ALL’OMBRA DEL TRICOLORE: LA MASSONERIA CEMENTO DELL’IDENTITA’ NAZIONALE? – di Riccardo Salvini

Le più recenti trattazioni sulla genesi della Massoneria, e del suo presunto ruolo centrale nell’unificazione dello stato italiano, trovano inserimento all’interno della storia politica, sociale e religiosa fin dagli esordi del 1700. Agli inizi del Novecento si profila una tesi ampiamente dibattuta nella pubblicistica massonica successiva, che vede uno sviluppo delle matrici liberali e democratiche portatrici di ideali di libertà, cosmopolitismo ed universalismo. Sarà soltanto attraverso il regime fascista in cui si avvierà un’opera di delegittimazione dell’operato dei “fratelli”, un periodo di “silenzio” che culminerà definitivamente con la messa al bando delle società massoniche. L’idea, sostanzialmente laica, che era alla base della morale massonica primordiale, sosteneva in primis di dover dare vita ad un nuovo e coeso corpo sociale, dalle regioni più avanzate fino a quelle più arretrate, per mezzo di un costante operato delle più importanti agenzie quali licei, università e pubbliche amministrazioni. Non esistono tuttavia documenti o fonti che provino con somma certezza che le vicende risorgimentali siano state effettiva opera di una reale loggia massonica. Si potrebbe quantomeno dissertare sul grande apporto che esse dettero in merito ai processi socio-politici che hanno permesso l’indipendenza. Di fatto la tesi del Risorgimento come opera della massoneria è costantemente affermata da gran parte della pubblicistica reazionaria, con l’evidente scopo di delegittimare l’unità d’Italia stessa, quasi a definirlo frutto di un complotto. E’ opportuno dunque analizzare le fonti prese in esame con il dovuto spirito critico. Le origini della cosiddetta Ars Muratoria sono da ricercarsi dunque nelle società segrete di inizio Ottocento e nei moti della Carboneria. Dal francese Franc Maçon la Massoneria trae la sua genesi all’interno delle piccole botteghe di associazioni di artigiani, dei maestri costruttori, comacini, financo agli artisti e gli scrittori che custodivano gelosamente i segreti del loro mestiere, tramandati solo agli apprendisti. Si dovrà attendere la fusione delle quattro principali logge inglesi, dalle quali nascerà la Grande Loggia di Londra del 1725, che abbandonerà definitivamente ogni retaggio di manovalanza caratterizzante le sue origini. E’ da questo momento in poi che la Liberal Muratoria assume caratteri speculativi, divenendo segreta e chiusa, specializzandosi inoltre in attività di carattere civile, sociale e religioso. Bollata prima da Clemente XII nel 1738 e successivamente scomunicata con l’enciclica Humanus Genus, da Papa Leone XIII nel 1884, la massoneria non trova certo terreno fertile presso i clericali, che vedevano in queste associazioni una forza illegittima, in contrasto con la morale cattolica. Al contrario il mondo massonico ha sempre guardato con simpatia ed interesse alla causa dell’indipendenza italiana e vedeva con favore la nascita di uno stato costituzionale asservito alla Chiesa Cattolica e di provata fede cristiana. Tuttavia la questione sulla natura legittima e soprattutto legale delle associazioni massoniche si pone al centro del dibattito politico e culturale per iniziativa del guardasigilli Alfredo Rocco. Di fatti è con il suo disegno di legge del 1925 sulla disciplina delle attività massoniche che viene inferto un decisivo colpo di scure. L’enorme discredito portato dalla Legge 26 novembre 1925, n. 2029 non fece altro che acuire i già non pochi sospetti ed accuse verso le istituzioni della Liberal Muratoria, le quali hanno sempre cercato, in primis attraverso la propria stampa, di rivendicare le benemerenze patriottiche votate alla partecipazione all’unità e all’impegno per l’indipendenza italiana. Comincia dunque una stagione di dure condanne e violente persecuzioni perpetrate dal Partito Fascista ai danni delle principali sedi massoniche e dei più illustri Maestri Venerabili. Solo a partire dal 1946 le logge principali vengono regolarmente ricostituite e censite con bolle di fondazione e numerate secondo criteri storico cronologici: è il caso della virtuale Loggia Propaganda di Roma, alla quale verrà assegnato il numero 2, per via del quale sarà elencata sotto la dicitura Loggia P2. La natura di questo importante ramo solitario del Grande Oriente cambierà radicalmente con la guida del archivio-3Gran Maestro Lino Salvini che, dopo la sua elezione del 1970, nominò la figura di Licio Gelli, uno spregiudicato faccendiere, al delicato incarico di segretario organizzativo. Le ragioni della nomina di Gelli alla carica di segretario sono dunque da ricercarsi nel suo passato