UNO SGUARDO “A MANDORLA” SULLA SITUAZIONE NORDCOREANA – di Duccio Tripoli

Da qualche tempo a questa parte, gli occhi di tutto il mondo sono puntati sulla Corea del Nord e sul rapporto di estrema tensione ormai instauratosi con gli americani, il quale sembra poter precipitare da un momento all’altro, innescando uno scontro armato di dimensioni epocali. A questa pericolosa partita di Risiko stanno partecipando anche Giappone e Corea del Sud che, forti della loro alleanza a stelle e strisce, assicurano di tenere d’occhio la situazione e garantiscono un intervento pronto ed efficace in caso di attacco, o tentato tale, ai loro danni. Non può mancare all’appello la Cina di Xi Jinping che, sebbene sia da sempre considerata l’unico vero ‘compagno’ della Corea del Nord, pare aver terminato la pazienza verso il fratellino vivace e dispettoso che, a più riprese, è stato redarguito e punito dal fratello maggiore.

Diffidando notevolmente dalla stampa nostrana e trovandomi in Cina per lavoro, ho deciso di provare a capirci qualcosa anche dal punto di vista, rigorosamente ‘a mandorla’, di Pechino e del suo governo. Questo, almeno negli ultimi tempi, ha alternato comprensione – sempre meno – a rigorose strigliate verso i vicini di casa orientali, che stanno mettendo veramente a dura prova la pazienza della dirigenza cinese.
Ho così deciso di raccogliere alcune impressioni a caldo tra i miei colleghi cinesi, specialmente tra coloro che insegnano storia o politica, e di sfogliare alcuni articoli in materia apparsi negli ultimi giorni sui quotidiani cinesi; in questo modo si potranno osservare brevemente il sentimento del volgo, indice onesto e talvolta veritiero sui fatti, così come la posizione ufficiale del governo.
Per quanto riguarda il primo, è sembrato comune il sentimento secondo cui i nordcoreani non siano mai piaciuti troppo ai cinesi. Sebbene sia opinione diffusa, quantomeno in occidente, che i due popoli siano andati a lungo a braccetto – Mao Zedong usava descrivere la vicinanza tra i due popoli come quella tra “labbra e denti”, anche se non si è mai sbilanciato troppo nel rivelare a chi toccassero le labbra e a chi i denti – negli ultimi decenni qualunque fantomatica relazione di simpatia è andata via via scemando. “Sai quanti giovani cinesi sono morti nella Guerra di Corea?”, mi chiede un’insegnante di storia durante la nostra chiacchierata; segnale evidente che un risentimento di fondo, nemmeno troppo recente, c’è sempre stato nelle relazioni tra i due popoli. Nella stessa direzione, un’altra insegnante mi mostra una carrellata di immagini satiriche facilmente rintracciabili in rete che prendono di mira il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un, che ormai tutti i cinesi chiamano 金三胖 Jin San Pang (Kim il ciccione) oppure 第三胖 Di San Pang (il terzo ciccione, alludendo al fatto che sia il terzo dittatore nordcoreano, o il terzo dei figli di Kim Jon-Il). E continua, “con tutte le restrizioni imposte in Cina dal Great Firewall sulla navigazione online, come mai è così facile trovare immagini che sbeffeggiano così brutalmente il dittatore
nordcoreano? Pensate davvero che al popolo e ai dirigenti stia così simpatico?” Del resto, come darle torto…

È a questo punto che, anche grazie all’incessante sforzo informativo portato avanti da giornalisti italiani residenti in Cina, mi sono addentrato nella stampa ufficiale cinese, per valutare la posizione del Governo Cinese e vedere quanto vicina possa essere a quella popolare.
Stando ad un servizio uscito qualche giorno fa in televisione, Cina e America avrebbero già una sorta di pre-accordo secondo il quale la Cina non interverrebbe militarmente se gli americani compissero un attacco di massima precisione sull’arsenale nucleare nordcoreano, a patto di escludere a priori un’invasione militare sul territorio. Questa notizia è confermata anche da un articolo apparso sul Global Time Cinese, una sorta di costola del partito, che conferma che in caso di un “attacco chirurgico alle istallazioni nucleari nordcoreane”, la Cina prenderebbe la strada del boicottaggio diplomatico senza intervenire in alcun modo militarmente. Nell’articolo si esplicita chiaramente che la Cina si oppone fermamente alla guerra, ma che deve comunque tutelare anzitutto sé stessa. Tuttavia, se le truppe di Washington e Seul dovessero superare il 38esimo parallelo, “invadendo militarmente la Corea del Nord” con l’intento di “rovesciarne il governo”, la Cina sarà obbligata all’intervento militare a supporto della Corea del Nord. Questo anche per l’importantissima valenza strategica che ha la Corea del Nord per i cinesi, in quanto stato cuscinetto tra le province nord-orientali e la filoamericana Corea del Sud. Nello stesso articolo si spiegano anche le crescenti preoccupazioni cinesi riguardo al proseguire dei test nucleari nordcoreani e per la loro vicinanza alla regione cinese del dongbei (nord-est), la più industrializzata del paese. Per adesso, sostiene Pechino, “non ci sono stati casi di inquinamento nucleare”, ma se questo dovesse verificarsi la Cina rafforzerà le sanzioni verso Pyongyang, tagliando ulteriormente la fornitura di petrolio, di vitale importanza per l’industria nordcoreana. Il tutto, nonostante le crescenti pressioni americane in tale direzione, senza mai giungere ad “un’interruzione totale del rifornimento”.
Insomma la situazione è complessa e di difficile analisi.
In questo breve pezzo si vuole semplicemente fornire un punto di vista da una diversa angolatura sulla situazione, che pare complicarsi giorno dopo giorno, minaccia dopo minaccia. Non si sa bene come e quando finirà la partita, ma da straniero residente in Cina vi garantisco che sarei estremamente grato a tutti i paesi coinvolti se si evitasse lo scontro nucleare; durerebbe poco, ma sarebbe anche pressoché definitivo. Mentre scrivo queste ultime righe, sento il boato dei caccia cinesi che continuano le ormai frequenti esercitazioni/pattugliamenti sul cielo di Shanghai, che oggi splende di un azzurro brillante. Speriamo rimanga tale.

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