GLI SCIENZIATI… QUESTI SCONOSCIUTI! – di Gianmaria Bonari

Vi è mai capitato di sentire un bambino che, alla domanda: “Cosa vuoi fare da grande?”, abbia risposto: “Voglio fare lo scienziato!”?

Ma se è vero che da piccoli la fervida immaginazione non pone ostacoli nel pronunciare una parola come “scienziato”, crescendo vi sarà raramente capitato di pronunciarla. Ma andiamo per gradi…
Ognuno di noi associa alla figura di uno scienziato una precisa immagine mentale. C’è chi si immaginerà una figura un po’ bizzarra vestita con un camice bianco e capelli grigiastri dal look esplosivo, intenta a preparare fumanti pozioni in un oscuro laboratorio situato nel peggior seminterrato e chi vedrà invece un curvo vecchietto con barba lunga e piccoli occhiali tondi sulla punta del naso dinanzi a lavagne e lavagne di enigmatici calcoli matematici… Ma cosa fanno davvero gli scienziati di oggi? Chi sono? Qual è la percezione che la società ha di loro? Sono uguali a quelli delle grandi scoperte del passato?
La parola “scienziato” deriva da “scienza”, dal latino Scientia, cioè il fatto di sapere, di conoscere qualche cosa (Treccani). Egli è dunque colui che è portatore di Scienza: la vuole conoscere, la scopre, la divulga ma soprattutto la dimostra. Tuttavia questi “scienziati” vi sembrano lontani anni luce; sono quelli che non incontri per strada, neppure quei personaggi che vincono i premi Nobel che talvolta compaiono in televisione.

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2016 Nobel Prize Winner Yoshinori Oshumi

Perché se così fosse in Italia allora dovremmo chiamare scienziati solo 20 persone, di cui solamente 3 attualmente viventi (Wikipedia, 2016). In realtà gli scienziati sono discretamente numerosi e molto più vicini di quanto siate portati a credere. Vediamo insieme perché…
Innanzitutto vi rivelerò che i produttori di scienza sono diffusi a vari livelli; li potrete sentire chiamare dottori, ricercatori e anche professori con precise gerarchie e ruoli. Pensate che nel 2013 si contavano in Italia ben 163.925 ricercatori (OECD, 2016) e l’Italia si piazzava quinta in Europa dopo Germania, Gran Bretagna, Francia e Spagna. Lo so che siete ancora scettici e state pensando di nuovo a vecchi pazzi che premono pulsanti su macchine rumorose e giganti. Comunque bravi, lo scetticismo è un ottimo punto di partenza. Tuttavia spero non vi deluda sapere che la maggior parte degli scienziati sono persone semplicissime, sedute accanto a te sul mezzo pubblico, che fanno la spesa al supermercato e che non hanno nulla da ostentare se non la loro spontanea curiosità. Questi signori vanno anche a prendere una birra con gli amici, non hanno auto di lusso, vanno al cinema, hanno perfino dei partner o allattano bambini. Sì, molti bravissimi scienziati, infatti, sono donne caparbie e brillanti. Non sono famosi ai più, non firmano autografi ma, più semplicemente, a loro piace vivere la vita portando avanti le loro ricerche, senza rammaricarsene. Ci sono però degli aspetti che li accumunano: sono ligi al metodo scientifico basandosi su dati certi raccolti con rigore, sono mossi da uno spirito critico senza eguali e, soprattutto, sono, come accennato precedentemente, infinitamente curiosi, perché come è noto “la curiosità muove il mondo”. Curiosi a tal punto dall’essere disposti a saltare pranzi e cene, o a dormire solo qualche ora pur di trovare risposta alle domande che si erano posti o che qualcuno si era posto prima di loro. Gli scienziati di oggi, sono quelli che hanno creato la molecola che è nella pillola che prendete prima di dormire, ma anche quelli che hanno progettato il sistema viario della tua città per ridurre il traffico; sono quelli che calcolano modelli previsionali per i sistemi franosi ancora sono quelli che ti fanno vedere un tuo caro dall’altra parte del mondo con un semplice click; sono coloro che cercano di capire come articoliamo le parole mentre parliamo o coloro che studiano lo scioglimento dei ghiacci causato dal riscaldamento globale, solo per citarne alcuni tra i più disparati.
Le scoperte della Scienza, piccole o grandi che siano, dovute a questa massa perlopiù anonima di persone, sono pubblicate all’ordine del giorno in sintetici articoli che riassumono anni di lavoro in riviste di settore e come attraverso un setaccio a maglie ultra fine, solo un’infinitesima parte di queste passano alla ribalta dei media. Pensate: solo nel 2006 circa 1 350 000 articoli scientifici sono stati pubblicati (Björk et al., 2008).gm Questi articoli compaiono in riviste che non si trovano proprio nell’edicola sotto casa, spesso sono sul web, sono scritte in inglese e si possono consultare con specifici motori di ricerca, come ad esempio Google Scholar, che è uno dei più comuni. La facilità di comunicazione che abbiamo raggiunto porta a una maggiore informazione, ma solo apparentemente a una maggiore conoscenza. Questa ondata di informazioni che ogni giorno invade i nostri computer, tablet, smartphone e molto distrattamente le nostre menti, dovrebbe infatti essere contenuta e ordinata da fonti autorevoli di verità, altrimenti potremmo tutti svegliarci una mattina atterriti dall’imminente invasione di vespe ultra velenose della Polinesia, oppure rallegrarci per la nuova miracolosa cura per l’emicrania a base di cedro marinato. Non vi risentite, anche le vostre bacheche su Facebook ne sono invase e chissà quanti di voi o dei vostri amici più o meno virtuali, avranno condiviso emerite falsità “acchiappa-click” con portentose retoriche da avvocato, simulando conoscenze fisiopatologiche da medico chirurgo con 40 anni di servizio, con capacità di divinazione straordinarie e uno spirito etico e morale che finirà per sollevare le dita dalla tastiera mettendole nella cartaccia che getterà infine a terra senza essere visto da nessuno. Conoscere la materia, controllando la fonte di ciò che si legge, e che diamine, leggerne più di una se si è veramente mossi da interesse: questo è il modo più corretto per approcciarsi alla materia. Basterebbero poche e semplici regole a limitare il perpetuarsi di scemenze! Se mi permettete vi consiglio di seguire alcune delle mie pagine Facebook preferite: “Curiosità scientifiche”, “Italia Unita per la Scienza”, “No alle Pseudoscienze”, “A Science Enthusiast” e “ScienceAlert” dove troverete un sacco di informazioni interessanti e tanti miti sfatati.
Cercate di voler bene a questi scienziati, che quando aprono Facebook si sentono morire dentro. Molti di voi sono la causa di infarti, depressioni, disturbi bipolari di questi onesti cittadini e lavoratori.
Non ricordo esattamente dove lessi per la prima volta questa frase di Norberto Bobbio ma so solo che mi è rimasta bene impressa nella mente:
“Il còmpito degli uomini di cultura è più che mai oggi quello di seminare dei dubbi, non già di raccoglier certezze.”
Quindi, ricapitolando, sebbene gli Scienziati di oggi non vivano più nelle grandi corti di un tempo, sicuramente ciò che è non è cambiato è il ruolo che essi hanno nel vivere la Scienza come una vera e propria missione, per cui come le persone comuni, ogni mattina si alzano, vanno nei loro laboratori, cercano risposte o sollevano dubbi, contribuendo a portare un progresso continuo e reale nella quotidianità delle persone con azioni a medio-lungo termine per il nostro pianeta.

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