LA CIPOLLA E IL BASILICO (UN RAPIDO SGUARDO SUL 2015) – di Fausto Jannaccone

Attenzione! Non è un’altra fantasiosa ricetta della pagina “#gianochef”. Sono la Cipolla ed il Basilico rispettivamente una metafora  ed un simbolo utili a descrivere l’anno 2015 appena conclusosi.

IL BASILICO

20160107_092131_HDRPartiamo dal secondo dei due: nell’immagine qui allegata potete vedere il basilico che si affaccia dalla mia finestra sulla sottostante strada; come si può ben evincere dalla foto non ho scelto di condividerlo con voi per vantarmi di doti agronomiche che non mi appartengono; se in città c’è uno Jannaccone dal pollice verde, beh, quello non sono io.

Vi mostro il basilico perchè questo, insieme alla pianta di habanero che gli fa compagnia sul davanzale, non sono nel posto giusto al momento giusto: questo perchè fuori tempo massimo sono soprattutto gli oltre dieci gradi che stanno continuando ad “allietare” le nostre giornate dicembrine e di inizio anno.

Così una pianta in vaso diventa l’ennesima cartina al tornasole a ricordarci la profonda malattia del pianeta dove abitiamo. Sono anni che ricercatori, scienziati, ecologisti talvolta isterici ci raccontano questa storia; ma la novità rispetto al passato  è che non è più un lontano orso bianco ad essere minacciato, o quanto meno non solo. Ora siamo noi stessi, noi di Milano, Roma, Pavia, Torino, Benevento, Siena. Non porterò davanti alla giuria il caso di Pechino ed il suo oramai quasi esilio dalla condizione che fa della terra l’unico pianeta abitabile a noi conosciuto; voglio altresì tralasciare le decine di morti che hanno flagellato il Regno Unito a causa delle sorprendenti inondazioni degli ultimi giorni, così come le migliaia di sfollati in America del Sud.

Guardo, miope e provinciale, al nostro piccolo orticello: molti di noi avranno molto umanitariamente comprato la pasta Rummo, simbolo dell’alluvione nel beneventano. Tutti noi conosciamo almeno un rugbista che ultimamente si sia ritrovato volontario a spalare via il fango da garage e cantine sommerse. E qualcun’altro di noi si recherà a breve su di un Monte Bianco, che tanto bianco poi non lo è più. Tanto per farvi qualche piccolo esempio di come tale questione sia diventata argomento del quotidiano.

LA CIPOLLA

Quando in cucina dovete cimentarvi nella preparazione di una cipolla sapete sin dall’inizio che, chi prima chi dopo, ad un certo punto dovrete cedere alle lacrime. Ecco così che la scelta della cipolla come metafora per misurare il polso al mondo si rivela doppiamente calzante.

Abbiamo qualche riga sopra analizzato la buccia mezza avariata del nostro pianeta-cipolla, e quando iniziamo a penetrare leggermente più a fondo nell’analisi, scopriamo che anche chi sotto a quel cielo inclemente abita non può assolutamente dormire sonni tranquilli: il 2015 non potrà che esser ricordato come come l’anno che si è aperto con l’attentato alla redazione della rivista parigina Charlie Hebdo e chiuso con il Bataclan, come un “uroboro sociale”, dove la fine combacia con l’inizio, e viceversa. E tra questi due episodi molte altre macchie nere di drammatica cronaca quotidiana: Tunisi, Ankara, Beirut, Il Cairo; e, più lontani da noi e così meno udibili, non dimentichiamo i colpi di arma da fuoco di Boko Haram che hanno terrorizzato l’Africa centrale. A guardare questa catena di fatti dall’alto si può scorgere il fil rouge che lega tutto, ovvero quel “terrorismo“, vuota generica parola che sta iniziando ad inquinare i nostri incubi notturni ed infestare le redazioni giornalistiche.

21-inchiesta-bambini-immigrati-donna-663682Dietro a tutto ciò troviamo il comune denominatore della religione, mai quanto adesso  veicolo e pretesto di odio e divisione; davanti invece restano le persone, gli esseri umani.

Primi tra tutti quelli che scappano: ecco parallelo al primo binario degli attentati, il secondo su cui è scorso questo 2015, quel binario immaginario dove corrono le speranze di milioni di migranti. Affogati, arrestati, schedati, accolti, respinti, trattati e dibattuti nelle stanze dei bottoni, usati nelle campagne politiche.

Ed il tema dell’esodo è ciò che più di tutto ci lascia in eredità l’anno passato. I profughi di guerra adesso, i profughi climatici domani, per tornare per un attimo ad allacciarci alla questione d’apertura.

