LA NUOVA BANCA DI SVILUPPO E L’ALTERNATIVA ALLA FINANZA OCCIDENTALE – di Filippo Secciani


Questa istituzione finanziaria nasce dalla volontà dei membri BRICS di creare un sistema finanziario alternativo al duo Banca Mondiale-FMI. In altre parole le economie emergenti si propongono come alternative al dominio occidentale (americano) in campo economico e finanziario. Creato durante il summit di Fortaleza nel 2014, ha visto la piena operatività il 21 luglio di quest’anno, durante il vertice di Ufa in Russia quando ne è stata sancita ufficialmente la nascita. Questa spinta alla creazione di un sistema finanziario alternativo è dovuta alla mancata approvazione di una riforma interna del FMI da parte del Congresso americano, visto il nuovo contesto economico globale, che garantisse maggiori poteri a Cina, India, Russia, Sud Africa e Brasile che insieme contano più di tre miliardi di persone, ingenti materie prime, un quarto del prodotto interno mondiale ed il controllo del 70% dei fondi sovrani. In sostanza si auspicava una mutazione di Bretton Woods dovuta all’accresciuta potenza economica di questi paesi ed all’indebolimento di alcuni paesi occidentali, europei in testa. Al momento i BRICS unitamente possiedono circa l’11% dei voti all’interno del Fondo Monetario Internazionale. Come riporta l’accordo, obiettivo della neonata banca è “mobilitare risorse per le infrastrutture e progetti di sviluppo sostenibile all’interno dei BRICS ed in qualsiasi altra economia emergente e paese in via di sviluppo”, attraverso un capitale di 100 miliardi di dollari per finanziare lo sviluppo. Russia, Brasile e India contribuiranno con 18 miliardi dollari ciascuno, la Cina con 41 miliardi dollari e il Sud Africa con 5 miliardi di dollari; la banca si pone anche come strumento di assicurazione in caso di instabilità dei mercati, come dichiarato dallo stesso Putin “la volatilità dei prezzi, soprattutto dell’energia e delle materie prime, oltre all’accumulo dei disavanzi pubblici in alcuni grandi paesi, ha spinto le nostre nazioni a preparare soluzioni e creare riserve interne” attraverso un Accordo di Riserva delle Contingenze che dovrà appunto aiutare i paesi membri in difficoltà. 

SEC1 A differenza dei suoi concorrenti occidentali, la Nuova Banca di Sviluppo (NDB) ha un sistema di ripartizione dei voti uguale, insieme ad un uguale ripartizione di quote, ma soprattutto nessun membro avrà diritto di veto. La banca non opererà attraverso il dollaro ma con le monete nazionali utilizzate per gli scambi commerciali bilaterali e multilaterali all’interno dei BRICS. Come confermato dal presidente della NDB, l’indiano Kamath, il primo prestito emesso dalla nuova Banca per lo Sviluppo sarà emesso in yuan, specificando che la prima emissione è prevista per aprile (2016). I primi interventi della Nuova Banca di Sviluppo saranno indirizzati al finanziamento di infrastrutture in Africa, vista l’enorme importanza che riveste il continente, tanto a livello economico quanto geopolitico. A margine del vertice di Durban del 27 marzo 2013 Cina e Brasile hanno raggiunto un’intesa per utilizzare le loro monete negli scambi commerciali bilaterali. L’accordo valeva trenta miliardi di dollari all’anno per tre anni, ancora una volta a sancire la volontà dei paesi emergenti di dissociarsi dal dollaro per gli scambi internazionali. La notizia rivestì maggiore importanza anche perché data in contemporanea con la creazione della NDB. In quell’occasione si fece apertamente riferimento all’inadeguatezza, superamento, delle istituzioni come la Banca Mondiale ed il FMI per risolvere le questioni economiche mondiali, “crediamo che sia veramente necessario avere un sistema di divise più stabile, di facile pronostico e più diversificato”. Questa banca presenta comunque delle debolezze, se non addirittura delle lacune: ad oggi la quota di dollari presenti nelle riserve mondiali rimane superiore al 60% e l’85% delle transazioni in valuta estera è effettuata in dollari americani. Inoltre il capitale di solo 100 miliardi non è grado di rispondere alla vorace domanda di infrastrutture globali. Insieme a ciò incidono notevolmente le differenze culturali, politiche, internazionali tra i vari stati membri. Tuttavia questa nuova istituzione finanziaria altera inevitabilmente gli equilibri economici futuri tra paesi sviluppati, paesi emergenti e paesi in via di sviluppo creando un’alternativa quantomeno realistica all’economia dello sviluppo.

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