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IL MUSEO DEL PALIO: DOVE, COME E PERCHÉ (SÌ) – di Laerte Mulinacci

Ormai è diventato un tormentone a cui siamo abituati, una di quelle notizie che occupano la prima pagina dei quotidiani locali ma senza destare particolare scalpore. Mi riferisco, ovviamente, al Museo del Palio. L’idea di realizzare un percorso museale dedicato alla Festa risale già alla giunta Cenni la quale investì molto non solo in termini economici ma anche in quanto ad impegno politico: per esempio, nel 2006 venne inaugurata la sala delle bandiere provenienti dal Museo Stibbert di Firenze (l’esposizione permanente si trova ancora oggi all’interno delle sale del Santa Maria della Scala). Il Comune di Siena si impegnò a restaurale e a esporle attraverso un accordo rinnovabile a cadenza decennale: indubbiamente si trattò delle più antiche bandiere esistenti delle contrade di Siena. Non è quindi da mettere in dubbio il loro oggettivo valore storico, anche se si tratta della testimonianza evidente del tipo di museo che la giunta aveva in mente; non un dato oggettivo, comunque, ma bensì un criterio, un indirizzo, una concezione. Questi aspetti però non sono parametri oggettivi ma stilistici e, se vogliamo, opinabili. Quale dunque la questione fondamentale che verte intorno al Museo del Palio? Non giustificare la sua esistenza ma bensì discuterne sul progetto e sui contenuti di cui questo museo si deve dotare. Quale lo scopo? A chi è rivolto? Quale il messaggio che vogliamo comunicare? L’esistenza di un museo dedicato al Palio è ampiamente giustificabile ma non deve essere concepito quale una collezione di oggettistica paliesca, anche se di indubbio valore come le bandiere dello Stibbert: perché per questo ci sono già ben 17 musei i quali custodiscono, gelosamente, i beni più singolari, preziosi e sui generis della vita contradaiola e paliesca. Il museo del Palio non potrà mai dotarsi di una propria collezione: economicamente parlando si rasenta l’impossibile. Se invece pensiamo di poter convincere le singole contrade a prestare i propri oggetti per esporli in un complesso esterno allora più che di impossibile è lecito parlare di utopia. Il Museo del Palio deve essere invece quello che dice il suo stesso nome: deve raccontare del perché il Palio è di Siena e perché costituisce un’anomalia impossibile da replicare; deve narrare delle compagnie militare, delle bufalate, del Palio alla Lunga, dei confini di Violante, della nascita delle Società di Mutuo Soccorso, della composizione del Corteo Storico e 1001 altre idee che vi possono coerentemente essere allocate. Deve illustrare l’evoluzione della nostra tradizione, i suoi meccanismi, ci deve fornire un quadro complessivo, dall’alto, della nostra Festa. Potrebbe anche, volendo, spiegare il funzionamento della mossa, delle estrazioni e della tratta. Un Museo quindi complementare e non concorrenziale alle strutture delle contrade. Tra queste due entità, ovviamente, ci dovrà essere una collaborazione attiva al fine di promuovere la visita di un museo di contrada, il quale costituisce il passo successivo al nostro percorso ipotetico. Un museo quindi incentrato più sui contenuti che sulle opere esposte, che rappresenterebbero solo le didascalie esplicative. Un percorso del genere è anche economicamente fattibile e tutto sommato abbastanza semplice da realizzar:, basta incaricare le persone giuste (e ce ne sono a bizzeffe!). Dove? Qui si cita un altro tormentone cittadino: si è ipotizzato subito di sfruttare gli spazi vuoti del Santa Maria della Scala, perché dopotutto l’ospedale vecchio è un contenitore che non aspetta solo che di essere riempito….. Nonostante questa opzione più volte ventilata è indicativo sottolineare che durante gli Stati Generali della Cultura (a cui il sottoscritto era presente proprio al tavolo di lavoro dedicato ai Musei), non si è discusso di Museo del Palio tantomeno di situarlo presso il Santa Maria. Quello che è emerso anzi è che per restituire la giusta dignità alla struttura essa deve avvalersi di una sua linea gestionale indipendente e che affermi la propria identità. Non più quindi uno scaffale dove buttare qua e là roba a casaccio. Non sto dicendo che sarebbe uno scempio il Museo del Palio in Piazza del Duomo, dopotutto ci sono di già le bandiere ed alcuni video che sembrano costituire quasi un museo della Festa ufficioso e non ufficiale; tuttavia forse sarebbe più opportuno sfruttare i Magazzini del Sale andando così a potenziare l’offerta del Museo Civico. Inoltre il Palazzo Pubblico e la Piazza sono davvero la location ideale , talmente perfetta da farci sembrare il Santa Maria della Scala quasi fuori luogo.

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