INDOVINA CHI VIENE A PRANZO (intervista impossibile in tono semiserio a Barack Obama) – di Fausto Jannaccone

“Salve Fausto, mi sono permesso di ordinare un mezzo litro di rosso della casa. E del ghiaccio. Non giudicar male… Sai, sono tre giorni che mi portano a destra e a manca nelle migliori cantine, aziende e ristoranti a bere bottiglie su bottiglie di super-brunelli, mega-riserve, grandissime selezioni… Ho la lingua praticamente brasata.”
In una camicia bianca elegantemente informale, maniche a tre quarti, jeans e scarpe da ginnastica, Mr. Obama, l’uomo più pericoloso ed in pericolo del globo fino a pochi giorni fa, mi attende con la più disarmante semplicità del mondo, a sedere ad un tavolino della veranda del piccolo ristorante affacciato sui colli del senese. Talmente a suo agio da invitare, direi costringere quasi anche me ad abbassare le difese che spontaneamente ho indossato uscendo di casa, sapendo di andare ad incontrare, face to face, per dirla con loro, un personaggio che resterà nella storia dell’uomo, piaccia o meno.
Non starò a raccontarvi come sia riuscito ad ottenere questo incontro: nemmeno mi credereste.
In sottofondo nel locale si sente un vecchio disco di De Gregori, ‘Bufalo Bill’, uno dei miei preferiti: “Se avessi potuto scegliere fra la vita e la morte, fra la vita e la morte, avrei scelto l’America”. Inevitabile, non posso che fare un rapido collegamento tra il giovane biondo cantato da De Gregori, che va alla conquista dell’immensa verde prateria, e questo signore che è andato a prendersi quella Bianca casa.
Per quanto non sia così in totale controllo dell’inglese la sua parlata mi riesce assolutamente di facile digestione: già da questo si capisce lo scarto tra il grande comunicatore che ho davanti ed il simpatico signore che ne ha preso il posto, e ci parla a “tweet”.
“Buona sera Signor Presidente”
“Barack, te ne prego…”
“Non so se riuscirò, ma ci provo… Signor Barack”
“Ma come fate, Fausto, a riuscire ad andare al lavoro, la mattina, quando vi svegliate e vi trovate di fronte agli occhi appena aperti uno spettacolo come questo?” indicando con un largo, lento gesto del braccio il paesaggio su cui ci affacciamo, e dove in lontananza, sfumata, si indovina Siena.
La tentazione sarebbe di rispondergli che se non si ha una pensione da ex-presidente degli Stati Uniti, paesaggio o no, tocca andarci al lavoro la mattina. Ma non voleva certo esser scortese, al contrario.
Ordiniamo qualcosa da mangiare ad una giovane, un po’ rustica ma piacevole ragazza. Non mi sfugge l’apprezzamento, comunque educato, nello sguardo del Presidente.
Ordiniamo due primi con verdure di stagione, facendoci portare però prima un assaggio di pecorino e prosciutto toscano.
“Cerco di avere un’alimentazione controllata e di prediligere le verdure -in effetti con Michelle sono quasi costretto- ma qualche strappo alla regola bisogna pur che me lo conceda in vacanza, e per questo prosciutto devo dire ne vale davvero la pena!”
Una profonda risata, seguita da un sorso generoso di vino rosso.
“Sai, ci sono, Fausto, due persone che mi interessano molto in Italia…”
“Papa Francesco e?”
“No, guarda, non è Bergoglio una di queste. Certamente una figura eticamente corretta e valida. E questo va bene perchè è intrinseco nella stessa ‘mission’ per cui la religione è stata inventata dall’uomo.
Come ben sai, però, nel mondo occidentale il progresso ha portato l’uomo contemporaneo a non necessitare più così fortemente il rifugio religioso (cosa che al contrario resta fondamentale nei popoli che sono ancora un passettino indietro nell’ ‘evoluzione sociale’, quel secondo-terzo mondo che comprende ad esempio Sud-America e sud-est asiatico, infatti i maggiori attuali contribuenti in termini umani alla causa cristiana, o quel medio oriente e centro-nord africa dove il fondamentalismo islamico fa breccia senza resistenza alcuna); in virtù di questo non lo ritengo un personaggio capace ormai di spostare molto nello scacchiere sociale mondiale.
Quindi no, non è Papa Francesco una delle persone cui mi riferisco.
E’ Carlo Petrini, invece, il fondatore di Slow Food”
Dopo un attimo di perplessità mi scuoto e riparto “E perchè un ‘uomo comune’ come Petrini suscita interesse in una personalità del calibro di un ex Presidente degli Stati Uniti?”