forgiato dall’esperienza nella guerra fascista in Spagna, ed in seguito nelle sue grande doti organizzative di dirigente industriale. Qualità queste che avrebbero altresì giovato alla crescita del Grande Oriente. La trasformazione radicale della Loggia Propaganda da centro di servizi segreti militari a crocevia di imponenti volume di affari, procedette con grande rapidità. L’intricato groviglio di rapporti che legava alte cariche dell’esercito, esponenti della politica, organi di stampa, manager e personalità dello spettacolo coinvolse antichi membri e ne attrasse di nuovi. Di fatto era evidente e manifesto il contrasto con i principi ed i valori cosmopoliti ai quali il Grande Oriente aveva originariamente aderito, e di cui Licio Gelli ne aveva abusivamente attratto il titolo. Attraverso una gestione parallela dei rapporti ed avulsa da ogni forma di vincolo costituzionale e legale, cominciò a profilarsi la natura pericolosa di questa loggia deviata. Vi figuravano ex golpisti, politici di professione corrotti ed assetati di potere, si pensi al banchiere Vaticano Roberto Calvi, trovato misteriosamente impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra. Ogni forma di adesione risultava falsata, dal tesseramento, financo alle pratiche dei rituali di iniziazione, alle quali il Gran Maestro Salvini risultava dapprima connivente, poi in seguito emarginato ed esautorato dalla sua carica per via delle sue posizioni fin troppo anglofile ed in contrasto con la loggia italiana. Il graduale declino di questa pericolosa associazione comincia per volere della Magistratura nel 1980 con la perquisizione della residenza di Licio Gelli, la sontuosa Villa Wanda, situata nella frazione di Castiglion Fibocchi, nell’Aretino. Le forze dell’ordine entrarono in possesso di una lista di 953 nominativi che costò le dimissioni dell’allora Primo Ministro Arnaldo Forlani, dando l’incarico al repubblicano Giovanni Spadolini di formare il nuovo governo: fu il primo uomo politico non democristiano a sedere sul più alto scranno della Presidenza del Consiglio dal 1945. La pubblicazione delle cosiddette liste della Massoneria suscitò un grande scalpore: molti degli iscritti che vi figuravano è probabile che non ne fossero neanche mai venuti a conoscenza. L’accusa di Gelli della gestione della P2 lo condusse non solo all’espulsione dal Grande Oriente ma all’istituzione di una Commissione Parlamentare ad hoc, per volere dello stesso Spadolini, che determinò lo scioglimento della P2 attraverso la Legge n.17 del 25 Gennaio 1982, la tanto temuta Legge P2. Finiva un’epoca culminata con l’apertura di un vaso di Pandora che non fece altro che gettare ulteriore discredito nei confronti delle associazioni Liberal Muratorie, bollate ormai come sétte spregiudicate determinate solo ad accrescere il caos interno al Paese. La storiografia tuttavia rende nota di una serie di conclusioni fuorvianti che si potrebbero trarre. In primo luogo la loggia creata da Gelli esulava da ogni forma di spirito identitario posto alla base delle originarie forme di associazioni massoniche e del ruolo nei processi unificatori. Non esistono pertanto fonti che attestano con somma certezza la natura pacifica della Loggia Propaganda 2. piazza-della-loggia1Si pensi agli innumerevoli eventi che hanno per così dire segnato in negativo la storia d’Italia durante la reggenza di Gelli: l’attentato del treno Italicum, il rapimento di Aldo Moro, il fallimento del Banco Ambrosiano il mancato golpe borghese di Andreotti, la strage di Bologna, le connivenze con lo scandalo Tangentopoli. Tutti eventi di natura criminosa e terroristica, sui quali ancora oggi non è stata fatta sufficiente chiarezza, che celavano un piano circostanziato: solo attraverso il caos si sarebbe giunti alla rinascita democratica. Attraverso una svolta autoritaria mediante la partecipazione delle principali forze politiche, industriali e dei Mass Media unite da un patto di interessi, questa loggia avrebbe facilmente ottenuto i consensi necessari di Governo e Magistratura per ottemperare ai propri obiettivi di dominio nazionale. Questa imponente ragnatela di rapporti costituisce una pagina caratterizzante della storia d’Italia, ma al contempo transitoria della storia della Massoneria. Essa ha pertanto saputo risorgere e rivendicare a sé quello scopo associativo di persone che si rispettano, si confrontano pacificamente, dialogano e credono nel cosiddetto Essere Superiore. Una morale antropocentrica che suona quasi rivoluzionaria, se contrapposta ai principi materialisti e privi di etica ai quali la società contemporanea obbliga costantemente ad aderire.

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