AD OGNUNO IL PROPRIO NATALE: COME SOPRAVVIVERE ALL’IMPORT-EXPORT DELLE FESTIVITA’ – di Duccio Tripoli

In Cina il Natale non esiste, o esiste poco. Ai Cinesi del Natale non interessa affatto, o interessa poco. Come traduzione del termine, mancando completamente tutta la base culturale cristiana che contraddistingue i paesi occidentali, i cinesi hanno adottato un termine che suona ancora più generico e casuale di “Natale”. La parola in questione è 圣诞节 shèngdànjié, traducibile letteralmente con un qualcosa tipo “festa della nascita sacra”, ma riconosciuto in tutta la Cina come la festa più importante per i cugini occidentali.

duccio1aParlavo di quanto, giustamente a mio modo di vedere, ai cinesi non interessi il Natale; tuttavia, come sovente accade con l’import-export di festività, queste ultime vengono traslate in contesti a loro totalmente estranei, svuotate di significato e addobbate come mode passeggere o scuse per trascorrere una giornata diversamente dalla solita routine. In Cina, dove più o meno 50 anni fa un signore dalla fronte spaziosa lanciava la Grande Rivoluzione Culturale del Proletariato, il Natale è un altro giorno (oggettivamente ve ne sono già diversi) di shopping “matto e disperato”; una corsa ad accaparrarsi beni di consumo a prezzi ribassati per l’occasione, un venerdì nero vestito di rosso, un trionfo del capitalismo, di quello made in the USA. Salvo quei pochi puristi del Maoismo e ferventi comunisti e quella manciata di cristiani di etnia Han, la quasi totalità dei cinesi il 25 Dicembre si sveglia di buon ora per evitare le lunghe code nei negozi o attende la mezzanotte tra il 24 e il 25 per aprire ufficialmente la caccia all’acquisto dell’anno sul webbe o altrove.

Non scandalizzatevi più di tanto, anzi pensate a cosa avete fatto voi l’anno scorso in occasione del Capodanno Cinese – Festival di Primavera se preferite – o a cosa farete quest’anno. Se vi interessasse, sarà il 27 Gennaio e sarà, come ogni anno da tempo immemore, la festa più importante della Cina e di diversi altri paesi estremo-orientali. Parlando con cinesi di varia estrazione sociale e culturale, il Capodanno Cinese è la festa che più si può paragonare per importanza al nostro Natale. Inoltre, per gli amanti della geopolitica, il capodanno cinese risulta essere, ogni anno senza eccezioni da diverso tempo, la più grande migrazione umana del nostro pianeta. Come per il nostro Natale, è infatti buona tradizione in Cina tornare alla casa natia per celebrare le feste con la famiglia e i parenti più stretti, solo che in Cina nel giro di 3-4 giorni ben 450 milioni (quattrocentocinquanta milioni) di persone si muovono con treni, navi e aerei, causando uno stallo quasi totale del paese. Non scherzo, il paese si blocca, come un flipper d’annata che se agitato e malmenato troppo veementemente, va in tilt. In più, considerata la mole di tale migrazione, per giorni e giorni famiglie intere si danno il cambio per fare la fila dentro a stazioni affollatissime, consapevoli del fatto che acquisteranno un biglietto dal prezzo maggiorato e che non viaggeranno affatto comodi, visto che i treni stessi saranno letteralmente sommersi di persone. Per fornire un esempio spaventosamente pratico, vi basti pensare che la popolazione dell’Unione Europea, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale del 2013, era di 490 milioni di persone circa; è come se, durante il periodo natalizio, quasi tutti gli abitanti dell’Unione Europea si spostassero nel giro di 3 o 4 giorni per andare da qualche parte. Non male come scenario migratorio!

Cenni demografici a parte, è interessante valutare perché i cinesi abbiano importato, con valori sbagliati e nella maniera più consumistica possibile, il Natale, mentre ancora oggi in Occidente si sappia poco o niente del Capodanno Cinese o Festival di Primavera che si voglia. Ripeto, in Cina il Natale è solamente un pretesto per fare più shopping ma, specialmente nelle grandi città, si iniziano ad intravedere mastodontici alberi di natale, chilometri di lucine colorate e ghirlande innevate, che rappresentano in tutto e per tutto l’atmosfera natalizia che tanto piace a noi stranieri. I geniacci del marketing mi diranno che tutto serve a creare la cornice di festa che invoglia gli amici asiatici a spendere qualcosina in più alla maniera degli stranieri, oramai eletti ad esempio per diverse abitudini e modi di fare. Ribaltando però la questione sul piano storico e sociale, questo è un classico trend che più volte si è osservato nel lungo dipanarsi delle relazioni sino-occidentali. La presenza occidentale in estremo oriente, per quanto non troppo gradita specialmente agli inizi, vanta una storia nettamente più lunga di quella orientale in occidente; e anche le più disparate tradizioni venute da ovest, hanno avuto tempi di incubazione decisamente più lunghi per essere assimilate, accolte e imitate. Quest’ultimo termine, l’imitazione, è un altro fattore che gioca a favore dell’inclusione del natale tra le abitudini cinesi. Nella più recente storia moderna, se si pensa ad imitare, spesso si pensa ai cinesi. Detto proprio fra me e voi, pensando al termine “cinesata” si pensa sì ad un’imitazione, ma ad un’imitazione di scarsa qualità e visibilmente contraffatta. Preciso! Il Natale in Cina è proprio questo: un’imitazione contraffatta male, una ripresa esagerata con lucine e tanti ninnoli, senza alcun tipo di anima e valore. Ovviamente, anche in occidente si osserva ormai una deriva morale che sta portando il Natale ogni anno sempre di più nell’infinita spirale del consumismo sfrenato, ma (r)esistono tutt’oggi alcune eccezioni. Lungi da me l’approcciarmi al Natale in maniera spiritualmente bigotta, ma il Natale in Cina è forse un po’ troppo materiale e vuoto. Così, come mi è successo l’anno scorso, quando un’occidentale si ritrova a trascorrere le feste in Cina, tende a chiudersi tra un ristretto circolo di compatrioti europei con i quali passare le feste (o almeno un paio di pasti luculliani) come si deve. Allo stesso modo fanno i cinesi che si ritrovano a trascorrere il loro Festival di Primavera lontano da casa.

Nouvel an chinois 2015 - Paris 13e

Chissà, forse un giorno sentiremo scoppiare qualche petardo cinese o vedremo dragoni umani muoversi a festa per le vie di una città a cavallo tra Gennaio e Febbraio, anche al di fuori delle più note China Town mondiali. Personalmente non ci vedrei niente di male, nei limiti della decenza e del vivere comune, anche il Festival di Primavera è una festa che merita di essere vissuta e apprezzata. Nel frattempo, in attesa del Capodanno – quello occidentale – non mi resta che augurare a tutti i wunderlettori 圣诞节快乐 Shèngdànjié kuàilè, Buon Natale! 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...