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TUTTO PIERLUIGI SACCO: CAPITALI EUROPEE, STATI GENERALI, ESPOSIZIONI UNIVERSALI E MOLTO ALTRO – di Fausto Jannaccone

Ormai qualche mese è passato da quei fatidici giorni di metà Ottobre, quando svanì il sogno e si concluse il percorso della candidatura senese a Capitale Europea della Cultura. Il ferro è oramai freddo, ed il vento si è almeno in parte placato. Per questo siamo andati a bussare, con qualche domanda, alla porta del Professor Pierluigi Sacco, direttore del progetto e vero Deus ex machina del fermento culturale che ha animato la città negli ultimi anni.

Partiamo dalla fine: il 16 Ottobre dello scorso anno a Roma viene svelato il verdetto finale della corsa per diventare Capitale Europea della Cultura: a spuntarla è il progetto Matera 2019. La città lucana dei Sassi e del “Vangelo secondo Matteo” di Pasolini è capace di convogliare sette dei 13 voti disponibili. Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena devo accontentarsi di spartirsi i restanti 6, non è dato sapere in quale misura.
COSA È SUCCESSO?

Quel che è successo non è né sarà mai di dominio pubblico. Sapevamo che sarebbe stata molto difficile, e quale fosse l’orientamento della politica e dei media è facile dedurlo anche soltanto dalle dichiarazioni pubbliche di molti protagonisti politici di spicco della scena nazionale, e dal tempo e dall’attenzione dedicati dai canali nazionali alle varie candidate. In molte competizioni precedenti tuttavia, la vincitrice predestinata è uscita sconfitta dalla votazione. Da noi non è andata così. Ognuno è libero di trarne le conclusioni che vuole e di pensarla come vuole, fare polemiche a questo punto è sterile e controproducente. Personalmente, questa esperienza mi ha convinto che l’Italia non sia pronta per progetti culturali innovativi, e probabilmente non lo sarà ancora per qualche tempo a venire. A partire da quest’anno ho concentrato gran parte della mia attività su progetti in altri paesi europei. Sono comunque convinto che alcuni degli aspetti più significativi e innovativi del progetto senese possano essere realizzati, e questa convinzione è condivisa dal Comune e dalla Regione Toscana, con la quale stiamo lavorando per finalizzare l’accordo di programma che assicurerà le risorse, provenienti dalla programmazione dei fondi strutturali europei, per far sì che ciò accada. Credo che la scena culturale senese abbia tutto il potenziale per trovare un suo spazio in Europa e costruire sul lavoro fatto nel percorso di candidatura. E’ significativo inoltre che realtà europee come Mons 2015, una delle due Capitali Europee della Cultura di quest’anno, abbiano scelto Siena come partner italiano in progetti di punta che svilupperanno nei prossimi anni come Café Europa.

Le vicende che lo hanno visto protagonista negli ultimi anni, le hanno offerto la possibilità di un’esperienza particolare quanto provante: ovvero avere l’occasione -come la necessità- di doversi confrontare con la città e la sua capacità di offerta ed al contempo di respinta.
Per questo adesso vorrei chiederle
CHI È SIENA ?

Siena non è una città come le altre. Penso di poterlo dire, dopo aver vissuto e lavorato in tanti contesti diversi, in Italia come all’estero. Siena ha un’energia straordinaria, ma ha allo stesso tempo una necessità di rivolgerla verso uno scopo costruttivo, perché se non lo fa, punta quell’energia verso se stessa e finisce per farsi del male da sola. E’ una città che in questi anni ha dovuto affrontare tante, troppe prove e ora fa fatica ad elaborare tutto quel che è successo. E’ una città che come poche altre ha sentito sulla propria pelle il peso delle logiche perverse che hanno dominato e in gran parte dominano ancora l’Italia di questi anni e la stanno trasformando da paese del G7 a nazione marginale. Ma Siena non deve farsi schiacciare dalle tante ingiustizie che ha subito. Ho sempre detto che, se avessimo vinto il titolo, mi sarebbe piaciuto venire a vivere e a lavorare stabilmente a Siena, ed è un progetto che non abbandono, tutt’altro. Se potrò dare un piccolo contributo al futuro di questa città, vorrei farlo da cittadino – non da senese, che non sono, ma da cittadino. E’ una città in cui sono nate tante amicizie e in cui ho vissuto momenti straordinari, che ricorderò sempre. Sono ancora convinto che Siena abbia tutte le possibilità per iniziare un ciclo nuovo. La cosa importante è, come dicevo, canalizzare le energie in una direzione in cui si costruisca piuttosto che distruggere.