“Perchè, caro Fausto, è la direzione corretta quella percorsa dal movimento da lui capeggiato: hanno trovato secondo me la chiave giusta di lettura del mondo di oggi e dell’alba di domani”
“Il Profeta nella patria Italia…”
“Non lo definirei certo il Salvator Mundi, il Profeta, come dici tu; ma sull’educazione del cittadino medio si deve fondare il recupero della società attuale. Mi spiego meglio. Per quanto si parli di cibo il concetto è molto più ampio; se il consumatore medio, ruolo principe dell’uomo del terzo millennio, viene educato ad una corretta fruizione delle risorse ne beneficia l’intero sistema: prima di tutto, per esempio, ne viene un guadagno nella soddisfazione del gusto. E quindi un soggetto più appagato e più felice è meglio disposto ad operare correttamente. Quindi ne guadagna in salute diretta, perchè ciò che è prodotto correttamente sarà sicuramente migliore. Con un’educazione adeguata si può spiegare al compratore che se non per specifiche necessità ‘d’emergenza’ la fragola ad esempio va comprata d’estate, e d’autunno le arance. Gli si può spiegare che un’alimentazione corretta non prevede carne a pranzo ed a cena. Potrà capire che probabilmente la pera prodotta naturalmente e non in una coltivazione intensiva avrà valori nutrizionali e sapore migliore. E così con questi piccoli ragionamenti ‘di pancia’ abbiamo: 1) salvaguardato patrimoni tradizionali ed identità culturale 2) ridotto lo spreco energetico per il trasporto di una fragola dal sud america a qui 3) migliorato la salute media dei cittadini 4) ridotto l’abuso del suolo e delle risorse 5) restituito consapevolezza ed autocoscienza all’uomo non più soltanto consumatore passivo, ma partecipe contribuente adesso di un sistema sociale funzionante. Visto che si può fare partendo dall’etica del cibo del movimento di Petrini?”
Esco dal ragionamento abbastanza stordito, complice probabilmente il caldo, ma non posso che convenire con lui. “Avevamo detto esser due, però, le persone italiane che suscitano ammirazione in Obama. La seconda quindi?”
“La seconda è in realtà una figura simbolica: lo chiamerei il ‘milite ignoto della cultura’. O se vogliamo esser meno tragici i “gregari della cultura”. Questo sconosciuto eroe è quella persona -e tante ne ho incontrate qui in Italia- che resta orgogliosamente legato e devoto al patrimonio culturale del vostro paese. Non necessariamente deve esser un addetto del settore, come una guida turistica, un professore di Storia dell’Arte o un impiegato di qualche museo. Anzi talvolta sono i primi a non rendersi conto del valore, non economico ma vitale, direi, etico, culturale, salutare, che circonda loro. Ma sono quella signora o signore che raccoglie la cartaccia da terra quando passa nella piazza, il ragazzo che va a visitare un museo nel giorno di festa, la studentessa che trova il tempo di organizzare un piccolo evento culturale nel bar sotto casa, anche soltanto il giovane che mentre cammina per le strade della vostra Siena alza gli occhi e si capacita della bellezza di una loggia affrescata, un tabernacolo dipinto, la statua di un santo. La conoscenza è la vera forza di cui ognuno di noi può dotarsi autonomamente, in senso lato e nello stretto senso della consapevolezza della vostra risorsa principale: il patrimonio culturale di cui la penisola italiana è disseminata.”
Quasi inorgoglito dal volermi provare ad immedesimare in uno di questi militi, se pur fante ed in ultima fila, resto un po’ inebetito a sognare avendo negli occhi la bellezza delle nostre città, domandandomi al contempo perchè debba uno ‘straniero’ ricordarci chi siamo, e scuoterci da una torpida assuefazione che ci rende terra di conquista per nuovi barbari, e non padroni delle nostre fortune.
Ma è nuovamente il Presidente a richiamarmi all’ordine “E invece lo sai chi è veramente incredibile?”
“Chi è incredibile?”
“Silvio Berlusconi. No, dico sul serio. Quello è davvero incredibile!”
Nel mentre una lunga teoria di auto dai vetri oscurati si avvicina e rallentando si ferma davanti a noi. Quella più vicina a noi apre uno sportello e si affaccia Michelle a chiamare il marito. Lui si alza, mi da una vigorosa stretta di mano, quindi sale al fianco della moglie e dopo avermi salutato entrambi con la mano lo sportello si chiude e la lunga carovana riprende il largo. Dietro alla First lady più amata della storia contemporanea statunitense si intravedevano un bel po’ di buste e pacchi con vari marchi e boutique effigiati sopra.
Eh, sì, ce ne vorrebbero di più, e più spesso, da queste parti di questi Obamas…

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