RUSSIA E TURCHIA: UN CONFLITTO CHE SI PERDE NEI SECOLI – di Filippo Secciani

Le tensioni russo-turche di questo ultimo periodo non sono una novità. Il confronto diretto ed indiretto tra queste due potenze è una costante della storia. Al di là del contesto temporaneo lo sbocco sul Mediterraneo, il controllo degli stretti e l’egemonia regionale sono state il comune denominatore di tutti i conflitti. Il primo di questi scontri scoppia nel 1568 fino al 1570 per il dominio del Khanato di Astrakhan (città nella Russia europea ad una manciata di km dalle rive del Caspio). Le forze ottomane assediarono la città che una decina di anni prima lo zar Ivan I aveva occupato, senza riuscire a conquistarla. La seconda di queste guerre è del 1676-1681, motivata dalla forte politica espansionista ottomana verso l’Europa orientale ed Ucraina nello specifico. La guerra si concluse con un sostanziale pareggio ed il riconoscimento del fiume Dnepr come linea di suddivisione territoriale tra le due nazioni. La guerra del 1686-1700 segnò il successo dello zar Pietro il Grande nel frenare l’avanzata turca in Europa. La pace segnò il passaggio di proprietà della fortezza di Azov, luogo di fondamentale importanza per l’accesso alla Russia attraverso il fiume Don. Guerra del 1710-1711: scoppiò come conseguenza del conflitto tra Russia e Svezia. Durante la battaglia il sovrano svedese Carlo XII venne ferito e riuscì a salvarsi trovando rifugio presso la Crimea ottomana, dove riuscì a circuire il sovrano Ahmed III a muovere guerra contro la Russia, su cui ebbe la meglio, soprattutto grazie all’abilità strategica di Mehmet Pasha, obbligando lo zar a firmare la pace di Prut che sancì il ritorno di Azov ai turchi e l’impegno zarista a non interferire nelle decisioni interne della Confederazione Polacco-Lituana. La guerra del 1735-1739 vide l’alleanza russo-austriaca per arrestare l’avanzata ottomana nei Balcani e per garantire ai russi la loro sfera di influenza nella regione del mar Nero. La pace fu raggiunta grazie all’intervento francese che aveva tutto l’interesse di rompere il legame austro-russo ed approfittò della disfatta austriaca nella difesa di Belgrado per suggerire la firma di un armistizio tra i belligeranti. Tutti avevano interesse affinché la guerra finisse: la Turchia per il gran numero di perdite subite, l’Austria per il rischio di perdite territoriali e la Russia era timorosa delle manovre svedesi ed aveva la necessità di chiudere il conflitto e dislocare le sue forze a nord, anche a costo di acconsentire a numerose richieste. La guerra russo-turca del 1768-1774 ha definito in parte alcuni dei confini attuali dell’attuale Russia. La causa dello scoppio del conflitto fu la questione polacca, allorché parte della popolazione si sollevò contro il sovrano Stanislao, salito al trono grazie al sostegno russo. La Turchia considerava la presenza russa in Polonia un notevole problema per la loro sfera d’interesse ed approfittarono dell’occasione per muoverle guerra. La Russia, che si avvalse della consulenza inglese in campo marittimo, fu abile nel giocare tutte le sue carte: sconfiggendo in brevissimo tempo i rivoltosi polacchi poté concentrare le sue forze lungo il confine turco-russo ottenendo importanti vittorie in Moldavia, mentre la flotta nel Mediterraneo annientò quella turca ed agenti sobillatori organizzavano rivolte arabe anti-turche in Egitto e Siria. I turchi costretti alla pace, persero il controllo del Khanato di Crimea divenuto indipendente, ma in realtà sotto la sfera di influenza russa; allo stesso tempo lo zar acquisiva il controllo di parte dell’Ucraina meridionale, il Caucaso settentrionale (cioè le regioni russe della Cecenia e del Dagestan e parte di territorio dell’attuale Georgia ed Azerbaijan). La Turchia fu obbligata a risarcire la Russia per i danni di guerra ed a cedere alcuni porti sul mar Nero. Infine la guerra segnò l’affermazione della flotta russa fino a quel