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LA RECENSIONE DI OGGI: FURY di David Ayer – Di Michele Iovine

Fury sarebbe dovuto uscire in Italia a fine Gennaio, ma a causa del fallimento della Moviemax, la casa di distribuzione che doveva collocarlo nei cinema di tutta Italia, la sua uscita è stata posticipata al 3 Giugno 2015, distribuito dalla Lucky Red. Mettendo da parte l’aspetto marketing, parliamo del prodotto in quanto tale. A fine visione mi è venuta subito una considerazione da fare: penso che possiamo affermare con certezza che Brad Pitt sia il migliore attore di un’intera generazione che ha caratterizzato e dominato il mercato cinematografico negli anni a cavallo tra i ’90 e il 2000. Accostandolo ad attori come Tom Cruise, Johnny Deep e tanti altri, notiamo che mentre questi stanno vivendo una parabola discendente a causa di scelte professionali sbagliate e più virate verso un cinema commerciale che sì, magari incassa, ma perde notevolmente in qualità. Brad Pitt sceglie con cura i propri progetti, spesso se li produce anche e raramente sbaglia. Con “Fury” siamo di fronte ad un film di guerra puro, raccontato dal punto di vista di un gruppo di soldati alla guida di un carro armato che ha il compito di ripulire dai nemici il passaggio per l’esercito alleato che sta marciando in Europa verso Berlino. Le scene di combattimento sono esaltanti, girate con grande efficacia, tensione e spettacolarità, una spettacolarità che per fortuna non eccede mai tanto da diventare fine a se stessa. Non è infatti la guerra come esaltazione della battaglia a tendere il filo conduttore narrativo del film, quanto piuttosto l’aspetto umano e morale di coloro che la interpretano. Il regista mette in evidenza la sofferenza e la paura degli uomini in maniera davvero pregnante riuscendo così nell’operazione più delicata e importante per il successo di una pellicola, ovvero l’immedesimazione con i protagonisti da parte degli spettatori. Si fondono perfettamente due livelli, quello spettacolare e quello emotivo-empatico ed è sicuramente in quest’ultimo frangente che emerge tutta la bravura di un Pitt che ci regala un’interpretazione davvero intensa, forte e struggente, dura e malinconica al tempo stesso. Crudeltà e sofferenza, azione e adrenalina si fondono poi tutte insieme nella bellissima scena finale che se può risultare un po’ scontata e semplicistica, tra le varie scelte narrative che si potevano effettuare per concludere la storia, ha dalla sua sicuramente il fatto di essere girata con grande stile ed efficacia come del resto lo è tutto il film.

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