100 ANNI DOPO, IL “CABARET VOLTAIRE” – di Fausto Jannaccone

« Cabaret Voltaire. Sotto questo nome un gruppo di giovani artisti e scrittori si è formato con lo scopo di creare un centro per l’intrattenimento artistico. L’idea del cabaret sarà che gli artisti ospiti verranno e offriranno esibizioni musicali e letture agli incontri quotidiani. I giovani artisti di Zurigo, qualunque sia il loro orientamento, sono invitati a partecipare mediante suggerimenti e contributi di ogni tipo. »
(Zurigo, 2 febbraio, 1916)
Alcuni luoghi hanno contribuito a fare la Storia dell’Arte in maniera fondante, formante ed indelebile, come ad esempio il celebre studio fotografico di Felix Nadar, palcoscenico dell’epifania della corrente di forse maggior successo nel pubblico moderno dell’arte, o ancor più la tenuta di Sargentina di Diego Martelli, sulla litorale toscano, culla, rifugio, fortezza e musa dei Macchiaioli, alter ego italiano degli Impressionisti, per imporre loro un’etichetta riduttiva e sminuente.
Uno di questi senza dubbio si trova a Zurigo, in Spiegelgasse, al civico n.1: qui nel 1916 si trovava un locale, il Meitrei Bar, e nel suo retrobottega avrebbe avuto luogo l’epicentro di un sisma culturale che avrebbe investito l’europa intera.
Come abbiamo detto siamo nel 1916, quindi in piena Grande Guerra, e Zurigo, come tutta la Svizzera, si trova a ricevere l’avvento dei molti che della guerra avrebbero fatto volentieri a meno. Uno di questi arriva dalla Germania, si chiama Hugo Ball e di professione fa il regista teatrale. Questi insieme alla compagna, l’attrice Emmy Hennings, chiedono al proprietario del Meitrei di poter usare la stanza sul retro del bar per potervi fare un “Cabaret“.
Il proprietario acconsentirà ed il Cabaret verrà inaugurato il 5 febbraio di 100 anni fa esatti, portando il nome dell’autore del Candide, Voltaire. Questo fu l’atto primigenio del movimento Dadaista.
Dada? A sentire Ball la parola omaggiava Tristan Tzara (al secolo Samuel Rosenstock), poeta rumeno tra i primi e più attivi partecipanti al “progetto-voltaire” e tra i fondatori del movimento; in rumeno, così come in russo “Da Da” vuol dire “Sì Sì”. Ed al contempo nella lingua del dedicatario Voltaire indicava il cavallo a dondolo. Quindi primitiva incosciente allegria e felicità in contrapposizione con l’orrore bellico, aborrito dalle intenzioni dadaiste: forse. Molto più probabilmente un eufonico non-sense, sulla falsa riga dell’avanguardia futurista italiana cui molto attinsero, pur rifiutandone l’impeto interventista.ball
Come il movimento capeggiato da Marinetti (che in prima persona ebbe modo di collaborare con il gruppo di Zurigo e la loro rivista) un’esplosiva e poetica, surreale vocazione determinava le scelte artistiche del Cabaret. La declamazione di poesia russa, la musica africana come il “primitivismo” di Stravinsky, l’improvvisazione teatrale e quant’altro stimolavano il pubblico fino a reazioni esplosive: “Pandemonio totale. La gente intorno a noi urla, ride e gesticola.” dice Hans Jean Harp riguardo alle serate al Cabaret Voltaire. In una lettera a Maria Hildebrand-Ball Hugo scrive: “In un angolo in fondo sedeva una tavolata di francesi. Sul palco un polacco cantava canzoni polacche. In Un altro angolo c’era una tavolata di russi che cantavano “Sarafan, Sarafan”. E io suonavo una musica di Debussy.”
Emmy Hennings, l’attrice compagna di Ball, era la vera mattatrice del Cabaret, dal cui palcoscenico è passata alla storia la celebre foto che ritrae Ball con indosso un avveniristico surreale costume mentre declama il suo primo poema dadaista Karawane.Hugo_ball_karawane
Come già detto Tristan Tzara passerà dal ribollente calderone del Voltaire, e con lui per primi anche Marcel Janco, Richard Huelsenbeck e Max Oppenheimer. E tra gli artisti Hans Jean Harp, che disegnerà la copertina per il manifesto Dadaista del successivo luglio, ma si avvicinarono al movimento anche Paul Klee, de Chirico, Ernst e lo stesso Kandinsky.
Tra le linee programmatiche guida del movimento c’era però il totale rifiuto di qualsiasi -isme e così non fece eccezione il dadaismo stesso, e la vorticosa energia del cabaret si spense dopo poco più di un anno, lasciando però in eredità una scintilla che ormai aveva acceso in europa l’idea dadaista, che sopravvisse al nido natio.

 

(tra le fonti “Repubblica” del 31/01/16)

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