A.D. 2017: LA RESISTENZA DEL CAPODOGLIO E DI BEETHOVEN – di Fausto Jannaccone

Assuefazione.
Mi viene in mente questo termine se penso al modo di porsi della nostra -mia- mente rispetto alle notizie che quotidianamente, una dopo l’altra, continuano a pioverci addosso; notizie che avrebbero dovuto sconvolgerci, indignarci, smuoverci nel e dal profondo, ed invece non provocano che un piccolo prurito che, grattato appena un po’, può scorrer via come una barchetta di carta sulla rapida corrente di un ruscello montano, lasciando dietro di se forse un post su Facebook e nulla più.
Un -altro- attentato da decine di morti: 39 vittime; 14 vittime; 89 vittime; 3 vittime; 114 vittime.
Un -altra- città rasa al suolo dal carnefice di turno: un’organizzazione governativa “amica”; un dittatore (momentaneamente) nemico; i terroristi buoni, quelli cattivi, quelli più cattivi.
Un -altra- imbarcazione stracolma di anime colata a picco lasciando solamente una traccia nelle statistiche.
Un -altro- abuso ai diritti di un popolo, un -altro- sopruso ai diritti dell’umanità interamente intesa, un -altro- atto deliberatamente violento nei confronti dell’ambiente, della natura, del pianeta.
Cosa riesce a darci quel doveroso, necessario tuffo al cuore ormai estinto? Nulla. E probabilmente nemmeno quando ci riguardi in maniera diretta. Figuriamoci se sia una cosa che riguarda un altro paese, regione, strada, se non il nostro stesso vicino invece che noi.
Stiamo perdendo il senso della misura, dei rapporti, la coscienza della nostra posizione all’interno di un sistema, un tessuto sociale che di noi si dovrebbe comporre, ed invece si compone a mala pena di “io”.
Ci hanno cresciuti e plasmati per diventare piccole macchinette che producano per poter produrre ancora, e quindi possano incanalare tutti i desideri e le aspirazioni in altri prodotti-da-altri.
Testa bassa e non mollare che chi si ferma è perduto, non perdersi in inutili azioni, luoghi, scelte che formino una nostra realtà. La realtà giusta ci viene gentilmente fornita già impacchettata, non resta che sceglier quale: l’ultima serie tv, il reality di cucina, quel social network, un campionato di un qualche importantissimo, imperdibile ed interminabile sport.
Possedere, diffidare dal prossimo, tenutario di ogni nostra minaccia e rischio, chiudersi, arroccarsi e non chiedersi perché.
Perché se vi chiedeste, ci chiedessimo “perché?” rischieremmo financo di renderci vagamente conto di cosa ci stia succedendo attorno, chi siamo noi e di cosa avremmo bisogno.
Se mi promettete che non lo dite a nessuno, ma nessuno eh, mi raccomando, vi voglio confessare una cosa: a volte ci provo. Sì lo so… per questo vi ho chiesto di non farne parola, lo so… ma mi viene. Cosa posso farci?

(Inciso: Mi piace cucinare, qualcuno di voi lo sa, e quindi nel piatto che vi sto preparando, dopo aver sistemato tutto questo contorno, ecco che finalmente posso rovesciarvi nel piatto la portata principale: un paio di generose cucchiaiate di banalità, con un pizzico di retorica e una bella spolverata di scontatezza)

2017eEbbene per quel che mi riguarda ho capito una cosa: io ho bisogno di bellezza.
La bellezza potrebbe davvero esser quel motivo per cui svegliarsi, per cui valga la pena di sudare, per cui battersi, per cui poter lasciar da parte altre cose, per cui andare avanti, oltre tutto quello che come dicevo all’inizio ci prova a sommergere e vuol farci cadere inermi.2017h
Dove, cosa è questa fantomatica bellezza? Credo sia un concetto in parte oggettivo ed in parte soggettivo, quindi vi farò alcuni esempi della “mia” bellezza: la Bellezza per me è Palazzo Te a Mantova, è il cortile della Pizzeria “2 Pini” dove mi portavano i miei da piccolo, è il Canopo di 2017dVilla Adriana, è un cancello in ferro battuto, è l’Etna che fuma, è un cavallo che corre “scosso”, è l’escargot di Chartier, è la ragazza che ride, è il “Tango” delle partite  nel cortile del Liceo, è il piccolo gaviale del Royal Chitwan National Park, è una tovaglia bianca appena messa,2017c è il secondo movimento della Settima di Beethoven, è il pavimento del Duomo di Siena, è il marmo di Carrara, è la cabina telefonica rossa di Londra, è la video installazione di William Kentridge, è il gelato al pistacchio, è il piatto di ceramica decorato a mano, è il capodoglio che sbuffa, 2017aè la Moschea Blu di Istambul, è il Canal Grande, è il bicchiere di vino rosso del vinaio all’angolo, è il contrasto tra pietra serena e travertino, è la farfalla Monarca,2017f è il riccio di mare. Ne viene di conseguenza che vorrei che il mondo, la mia città, la mia vita fossero pieni di Kentridge, Beethoven, vino rosso, capodogli, Tango ed escargot.

Questo è ciò che voglio, devo fare nella mia vita, o quanto meno nel mio 2017: provare a lottare per questo. E se qualcuno mi dirà che la ragazza che ride è oltraggiosa per un qualche credo religioso, beh, farò che rida di più. Se al posto del vecchio laboratorio di ceramica metteranno l’ennesima catena di accessori di plastica, non potrò far altro di evitarne e scoraggiarne l’acquisto: quindi provare a ritrovare dove si sia trasferito il laboratorio, per poter regalare dei bellissimi vasi colorati a chi voglia infettare di bellezza. Se vorranno vendere le statue del Canopo ad un museo di Dubai, non lo so, raccoglieremo delle firme e proveremo a persuadere a desistervi. Se ci sarà la possibilità di assistere alla Settima non potrò farmene sfuggire la possibilità, magari provando a portar con me un amico che scopra se davvero esagero nel tesserne le lodi. Se vorranno radere al suolo un bosco di querce secolari per farci un centro commerciale, cercherò di piantare in un vaso delle ghiande per provare a farne delle nuove bellissime, nobile, verdi querce.
Inalare, praticare la bellezza, potrà creare quel sistema immunitario che possa proteggerci dall’assuefazione e dall’accettazione: ci darà orecchie per sentire, occhi per vedere, potremo capire e scegliere, resistere. Resistere in effetti, è la vera ultima necessità e missione: resistere a chi vuole insinuare la paura e la diffidenza verso il prossimo. Resistere a chi per tornaconto personale vorrà imporci modi, costumi, necessità non nostre. Resistere a chi vorrà scegliere per noi. Resistere a chi vuol privarci della nostra naturalezza ed unicità come della nostra voglia di pluralità e condivisione.
Resistere a chiunque minacci ed ostacoli la Bellezza.

Vi ho avvertiti nell’inciso che il bastimento in arrivo era carico di ovvietà. Ma non credo ci sia concesso far altro che perseguire, promuovere, combattere per la bellezza: vocazione ed ambizione personale, ma anche unica strada, soluzione e redenzione per noi tutti.

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