momento ampiamente sottovalutata dagli altri stati europei. La guerra del 1787-1792 scoppiò per il desiderio della totale distruzione dell’Impero Ottomano. I tempi furono dettati dalla politica di annessione russa nei confronti della Crimea. La guerra iniziò quando la zarina Caterina II approfittò della situazione di crisi interna al Khanato per occuparlo ed annetterlo ufficialmente nel 1784 – iniziando contemporaneamente la costruzione del porto di Sebastopoli. Nella seconda fase del conflitto si unì anche l’impero austriaco che mirava all’occupazione di Serbia, Bosnia ed Erzegovina, mentre il resto dell’impero turco sarebbe passato sotto il controllo di Caterina. La Turchia a conoscenza dei piani di invasione mosse guerra alla Russia preventivamente, sostenuta in seguito dalla Prussia in funzione anti-austriaca e dalla Svezia in funzione anti-Russa. L’Austria giunse alla pace molto rapidamente, mentre la Russia proseguì nell’offensiva obbligando la Turchia alla pace: la Turchia riconosceva l’annessione russa della Crimea e la fortezza di Sebastopoli, insieme ad altri possessi territoriali. Anche le cause della guerra del 1806-1814 vanno inserite all’interno del contesto internazionale. In seguito alla sconfitta di Austerlitz per mano di Napoleone, i generali turchi erano convinti delle difficoltà russe e decisero di attaccare gli stati vassalli di Moldavia e Valacchia; la risposta russa fu l’invio di un contingente verso quelle regioni. La Turchia allora bloccò il passaggio lungo lo stretto dei Dardanelli alle navi russe. La guerra ebbe così inizio. Sebbene riluttante ad inviare un gran numero di forze contro il sultano, per una possibile mossa francese, lo zar alla fine riuscì a controllare l’avanzata turca nell’attuale Romania ed Armenia, mentre la sua flotta forzò il blocco navale e distrusse la quasi totalità della flotta ottomana (il ruolo di superpotenza marittima russa era ormai assodato). secciaIl contesto internazionale di questo conflitto si manifestò con le pressioni francesi affinché la Russia firmasse la pace di Tilsit, che la obbligava a giungere ad una tregua con la Turchia. Lo zar Alessandro I ricusò la pace sottoscritta e mosse nuovamente guerra alla Turchia. Verso la fine del conflitto il comando passò nelle mani del generale Kutuzov che riuscì a sconfiggere gli ottomani firmando la pace di Bucarest (11 giugno 1810), tredici giorni prima dell’invasione napoleonica della Russia. La guerra del 1828-1829 fu provocata dalla decisione del sultano di chiudere il passaggio dello stretto dei Dardanelli, quale reazione per l’appoggio russo alla lotta d’indipendenza greca. La vittoria russa portò alla firma del Trattato di Adrianopoli con il quale l’impero zarista ottenne l’intera foce del Danubio, alcune fortezze e porti sul mar Nero, il libero passaggio attraverso gli stretti (Bosforo e Dardanelli) per la flotta commerciale russa e la libera circolazione di merci e mercanti lungo tutto l’Impero Ottomano. Ben più importanti furono altri due risultati: la rinuncia all’influenza ottomana nelle regioni balcaniche a maggioranza cristiana come la Serbia e la cessione della regione danubiana che passava sotto il controllo amministrativo russo. Fu l’inizio della sua mutata politica di influenza nei Balcani. Fu creato lo stato greco che da feudo Ottomano, divenne indipendente. Infine il trattato di Unkiar-Skelessi firmato a quattro anni dalla fine della guerra, nel 1833, sancì che in caso di guerra da parte della Russia, la Turchia era obbligata a chiudere lo stretto dei Dardanelli alle navi non russe, garantendo in altre parole la sicurezza del mar Nero. Note di rilievo furono in prima battuta il maggiore coinvolgimento della componente araba nel conflitto guidata dall’egiziano Mehmet Alì (l’Egitto sebbene sotto il dominio turco, fu capace di costruire una propria indipendenza politico/militare) come segno di un graduale e costante decadimento dell’impero turco ed in secondo