Vestendo i panni dell’avvocato del diavolo le riporto un’impressione relativa sempre all’esperienza della candidatura: a volte è sembrato che fosse un evento che la città ospitava al suo interno ma nel quale non era veramente coinvolta direttamente; come quando si versa dell’olio in un bicchiere d’acqua le due realtà per quanto tangenti sembravano non riuscire a compenetrarsi. Innanzitutto le chiedo quanto possa esser vero. Quindi, qualora lo fosse, quanto è dovuto all’atavica diffidenza dei senesi e quanto all’eventuale incapacità di comunicazione e coinvolgimento del progetto?

Il tema della partecipazione in progetti di questo tipo è molto più complesso di quanto si tenda a pensare. Praticamente in tutte le Capitali Europee della Cultura, anche quelle di maggior successo, la partecipazione diventa visibile lentamente e con fatica. Per fare un esempio recente, a poche settimane dall’apertura del programma di Mons, una delle due Capitali di quest’anno che tra l’altro sta avendo un notevole successo anche tra la popolazione residente, un giornalista del Guardian aveva fatto interviste ai cittadini in giro per la città ricavandone un quadro apparentemente desolante: pochi esprimevano interesse e praticamente nessuno si sentiva coinvolto. Eppure all’inaugurazione tutta la città si è riversata in strada fino a tarda notte e c’è stato un successo senza precedenti, che prosegue tuttora, con una partecipazione ampia ed entusiasta, come ho potuto verificare di persona qualche settimana fa. E questo è un esempio relativo ad una città che era molto più avanti di noi nel percorso di partecipazione, avendoci potuto lavorare per ben 4 anni dopo la designazione. Come dicevo, si tratta di un esempio del tutto rappresentativo. In realtà, alla luce delle difficoltà che Siena aveva attraversato ed attraversa tuttora, la partecipazione all’interno del percorso di candidatura è stata molto significativa, e certamente non inferiore a quella delle altre città candidate italiane. Non a caso, quando a Bruxelles, presso il Bozar, dove era ancora aperta la mostra sulla pittura senese, è stato organizzato un seminario sui modelli più efficaci di partecipazione nella competizione italiana per la Capitale Europea della Cultura, Siena è stata tra le città invitate, e non tutte le finaliste lo sono state. Quanto alla presenza sui social, Siena è stata di gran lunga la città finalista con il maggiore seguito su Facebook, e con livelli di interazione e di coinvolgimento giornalieri notevolmente superiori a quelli di tutte le altre.

Ciò detto, ho comunque due rimpianti. Il primo è che sono abbastanza sicuro che, se avessimo vinto il titolo e avessimo quindi avuto anni di tempo per far crescere ulteriormente i processi di partecipazione, Siena sarebbe stata in grado di ottenere risultati importanti in questo senso, perché sappiamo tutti di quale passione e intensità sono capaci i senesi quando vogliono. E l’entusiasmo per una vittoria, in un progetto su ci si era lavorato duramente, e dopo le tante delusioni e frustrazioni che si erano abbattute sulla città, sarebbe stata la miccia giusta. Il secondo è che la necessità tattica di non pubblicare il bidbook fino all’ultimo per non dare un vantaggio ulteriore a coloro che già ne avevano tanti (e che si sono dimostrati pronti a cogliere e adattare le nostre idee ogni volta che ne hanno avuto l’occasione durante la competizione), pur avendo un senso, ha poi giocato negativamente dopo la decisione, ed è una cosa che tornando indietro non rifarei, anche sapendo di diminuire le chances di vittoria. A questo proposito va comunque notato che il bidbook non è uno strumento promozionale o un testo divulgativo, ma un documento molto tecnico che si rivolge non ai cittadini ma alla giuria, e che quindi ha delle regole e delle convenzioni stilistiche che dal di fuori possono sembrare strane o incomprensibili, ma che risponde in realtà a criteri molto precisi. Ed effettivamente se c’è una contraddizione nelle regole della candidatura è proprio questa: sottolineare il valore della partecipazione dei cittadini, ma chiedere poi alla città di produrre un documento tecnico che non è fatto per loro ma per una giuria che ha interessi e sensibilità completamente diversi, ponendo limiti strettissimi sul numero di pagine (al contrario di quel che si è consentito di fatto negli anni precedenti al nostro, con bidbook di centinaia di pagine ricchi di fotografie e di immagini suggestive, che davano la giusta soddisfazione e visibilità a tutti coloro che avevano contribuito al progetto). Il valore tecnico del nostro bidbook comunque lo difendo con convinzione e lo difenderò sempre, sia perché conosco bene l’ambiente della giuria europea e le mentalità in essa rappresentate, sia perché so che il nostro bidbook viene tuttora studiato con molta attenzione dalle città candidate per i prossimi turni della competizione, ed è una cosa che posso dire per esperienza diretta. Non è stato certo il bidbook l’elemento che ha fatto pendere la bilancia a nostro sfavore, tutt’altro.

