LA RAGAZZA DEI DUE MONDI (prima puntata) – di Nabila Bassiti

“Ciao a tutti mi chiamo Nabila Bassiti e sono nata a Grosseto il 05/01/94 da genitori marocchini. Ho trascorso i primi anni della mia vita a Pari, piccolo borgo della Maremma , per poi trasferirmi a Civitella Marittima dove ho frequentato elementari e medie. Mi sono diplomata presso l’istituto tecnico “Sallustio Bandini” a Siena ed infine ho conseguito la Laurea presso l’Università di Scienze Politiche e Internazionali.
Sono una ragazza molto determinata nella vita e mi pongo sempre grandi obbiettivi: per questo che ho deciso di intraprendere questo percorso di studi, per cercare di cambiare, nel mio piccolo, il mondo”

Ogni migrante  porta con sé la sua storia, sempre difficile, fatta di addii e di rinascita. Per raccontarvi la mia, vorrei iniziare partendo dalla storia dei miei  genitori e del perchè abbiano deciso di abbandonare le loro vite e le loro famiglie.

Mio padre all’età di 23 anni decise di intraprendere questa nuova esperienza , per cercare ciò che tutti noi cerchiamo, ovvero una vita dignitosa e serena.  Arrivato in Italia e trovata la stabilità economica mia madre decise di raggiungerlo, decisione molto sofferta per una donna nata e cresciuta  a Casablanca che poi si è dovuta stabilizzare in un piccolo paesino della Maremma.
Dopo qualche anno al trasferimento decisero di allargare la famiglia nella speranza che un giorno potessero poi tornare al paese di origine.  Nel 1994 nacqui io terza di quattro figli.

Essere figli di migranti ha una duplice sfaccettatura, sopratutto  se oltre ad essere di un’altra cultura sei anche di un’altra religione.
I primi anni delle elementari ricordo ancora le volte in cui tornavo a casa piangendo da mia madre non capendo perchè a mensa non volessero darmi da mangiare la pasta con lo speck, non accettavo di essere diversa.
Crescendo però ho appreso che ho qualcosa che non tutti hanno: la fortuna di essere cresciuta con dei duplici valori e una duplice cultura, cosa che d’altro canto spesso va a scontrasi se non riesci a trovare un compromesso interiore .

Questo compromesso però è molto difficile da trovare poichè non è semplice vivere in una società e allo stesso tempo mantenere la cultura di un altro paese. Gli anni dell’adolescenza sono stati anni molto sofferti, perchè per una ragazza marocchina era proibito andare a ballare o andare alle feste; quindi mi ritrovavo a passare i sabati sera a casa quando invece le mie amiche andavano in discoteca.
Quanti pianti mi sono fatta, e molto spesso mi sono chiesta perchè i miei avessero questa mentalità ottusa, però con il passar degli anni ho capito che ogni tappa ha un età e bruciare le tappe non è molto costruttivo. Si è vero io in quegli anni mi sono disperata ma tornassi indietro vorrei che i miei genitori mi proibissero ancora di andare a ballare all’età di 14 anni .

 

Per quanto riguarda il resto, non mi sono mai sentita inferiore o al disotto di nessuno, anzi forse mi sono sentita sempre un gradino più in alto degli altri, perché vivere con due culture così diverse non è che una ricchezza.

Molti chiedono se mi sento più italiana o marocchina e a questa domanda rispondo sempre che mi sento entrambe… l’Italia è la mia patria, la mia casa, il mio mondo, mentre il Marocco è la mia origine .

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