GUIDA PRATICA ALLE ELEZIONI NEGLI STATI UNITI – di Filippo Secciani

Mentre la presidenza Obama sta volgendo al termine, all’interno del partito democratico e repubblicano stanno avendo luogo le primarie per stabilire chi saranno i due vincitori che si sfideranno per la carica di 45° presidente degli Stati Uniti. La Costituzione secondo il XXII emendamento, prevede solamente due mandati presidenziali e da qualche mese sono in corso le campagne elettorali in vista delle primarie per la nomina del candidato democratico e repubblicano. Da un lato Hilary Clinton, in calo di consensi, viene sfidata dal democratico di sinistra Bernie Sanders. Sull’altro fronte il ciclone Trump sta travolgendo gli iniziali favoriti Bush e Rubio. Tra le altre candidature minori si segnalano John Mcafee, fondatore dell’omonima azienda informatica, fino ai candidati per il partito comunista. Ultimamente sta circolando la voce di una probabile candidatura da indipendente del miliardario ed ex sindaco di New York, Michael Bloomberg. 12584105_936425499760016_1133421121_nMa come ha luogo il processo elettorale negli Stati Uniti? Le elezioni presidenziali si svolgono l’8 novembre e cadranno come stabilito dalla legge “il martedì successivo al primo lunedì di novembre”: le consultazioni si tengono in un solo giorno, l’election day. I requisiti necessari di un candidato per poter aspirare a diventare presidente sono tre: essere cittadino americano, risiedere negli Stati Uniti da almeno quattordici anni ed avere almeno trentacinque anni di età. In America il voto non è considerato un dovere e per poter esercitare questo diritto è spesso necessario passare attraverso una registrazione, non gratuita in alcuni stati. Al momento di questa registrazione va espressa (di solito) una preferenza politica per un partito o per un altro. L’elettore deve iscriversi alle liste indipendentemente dalle primarie ed indicare il partito per cui simpatizza, che è tuttavia possibile cambiare in qualsiasi momento. Primo step del processo elettorale sono le primarie, che si svolgono da febbraio a giugno dell’anno elettorale, nel corso delle quali vengono nominati i candidati alla carica di presidente (il quale a sua volta sceglierà il suo vice). Generalmente ed in base agli statuti dei singoli stati, durante questa fase sono ammessi al voto solo gli iscritti alle liste elettorali del partito di appartenenza. Le primarie possono svolgersi in due modi, attraverso il Caucus (1) – in cui la scelta del candidato avviene tramite assemblea locale dei rappresentanti del partito di riferimento – oppure tramite consultazione popolare: in questo caso c’è una suddivisione tra consultazione aperta (cioè si può optare per qualsiasi candidato presente indipendentemente dallo schieramento), oppure chiusa (quando si può scegliere solamente il candidato appartenente alla lista elettorale a cui si risulta iscritti). I candidati che nel corso delle primarie hanno ottenuto la maggioranza assoluta dei delegati ricevono la nomina a presidente da parte delle loro rispettive Conventions, nel corso delle quali viene anche nominata/ufficializzata la carica di vicepresidente. Le primarie si svolgono in maniera differente tra i cinquanta stati federali, sono pertanto regolate da leggi statali e non dagli statuti di partito ed in date differenti per un periodo comprensivo di circa sei mesi. È consuetudine che a partecipare alle primarie siano le persone già iscritte alle liste elettorali, ma in alcuni stati è possibile iscriversi anche il giorno stesso delle elezioni. Recentemente alcuni stati hanno adottato la forma di primarie chiuse, cioè possono votare solamente gli iscritti a quel partito specifico. Inoltre variano notevolmente anche i modi ed i tempi in cui è possibile registrarsi: alcuni stati federali prevedono l’iscrizione almeno un anno prima dall’inizio delle primarie, in altri bastano poche settimane o giorni. In altri ancora sono chiuse, ma non per gli indipendenti: ad esempio per Trump possono votare gli iscritti alle liste del partito repubblicano, ma anche chi non è iscritto a nessun partito. Infine ci sono le primarie aperte in cui un qualsiasi avente diritto può votare chiunque; anche qui le modalità variano a seconda dello stato. Come abbiamo visto sono le Convention che determinano il candidato alla presidenza. Quest’anno la Convention repubblicana avrà luogo dal 18 al 21 luglio a Cleveland, mentre quella democratica la seguirà di una settimana a Philadelphia. Come funziona una Convention? Possono parteciparvi tutti i delegati che i candidati presidente hanno ottenuto nel corso delle primarie: ogni stato ha un certo numero di delegati da far eleggere e poi presentare alla Convention. I comitati nazionali di entrambi i partiti scelgono il nome di delegati tra i cinquanta stati federali, la capitale Washington (District of Columbia), i territori senza rappresentanza autonoma (Portorico, Samoa, Guam, isole Vergini) e tra gli americani residenti all’estero. Per conquistare la nomination il candidato democratico deve ottenerne 2242 su 4383. Mentre quello repubblicano dovrà ottenere 1237 delegati su 2472. Di questi numeri fanno parte anche i super delegati – ad esempio i dirigenti di partito, membri di diritto delle Convention. Il sistema prevede che votando per un candidato si esprima una preferenza per un gruppo di delegati e non per una singola persona (non c’è il principio di “una testa