Un’ultima domanda prima di spostarci da Siena: agli Stati Generali cui lei stesso ha inviato, tramite l’Assessore Vedovelli, un messaggio benaugurante hanno preso parte tantissime realtà più o meno “culturali” della città; l’impressione che personalmente ho avuto è quella di un coloratissimo caleidoscopico mosaico che però ancora sfugge ad un’idea comunitaria, intendo relativamente a pianificazione, partecipazione e gestione della vita culturale. Molte idee, tante esigenze, ma per lo più estranee al concetto di “bene comune”. Ha avuto un confronto successivo all’evento con lo stesso Prof. Vedovelli? La sua e quindi la vostra valutazione sul percorso che aspetta alla città sia per quanto concerne la Capitale Italiana della Cultura dell’anno in corso, che quindi oltre?

Un progetto davvero comune si costruisce nel tempo, e richiede uno sforzo notevole e prolungato. Lo scopo degli Stati Generali era quello di creare un momento che permettesse alla città di ripartire e di tornare a ragionare su una progettualità culturale dopo aver assorbito la delusione del mancato titolo di Capitale Europea. In questo senso secondo me è stata una giornata utile, su cui occorre naturalmente ora costruire, nel modo più concreto e rapido possibile. Credo che ci saranno presto occasioni di confronto su questo tema con l’Assessore Vedovelli. La Capitale Italiana della Cultura va considerata in una prospettiva del tutto diversa, come è ovvio, dal titolo europeo, sia perché si tratta di un progetto con un orizzonte di pianificazione brevissimo, per il quale le risorse arriveranno ad anno ormai inoltrato, sia perché si tratta più che altro di un programma di eventi che non hanno né possono avere l’ambizione di incidere sulle dinamiche di sviluppo di lungo termine della città e del territorio. E’ comunque un’occasione da cogliere, ma la vera partita si giocherà sui progetti strutturali legati alla definizione dell’accordo di programma con la Regione. Quando quel traguardo sarà raggiunto diventerà possibile fare un ragionamento preciso e a ragion veduta sul lungo termine. I contenuti dell’accordo sono comunque già chiari: i temi del patrimonio digitale, dell’imprenditoria creativa e del rapporto cultura-salute sono quelli che interessano alla Regione e che riprendono alcuni dei temi principali del dossier senese. Ulteriori fronti si potranno aprire, su altri canali di programmazione (penso soprattutto al Fondo Sociale Europeo) per quanto riguarda i temi dell’accessibilità, così come ci sono buone chances di recuperare la progettualità sul sistema delle valli verdi urbane su ulteriori linee di possibile finanziamento.

Come promesso per concludere vorrei spostarmi “extra moenia” e rivolgere lo sguardo a nord, verso quello che sarà il luogo caldo di questa estate, Milano; mancano ormai poco più di due settimane al via del famigerato, agognato, temuto EXPO. Nel bene e nel male è destinato molto probabilmente a diventare un terminus post quem.
QUANTO SARÀ PROFONDO IL SEGNO CHE LASCERÀ?

Spero proprio di sbagliarmi, ma credo che l’Expo disattenderà molti degli obiettivi che si prefiggeva, assieme alle conseguenti, iper ottimistiche aspettative. Sono stati commessi troppi errori sia dal punto di vista della pianificazione che della realizzazione, e sono emersi tutti i limiti attuali del nostro paese nel sostenere l’urto e la complessità di un evento di queste dimensioni. C’è da sperare soltanto che, invece di volerlo trasformare a tutti i costi in un successo con operazioni di pura comunicazione a posteriori (e comunque rispetto a quella attuale anche qui ci vorrebbe un forte salto di qualità), si proverà ad imparare dagli errori e ad uscire una volta per tutte da questa logica dei miracoli all’ultimo minuto. Anche perché non mancano esempi recenti di come questi ‘miracoli’ nascondano spesso enormi problematiche legate all’accantonamento di ogni standard di trasparenza ed efficienza, con i conseguenti strascichi che minano ancora di più la fiducia dell’opinione pubblica nelle nostre istituzioni.

Per chiudere c’è qualcos’altro che vorrebbe aggiungere, dire ai nostri lettori senesi e non?

Vorrei dire a tutti i senesi che se anche la situazione è difficile, non bisogna scoraggiarsi. Siena può avviare un nuovo ciclo di sviluppo nonostante tutto. Dall’Europa e’ arrivata una delusione, ma l’Europa e’ una realtà composita, con molte facce diverse, e se una di queste per determinate ragioni ci ha detto di no, tante altre possono dirci di si. Siena può farcela soprattutto se saprà cogliere le grandi opportunità, di tanti tipi, che esistono in chiave europea ed internazionale valorizzando le sue caratteristiche e le sue tante competenze. La città sta già producendo idee interessanti in questa direzione, bisogna dargli spazio e sostenerle e coltivare una vera politica delle eccellenze. Posso dire con cognizione di causa che in Europa ci sono molti occhi significativamente puntati su Siena in questo momento. Sta a noi cogliere le occasioni, e in parte crearle.

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