Lo strato successivo della cipolla è ormai vicino al cuore dell’ortaggio, e qui ci siamo noi: fuori il clima del pianeta, sotto l’attualità che ci circonda, sotto ancora la nostra vita, la sfera personale.

Il XX secolo è stato un precipizio vorticoso che ha portato alla conquista dei diritti per l’umanità, alla libertà del singolo: di spostarsi con maggiore semplicità, di decidere cosa pensare, di non dover render conto che a noi stessi riguardo a chi credere, chi amare, chi seguire e come farlo. Tutto a portata di mano, l’altro capo del mondo ad un click da noi. D’un tratto però ci rendiamo adesso conto, come chi bruscamente venga svegliato da un dolce sogno, di quante difficoltà si portino dietro le parole più dolci per un uomo, come “libertà”, “diritto”, per assurdo “democrazia“.

Quella facilità di viaggiare, ad esempio, viene oggi imputata tra le cause del veicolarsi del “pericolo”, e così ci scopriamo pronti a cedere parte della conquistata libertà di spostamento in cambio di maggiore sicurezza. Quindi il web, la magia del nuovo millennio, da cui ormai dipendiamo quasi totalmente, osannato per aver concesso la possibilità a popoli altrimenti “prigionieri” di spezzare, almeno in apparenza, le catene, si è rivelato il mezzo sine qua non con cui poter diffondere anche tutti quei messaggi fuorvianti che portino alla deriva dei singoli, forse più deboli ed indifesi, ed a organizzare indisturbati tutto il terrore che adesso sentiamo, pur non vedendolo,  pendere sulla nostra testa quali novelli Damocle. Il clima del terrore, più o meno fondato che sia, si è servito nel suo generarsi dello stesso progresso che ci ha portati ad una migliore qualità della vita. Due facce di una medaglia cui è ormai impossibile rinunciare.

Così ci troviamo a dover “scegliere” di restituire la conquistata libertà in nome sempre di una supposta maggior tranquillità: impronte digitali per i documenti d’identità, continuo monitoraggio dei nostri movimenti tramite i nostri amati smartphone, continuo controllo di ogni nostra singola attività attraverso feedback quotidiani, dalla moneta virtuale in giù. A Londra sono anni che il centro è esplicitamente videosorvegliato: a questo punto mi domando se non sia da ritenere questa soluzione attuabile anche nei centri delle nostre città così che vengano tenuti sotto controllo quei micro reati come i danneggiamenti, i piccoli furti, le ragazzate.  Dopo essermi posto questa domanda personalmente mi rispondo anche che sarebbe un bel rischio concedere anche questa ulteriore “vittoria” al Grande fratello che Orwell aveva fantascientificamente predetto.

Tornando in chiusura all’ortaggio del titolo, siamo finalmente arrivati al cuore della cipolla: abbiamo versato un bel po’ di lacrime, ma adesso possiamo finalmente farne una gustosa ricetta. Il 2015 descritto sin qui non lascia trasparire alcuna luce, alcuna nota positiva, ed in parte in effetti è così. Ma anche questo anno, come ogni altro anno che lo ha preceduto, è stato scandito da momenti lieti. Ognuno di noi avrà avuto le proprie personali soddisfazioni, e questo non posso certo esser io a conoscerle. Ma certamente posso aver condiviso con voi la soddisfazione per una buona annata del Brunello, ad esempio. Come alcuni di voi ricordo felicemente l’esperienza della visita di un’Esposizione universale. Nh-pluto-in-true-color_2x_JPEGSì, so come molti di voi non abbiamo che critiche anche per questo evento, ma per quanto mi riguarda è stata un’esperienza positiva. Così come per me è stato un piacere poter finalmente vedere al cinema un episodio di Star Wars, cosa che fino adesso non era stata alla mia portata,  prima per impossibilità anagrafica, quindi per “ignoranza in materia”. Abbiamo poi visto la luna diventar rossa, durante una notte in bianco, e New Horizon mostrarci su Plutone un enorme cuore marrone.

Dal 2016 non mi aspetto altro che questo, 366 giorni di alti e bassi, notizie migliori e peggiori, scelte più fortunate, altre meno. Quello che tutti noi dovremmo riuscire a fare è riprendere per noi stessi un po’ del tempo che sempre di più vola e ci sfugge tra le mani: il tempo per cucinarsi un buono e sano piatto in casa invece di comprare cibi già preparati, il tempo di spostarci ogni tanto a piedi invece che per forza sempre correre istericamente su mezzi privati. Il tempo di guardarci intorno e godere della bellezza che imperterrita continua ad abitare questo mondo.

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