un voto”). La suddivisione territoriale è basata su quattro grandi aree geografiche Nord Est, Ovest, Midwest e Sud, in ognuna delle quali ha luogo una consultazione. I primi a scegliere i candidati alla presidenza saranno i Caucus dello stato dell’Iowa (Midwest) il primo febbraio, il 9 febbraio si voterà nel New Hampshire (Nord Est) e poi tra il 20 ed il 27 febbraio repubblicani e democratici si sfideranno tra il Nevada (Ovest) ed il Sud Carolina (Sud). Al termine di questi quattro appuntamenti si svolgerà il Super Tuesday, martedì primo marzo, quando avranno luogo primarie e caucus in quindici stati contemporaneamente(2) e si inizierà ad avere una chiara definizione di chi saranno i due canditati alla presidenza. In modo analogo ogni stato organizza – sempre in modo autonomo – le elezioni per altre cariche federali, statali ed altri livelli amministrativi, successivamente alle primarie presidenziali. Stabilito chi siano i due vincitori delle primarie la campagna entra nel vivo con le presidenziali vere e proprie con la sfida per la Casa Bianca. Nella maggior parte degli stati si richiede che i delegati scelti nelle primarie votino per il candidato al quale si sono impegnati a dare un determinato numero di voti (nelle corso delle Convention nazionali) ma possono anche esserci delegati uncommitted, cioè candidati che non sono sottoposti a questo vincolo. In base alla Costituzione l’ultima parola a livello politico sarebbe nelle mani dell’elettorato, ma non è esattamente così, perché l’elezione del presidente degli Stati Uniti è semi diretta a maggioranza assoluta del collegio elettorale, composto da 538 Grandi Elettori(3). Ognuno dei cinquanta stati elegge, su base demografica, un numero di Grandi Elettori pari alla somma dei senatori (100), più quella dei deputati (435), a cui vanno aggiunti 3 rappresentanti del Distretto Federale di Washington, non facente parte di nessuno stato, ma che ottiene un numero di rappresentanti proporzionale alla sua popolazione, ma per legge non superiore allo stato meno popoloso. Questo concetto dei Grandi Elettori fu inserito nella costituzione dai padri fondatori per tenere le elezioni al di fuori delle common passions. L’immediata conseguenza che si nota da questo sistema è che gli stati con meno popolazione sono sovra rappresentati ed inoltre che basta ottenere la maggioranza di consensi in uno stato per accaparrarsi tutti i voti. Ogni stato esprime con sistema maggioritario un determinato numero di Grandi Elettori. Il cui conteggio totale determina l’elezione del presidente. Vince il candidato che ottiene almeno 270 voti (maggioranza assoluta). Può anche succedere che i candidati non riescano a raggiungere la maggioranza, fenomeno estremamente raro, avvenuto solamente due volte nel corso del XIX secolo. In questo caso l’elezione passa nelle mani della Camera dei Rappresentanti: se nessuno raggiunge il quorum, la Camera dei Rappresentanti sceglierà fra i primi tre candidati alla presidenza che hanno raggiunto il maggior numero di voti attraverso i Grandi Elettori (per cui il candidato vincente potrebbe non essere il favorito della maggioranza degli elettori che hanno espresso il voto). La delegazione di ciascuno stato alla Camera dei Rappresentanti deve esprimere un solo voto, se non riesce ad avere una maggioranza al suo interno, il suo voto non verrà preso in considerazione. Fanno eccezione il Maine ed il Nebraska che sono suddivisi in collegi elettorali con sistema proporzionale. Diventa presidente chi ottiene la maggioranza dei voti degli stati, cioè 26. Ripeto, ogni stato ha diritto ad esprimere due nomi (quale espressione dei senatori) più tanti nomi quanti sono i deputati (il cui numero varia proporzionalmente a seconda della popolazione dello stato: più lo stato è grande, più ha rappresentanti alla Camera dei Deputati) che andranno a costituire i Grandi Elettori di quello specifico stato. Questo vuol dire che anche per una manciata di voti di differenza, un candidato può ottenere tutti i Grandi Elettori dello stato secondo la regola winner-takes-all. Ecco spiegato il motivo per cui i candidati sono molto attenti a vincere in stati popolosi come Ohio o Florida che attribuiscono 18 e 29 Grandi Elettori. Non c’è nessun vincolo, né norma costituzionale che obbliga i Grandi Elettori a votare per il candidato che rappresentano, ma solo norme statali che li legano e la cui inadempienza va dalle sanzioni amministrative fino all’annullamento del voto. Le ultime battute di una campagna elettorale sono rivolte ai cosiddetti swing states, quelli stati in cui tradizionalmente il risultato per la vittoria di un collegio elettorale è sempre incerto, come ad esempio il Connecticut, Indiana, New Jersey, Illinois e nuovamente l’Ohio. Con l’elezione dei Grandi Elettori il cammino verso la presidenza degli Stati Uniti si avvia alla conclusione. Per prima cosa ha luogo la riunione dei Grandi Elettori nei rispettivi stati di appartenenza, “il primo lunedì che segue il secondo mercoledì del mese di Dicembre”, in cui viene eletto formalmente tramite votazione il presidente ed il suo vice. In seguito i risultati vengono inviati al Senato affinché ci sia il riconteggio, terminato il quale verrà ufficialmente nominato il nuovo presidente degli Stati Uniti. Primo atto è l’insediamento (Inauguration Day), cioè la cerimonia con cui ha inizio un mandato presidenziale, fissata nella data del 20 gennaio.

 

1-  La parola Caucus è di origine indiana ed indicava una riunione dei capì tribù. Nel caso specifico delle elezioni presidenziali rappresenta la riunione a livello locale degli attivisti e dei membri del partito. Nel corso della quale (tramite dibattito aperto) sono scelti i rappresentanti che verranno inviati alle riunioni di contea, i quali a loro volta e nella solita forma sceglieranno i rappresentanti da mandare alle riunioni di stato, nel corso delle quali saranno votati i membri che parteciperanno alla Convention nazionale del partito.

2- Alabama, Alaska (repubblicani), Samoa (democratici), Arkansas, Colorado, Georgia, Massachusetts, Minnesota, North Dakota, Oklahoma, Tennessee, Texas, Vermont, Virginia, Wyoming (repubblicani).

3- Numero di Grandi Elettori per stato: California (55), Texas (38), Florida (29), New York (29), Illinois (20), Pennsylvania (20), Ohio (18), Georgia (16), Michigan (16), North Carolina (15), New Jersey (14), Virginia (13), Washington (12), Arizona (11), Indiana (11), Massachusetts (11), Tennessee (11), Maryland (10), Minnesota (10), Missouri (10), Wisconsin (10), Alabama (9), Colorado (9), South Carolina (9), Kentucky (8), Louisiana (8), Connecticut (7), Oklahoma (7), Oregon (7), Arkansas (6), Iowa (6), Kansas (6), Mississippi (6), Nevada (6), Utah (6), Nebraska (5), New Mexico (5), West Virginia (5), Hawaii (4), Idaho (4), Maine (4), New Hampshire (4), Rhode Island (4), Alaska (3), Delaware (3), District of Columbia (3), Montana (3), North Dakota (3), South Dakota (3), Vermont (3), Wyoming (3).

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