni gli sciiti ed il movimento Houti che si erge a loro difensore ha tra le sue fila circa centomila potenziali combattenti. Il golfo di Aden è punto nevralgico per l’intero traffico energetico e commerciale marittimo mondiale, per cui è un punto sensibile che nessuno vuole rischiare di perdere. A muovere le fila sono però l’Iran sostenitore dei ribelli per comunanza religiosa (sebbene differenti sotto certi punti di vista) e l’Arabia Saudita, garante del governo legittimo. I due paesi approfittando della cronica debolezza ed instabilità politica del paese proseguono il loro confronto per l’egemonia regionale. Confronto religioso o politico? Nonostante la stessa appartenenza religiosa tra l’Iran ed i ribelli sciiti da un lato ed il sunnismo saudita, la guerra combattuta per procura tra i due giganti deve rientrare all’interno della lotta per il potere tra Teheran e Ryad. Gli schieramenti che si sono formati negli ultimi giorni vedono al fianco dell’Arabia Saudita, gli altri membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo come Qatar, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Bahrein. Insieme ad Egitto (già coinvolto in una guerra contro lo Yemen con Nasser fino alla fine degli anni sessanta), Giordania, Marocco e Sudan. Il Pakistan all’inizio favorevole ad inviare truppe ha in seguito fatto marcia indietro, per poi cambiare nuovamente idea e sostenere la coalizione. Il caso del Bahrein è abbastanza interessante: la maggioranza della popolazione è sciita, mentre la classe regnante è sunnita e molto vicina ai sauditi. Durante le primavere arabe del 2011, Muscat fu al centro della lotta di potere tra i sauditi e gli iraniani. Alla fine la spuntarono i primi e lo Stato delle Perle è rimasto sotto la sfera d’influenza dei Saud. Al fianco dell’Iran si è schierato Hezbollah ed i governi sciiti di Iraq e Siria. La Turchia proseguendo la sua politica di influenza nella regione, spera in un generale indebolimento dei due competitor con la speranza che il confronto si impantani e per questo motivo è favorevole ad intervenire militarmente in Yemen. Per adesso l’iniziativa della coalizione è in stallo in attesa di una legittimazione che solo le Nazioni Unite possono garantire, anche se notizie delle ultime ore indicano l’invio di truppe di terra nel territorio yemenita. yemen.map02L’Arabia Saudita ha fretta, teme infatti che le piccole differenze che caratterizzano il mondo sciita possano venire superate e si venga a creare un fronte comune che in quel caso minaccerebbe realmente la supremazia saudita nella regione. Altro fattore da considerare è la firma degli accordi sul nucleare iraniano che hanno segnato un netto cambio di rotta per la politica statunitense, volta ad una pacificazione della regione ed un allontanamento dalle istanze di Ryad e Gerusalemme. Qui si inserisce anche il prezzo del greggio che segnerà un’inevitabile flessione con l’immissione del petrolio iraniano fino ad ora sottoposto a regime sanzionatorio da parte della comunità internazionale. In questa generale situazione di crisi va presa in considerazione l’azione di un altro attore regionale fondamentale, Israele. Accusando l’Iran di essere il nemico numero uno Netanyahu ha ben definito le priorità di Tel Aviv: avvicinamento con i sauditi per il contenimento della politica espansionista di Rouhani. Gli Stati Uniti hanno perso molta della loro legittimità nei confronti della popolazione araba dopo l’apertura al nucleare iraniano e la coalizione araba è chiaramente opposta alla politica di apertura verso l’Iran; ma gli Stati Uniti stanno spostando il loro asse di interesse sempre più verso il Pacifico (Asia Pivot) e con la politica di contenimento verso la Russia, inoltre attraverso lo shale Washington si avvia a diventare paese esportare di petrolio e soprattutto indipendente dal punto di vista energetico. Quello a cui assisteremo è dunque un confronto per la governance regionale medio orientale tra Arabia Saudita ed Iran, spesso mascherato da conflitto intrareligioso, ma che realmente altro non è che una latente guerra per procura ed in cui le paure e gli interessi degli altri players potrebbero gettare il Medio Oriente in un caos ancora più profonda e da cui uscire potrebbe diventare veramente difficile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...