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TUTTO PIERLUIGI SACCO: CAPITALI EUROPEE, STATI GENERALI, ESPOSIZIONI UNIVERSALI E MOLTO ALTRO – di Fausto Jannaccone

Ormai qualche mese è passato da quei fatidici giorni di metà Ottobre, quando svanì il sogno e si concluse il percorso della candidatura senese a Capitale Europea della Cultura. Il ferro è oramai freddo, ed il vento si è almeno in parte placato. Per questo siamo andati a bussare, con qualche domanda, alla porta del Professor Pierluigi Sacco, direttore del progetto e vero Deus ex machina del fermento culturale che ha animato la città negli ultimi anni. