festival venezia 72

Venezia 72 – di Michele Iovine

Si è concluso sabato 11 Settembre il 72° Festival di Venezia con un verdetto che farà probabilmente discutere a lungo. Sì, perché il film vincitore Desde allà, del regista venezuelano Lorenzo Vigas, al suo primo lungometraggio, non era certo tra i papabili per la vittoria finale. Ma il bello dei festival è anche questo, l’imprevedibilità delle giurie. Un film, quello sudamericano che racconta una storia forte, di sesso e di amore estremo tra un ragazzo di strada e un uomo di mezz’età, che vive in completa solitudine e prova piacere di fronte ai giovani che si spogliano davanti a lui. Una narrazione minimale, semplice che a tratti convince, ma che lascia anche attoniti e disorientati, così come spiazzante è stato il momento in cui il presidente di giuria Alfonso Cuaròn lo ha decretato vincitore.   Guardare (sperando che trovi una distribuzione in Italia) per giudicare.
Il Leone d’argento per la miglior regia va invece al film argentino El Clan e quindi al suo direttore Pablo Trapero di cui parleremo più avanti, che fin da subito aveva conquistato il pubblico del Lido nella sua totalità.
Così come aveva conquistato in molti il cartone in stop-motion Anomalisa di Charlie Kaufman (sceneggiatore di Essere John Malkovich e Se mi lasci ti cancello) e Duke Johnson che narra in maniera adulta e matura una storia d’amore bizzarra e particolare, aggiudicandosi così il Gran Premio della Giuria.
Premiato anche il buon film francese L’hermine – L’ermellino per la sceneggiatura e per il suo interprete, quel Fabrice Luchini che si conferma uno dei migliori attori transalpini presenti sulle scena da molti anni a questa parte.
Premio Speciale della Giuria invece per Abluka – Follia, il contrastante film turco che ha diviso nettamente pubblico e critica.
Infine da segnalare la Coppa Volpi come miglior attrice per la nostra Valeria Golino nel film Per amor vostro di Gaudino, unico premio vinto dall’Italia.

LA MIA TOP 5

  • SPOTLIGHT

    di Thomas McCarthy (Fuori concorso). Il film ci racconta l’inchiesta giornalistica del Boston Globe che sconvolse nel 2002 il mondo della Chiesa, rivelando gli abusi sessuali da parte di numerosi preti di Boston e la copertura da parte della Chiesa stessa di tale scandalo. Grandi interpreti (Mark Ruffalo, Michael Keaton, Stanley Tucci e Rachel Mc Adams) per una pellicola che si va ad inserire tra le migliori mai realizzate all’interno del filone giornalistico. Una regia che sta sempre sul ‘pezzo’ senza mai divagare troppo sull’aspetto emotivo e doloroso delle vittime e che si concentra invece maggiormente sulle dinamiche investigative che hanno portato alla scoperta del caso. Il film più bello della rassegna.

  • RABIN, THE LAST DAY

    di Amos Gitai (Concorso). Imponente film del regista israeliano che ricostruisce l’assassinio del primo ministro israeliano Rabin e tutti gli avvicendamenti che si susseguirono. Gitai scava in profondità la vicenda, esplora ogni meandro degli eventi che accaddero in seguito, portando alla luce una sottocultura di sconvolgente odio e fanatismo. Dai rabbini estremisti che invocavano la morte del proprio primo ministro attraverso una sorta di maledizione, alla commissione d’inchiesta che si aprì dopo l’attentato, alla figura stessa dell’attentatore, alla classe politica di destra che in precedenza aveva attaccato duramente lo stesso Rabin (in seguito agli accordi di Oslo), innescando una profonda campagna di odio nei suoi confronti. Politicamente pesantissimo, il film più importante della Mostra.

  • EL CLAN

    di Pablo Trapero (Concorso). Altro film di matrice politica dove però prevale maggiormente l’aspetto di finzione e quello narrativo. L’ultimo periodo della dittatura argentine, negli anni ’80, fa da sfondo (ma in realtà la denuncia è forte anche se meno esplicita rispetto al film di Gitai) alle vicende di una numerosa famiglia di Buenos Aires, il cui capofamiglia, insieme all’aiuto dei figli, si rende responsabile di numerosi rapimenti e uccisioni di persone, appartenenti alle classi più agiate della città, riuscendo a riscuotere riscatti molto remunerosi. Film strabiliante per la sua brillantezza e dinamicità, crudo, ma paradossalmente è il tono della commedia e anche in parte del grottesco a prevelare nei confronti di quello drammatico. Tratto da una storia vera.

  • DE PALMA di Noah Baumbach e Jake Paltrow (Fuori Concorso) . Un’intervista ad uno dei registi più importanti e influenti della New Hollywood che racconta la sua filmografia anno per anno, film dopo film. Il regista di capolavori come Gli intoccabili, Carlito’s way, Vestito per uccidere e Scarface” ci svela ogni retroscena, ogni dettaglio delle sue opere, tutti i registi che lo hanno influenzato (Hitchcock in primis), gli attori con cui ha lavorato. Brian De Palma è un libro aperto, autocritico, ironico e sincero come i più grandi sanno essere. Frase cult: “Nessuno, dopo di noi, ha saputo ripetere quello che abbiamo fatto io, Steven (Spielberg), Martin (Scorsese), Francis( Ford Coppola) e George (Lucas) in quegli anni.”

  • KRIGEN (A WAR) di Tobias Lindholm (Concorso sez. Orizzonti). Durante un’incursione in un villaggio dell’Afghanistan, un plotone dell’esercito danese viene attaccato dai talebani. Il comandante, per salvare la propria squadra, ordina alle forze aeree di attaccare una zona da cui presume stia attaccando il nemico. Il risultato sarà l’uccisione di molti civili innocenti. Ne segue un processo in cui il comandante sarà il principale imputato. A metà tra il film di guerra e il legal-movie, la pellicola affronta benissimo entrambi i generi. E’ un film sulle conseguenze dirette e indirette della guerra. Su coloro che la guerra la combattono e sono chiamati a decisioni difficili e imprevedibili, sui familiari dei soldati che il conflitto lo vivono da lontano e soffrono in silenzio. Intenso.

LE DELUSIONI

  • EVEREST di Baltasar Kormákur (Fuori Concorso). Il Film di apertura che vanta un cast tutto hollywoodiano, racconta la tragica spedizione del 1996 sul monte più alto del mondo, dove persero la vita 9 persone. Un film che dovrebbe essere spettacolare e avvincente risulta invece sorprendentemente piatto senza mai un cambio di ritmo, nemmeno nelle scene più estreme. Regia totalmente assente, 3D inutile.

  • IL CINEMA ITALIANO. Si salva ben poco delle pellicole nostrane. Il più atteso, Marco Bellocchio con il suo Sangue del suo sangue, dimostra ancora un’ulteriore involuzione artistica dopo il già precedente e deludente Bella addormentata. Una storia che si divide fra due epoche, una passata e una contemporanea che si legano male insieme e il risultato finale è sconclusionato e confuso. A bigger splash di Luca Guadagnino che vanta un cast di alto livello (Ralph Finnes, Tilda Swinton) rovina tutto nella parte finale sconfinando nel ridicolo e nella solita macchietta italiana. Viva la sposa di Ascanio Celestini…soprassediamo per pietà, Per amor vostro di Gaudino con Valeria Golino e Adriano Giannini è un film barocco, estremamente visionario e fuori dagli schemi classici della narrazione. O si ama tanto o si odia moltissimo. Da salvare invece il buon esordio di Piero Messina che con il suo film L’attesa ci regala un’opera eccellente dal punto di vista stilistico, un po’ meno invece sul piano narrativo.

SI POTEVA FARE DI PIU’

  • BLACK MASS di Scott Cooper (Fuori Concorso). Era il film con la star più attesa, quel Johnny Depp che dopo molti film ‘leggeri’ e commerciali e anche qualitativamente scarsi, tornava ad interpretare un ruolo più serio e carismatico. Il film segue le vicende del criminale Jimmy Bulger passo dopo passo, omicidio dopo omicidio, in una south Boston corrotta e violenta. Il film nel complesso tiene un buon ritmo e molte sequenze sono cariche della giusta tensione anche se forse un po’ troppo didascaliche. La sensazione che si ha alla fine però è quella di una mancanza. La mancanza di una scena madre, di un episodio che renda questa pellicola memorabile e indimenticabile. Man mano che infatti ci si avvicina al finale, il film si sgonfia, senza acuti particolari.

 MENZIONE SPECIALE

  • NON ESSERE CATTIVO di Claudio Caligari (Fuori Concorso). Recentemente scomparso, l’opera postuma di Caligari è sicuramente la migliore pellicola italiana passata al Lido. Ostia, litorale romano, storie di droga, di disperazione, di ragazzi di vita sempre oltre il limite che cercano di ritornare a vivere in una dimensione più umana e naturale. C’è chi ci riuscirà, chi no. Bellissimo.

  • BEASTS OF NO NATION di Cary Fukunaga (Concorso). Questo film è da segnalare per due motivi. Innanzitutto perché si tratta del primo lungometraggio prodotto da Netflix, il servizio streaming che da Ottobre arriverà anche in Italia e che lancerà la pellicola direttamente on demand senza passare dalle sale cinematografiche (solo in USA in alcune selezionate). Il moderno che avanza o solo un’operazione che danneggerà le sale cinematografiche? Il secondo riguarda invece strettamente il film. La pellicola, la più violenta passata in rassegna al Festival, racconta la storia di un bambino africano trasformato in soldato che uccide come un uomo, senza pietà, per conto dei guerriglieri. Un realismo incredibile e crudo che non nasconde e non risparmia niente allo spettatore. I protagonisti sono Abraham Attah, il bambino premiato come miglior attore esordiente (Premio Mastroianni) e Idris Elba. Dirige Cary Fukunaga, già regista della prima serie di True Detective.

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