luogo l’incremento delle mire russe verso i Balcani e di riflesso sull’intero Mediterraneo. Un capitolo a parte merita la guerra di Crimea. Si tratta del primo conflitto che vede coinvolte le maggiori potenze europee dopo il 1815. Si contrappose alla Russia una coalizione anglo-francese in sostegno all’Impero Ottomano. Sebbene si trattasse di una vicenda di poco conto a livello militare, fu fondamentale per il suo ruolo politico-diplomatico. Da un lato si intensifica il confronto russoinglese in Oriente (il cosiddetto Great Game) e dall’altro le potenze europee iniziano a percepire lo sgretolamento turco e cercano di approfittarne. Il casus belli fu il confronto russo-francese per il controllo dei luoghi santi cristiani in Turchia, che in altre parole significava esercitare una supervisione indiretta sulla Sublime Porta. La Turchia accettò la proposta francese e così lo zar Nicola dette il via all’attacco nel 1853, provocando l’intervento inglese, francese e di un piccolo contingente del Regno di Sardegna. Il conflitto si svolse prevalentemente nella regione della Crimea, dove Sebastopoli fu messa sotto assedio e costretta a capitolare nel 1855. Al congresso di pace che ne seguì (Parigi, 1856) le potenze europee riconobbero l’integrità territoriale dell’Impero Ottomano e la Russia sconfitta fu costretta a cedere il controllo delle foci del Danubio, a rendere il mar Nero neutrale, la Valacchia e Moldavia divennero indipendenti e posti sotto amministrazione internazionale (si forma la Romania). La guerra del 1877-1878 fu promossa dallo zar Alessandro II quando i popoli balcanici cristiani si ribellarono al dominio turco e si palesò una finestra per estendere l’influenza russa nel Mediterraneo. A fianco dei russi si schierarono la Romania (interessata alla totale indipendenza dalla Sublime Porta), la Serbia ed il Montenegro. La guerra fu subito favorevole per la Russia che arrivò alle porte di Costantinopoli e fu solo grazie all’invio della flotta inglese (in piena competizione con la Russia in Asia e preoccupata per una sua possibile occupazione di Suez) che le sorti turche non si risolsero in una completa capitolazione. La pace di Santo Stefano sanciva il definitivo dominio politico russo nei Balcani, la Bulgaria divenne indipendente ed uno dei più grandi stati fedeli alla Russia, infine lo zar controllava i porti del mar Nero e del Mediterraneo attraverso il Montenegro. Questi risultati erano inaccettabili per le altre potenze europee, per cui fu promosso nel mese di giungo del 1878 un congresso a Berlino per ratificare la pace di Santo Stefano. Fu ridimensionato notevolmente il territorio della Bulgaria e fu posta sotto controllo amministrativo austriaco la Bosnia, mentre fu confermata l’indipendenza di Romania, Serbia e Montenegro. La Russia quindi perse parte dei suoi nuovi possedimenti e la Turchia, sebbene notevolmente penalizzata, riuscì a contenere l’emorragia uscita da Santo Stefano. Le soglie del nuovo secolo segnano un periodo di pace tra le due nazioni, impegnate su altri fronti: la Russia è impegnata ad espandersi in Estremo Oriente entrando in conflitto con il Giappone. Le mire russe subiranno una battuta d’arresto in seguito alla sconfitta nella battaglia navale di Tsushima che segnerà da un lato l’affermazione a livello internazionale del Giappone imperiale come potenza militare (sconfitta che fu alla base per la rivoluzione russa del 1905), dall’altro lato il ritorno dell’interesse russo verso i Balcani. L’Impero Ottomano proseguiva la sua inesorabile decadenza cercando nel periodo prebellico di contenere i vari focolai di rivolta che scoppiavano all’interno dei suoi confini: Grecia, Balcani e territori arabi. In campo internazionale, nel 1911 fu coinvolto in una guerra con l’Italia per il controllo della Libia (Tripolitania e Cirenaica) e due anni dopo, nel 1913, combatté le Due Guerre Balcaniche con i paesi della regione per questioni di dominio territoriale. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, nonostante le pressioni anglo-francesi per una sua neutralità, la Turchia si allea con la Germania in funzione anti-russa. Sottoposta a pressione su due fronti in Persia ed in Armenia la Turchia di fatto crolla. Firma l’armistizio con la Russia nel trattato di Brest-Litovsk (30 marzo 1918) che segna anche l’uscita dal conflitto di Mosca impegnata nella Rivoluzione bolscevica. Con la fine del conflitto e la sconfitta degli imperi centrali, l’Impero Ottomano si dissolve ed i suoi possedimenti vengono spartiti tra i vincitori attraverso il trattato di Sèvres; nel 1922 fu deposto l’ultimo sultano Mehmed VI e nacque la repubblica di Turchia (1923) con a capo Mustafa Kemal. La Seconda Guerra Mondiale vide la neutralità turca per la quasi totalità del conflitto (entra in guerra al fianco degli alleati solamente nel febbraio del 1945). Terminato il conflitto aderisce alla Nazioni Unite; inizialmente l’Urss cerca di estendere la sua influenza in Anatolia per piazzare i missili lungo il corridoio degli stretti; la reazione americana fu l’elaborazione della Dottrina Truman per il contenimento dell’avanzata sovietica. Con la suddivisione del mondo in due blocchi i rapporti tra i due paesi si interrompono. A causa della sua geografia strategica come frontiera tra i due schieramenti, la Turchia entra a far parte della Nato (1952), diventando in breve uno dei maggiori contribuenti a livello di uomini per l’Alleanza. La sua natura antisovietica si manifesta nuovamente appieno con i suoi sforzi per la promozione di un’alleanza anticomunista, nota come Patto di Bagdad (1955) firmata tra Turchia ed Iraq ed in seguito anche da Iran e Pakistan per accerchiare militarmente l’Urss. Dagli anni sessanta in poi il fronte di interesse sovietico si sposta nuovamente verso Asia, Africa (terza fase della Decolonizzazione) e Medio Oriente, mentre la Turchia rimane saldamente ancorata alla sfera di influenza occidentale. Si stabilisce quindi una sorta di tregua forzata fra le due nazioni che durerà per l’intera Guerra Fredda. Il crollo del Muro segna un decisivo cambio di rotta nelle relazioni tra i due paesi, instaurando un regime di scambi commerciali molto florido, soprattutto per quanto riguarda il settore energetico (gas), i beni di consumo ed il turismo fino a raggiungere i 33 miliardi di dollari di interscambio odierni che rendono la Turchia il secondo partner commerciale russo e la prima meta per il turismo russo nel biennio 2013-2014. A livello politico tuttavia non si è mai assistito pienamente ad un avvicinamento tra i due paesi. La questione pan-turca è stata fin dalla dissoluzione dell’Urss un punto dolente dei rapporti tra i due paesi: la sfida mossa alla Russia per inserire le repubbliche ex sovietiche con forte presenza etnica turcomanna all’interno della sfera di influenza di Ankara. La questione armena e azera sono altri punto di frizione tra i due paesi. Il sostegno indiretto dei separatisti ceceni da parte della Turchia e dall’altro l’appoggio che ha fornito Mosca al PKK ha provocato un notevole stress tra le due nazioni, almeno fino all’interruzione del sostegno da parte di entrambe le parti ai gruppi insurrezionali e la conseguente normalizzazione del loro rapporto che ha portato all’intensificarsi dei rapporti economico-commerciali tra i due paesi, anche grazie all’azione personale dei due leader Erdogan e Putin con la creazione di un gasdotto sottomarino (Turkish Stream) completato nel 2014 ed il progetto per la costruzione di una centrale nucleare per mano dell’azienda di stato russa Rosatom. Progetti però immediatamente interrotti in seguito all’abbattimento del caccia russo. Come vediamo la questione siriana è solamente l’ultima vicenda in ordine cronologico di una lunga lotta di potere tra Russia e Turchia che tra alti e bassi si porta avanti da almeno tre secoli.

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