LONTANO DA CASA: L’ORRORE A DISTANZA – di Eva Lehner

Figlia di una madre italiana ed un padre francese, sono nata e cresciuta in Francia, in periferia di Parigi. A Bologna per uno scambio, sono lontana da tutto quello che è successo.
Eravamo, io ed i miei amici, seduti intorno al tavolo quando la mia coinquilina, allarmata, ci informa del messaggio che ha appena ricevuto : viene informata che un ragazzo, una sua conoscenza, è nascosto nella cantina di un ristorante, a seguito dei colpi di arma da fuoco sentiti a pochi passi da dove si trovavano. Immediatamente, ci chiediamo cosa succede e facciamo ipotesi, cercando in tutti i modi informazioni su internet. Niente ancora era stato pubblicato, era troppo presto. Dopo pochi ma lunghi minuti, finalmente, cominciano a diffondersi le informazioni. Le prime reazioni sono state soprattutto confusione, troppe cose stavano succedendo nello stesso momento e le informazioni non erano ancora chiare ; ci chiediamo di un tratto, con il batticuore, se le nostre famiglie ed i nostri vicini stanno bene, sperando siano dovunque ma non li. Arrivano messaggi da tutte le parti, una nostra amica ci scrive dicendo essere nascosta in un cinema dove l’avevano portata insieme ad un gruppo di persone, dopo avere assistito alla terribile sparatoria nel ristorante. Non osiamo immaginare lo stato in cui deve sentirsi lei, e tutte le persone li sul posto.
Dopo qualche ora ad assicurarci che i nostri stanno bene ed a seguire cosa succede, con difficoltà, in diretta sul computer, decidiamo di uscire a cambiarci le idee.
(…)

Il mattino dopo, mi sveglio sperando che tutto fosse un incubo. Ci vuole tempo e coscienza per acquisire la consapevolezza, per concepire cosa fosse successo. A Bologna, è stato organizzato un raduno in omaggio alle vittime, un sostegno per la Francia. Fin dall’inizio, il piccolo gruppo che si era formato intorno alle candele accese a terra mi ha colpita. Il sindaco ha fatto un discorso, destinato a dimostrare il suo pensiero, sia sugli atti avvenuti che per la popolazione parigina. Alla fine degli applausi rivolti a lui, i miei amici francesi ed io abbiamo cantato la Marsigliese. Tutti erano girati verso di noi e ci guardavano cantare, accompagnandoci per alcuni. Quel’istante è stato molto forte e commovente. Immediatamente dopo, il sindaco è venuto a salutarci e diversi giornalisti ci hanno interrogati e si sono interessati a noi.
È stato molto coinvolgente, di vedere che anche da qui tutte queste persone erano presenti e solidali, si leggevano espressioni sincere sui visi, non era più questione di idee politiche o di dibattiti, ma soltanto di umanità e il desiderio di stare uniti.
Questo momento è stato molto toccante per me e sono stata in un certo senso sollevata di vedere, non solo che c’era gente che ci circondava, ma che queste persone erano qui per mostrare la loro tristezza e stare in comunione. Questo stesso desiderio che anche noi eravamo venuti a testimoniare, in quanto francesi. Infatti, eravamo presenti per una unica e stessa cosa : la pace e l’unione.
Se devo descrivere la morale di ciò che è successo, realizzo che a fianco di tutte le atrocità che sono accadute, che accadano, in Francia e in tutto il mondo, si evidenzia almeno qualcosa di bello e di positivo, questo sentimento comune, appunto, questa solidarietà.

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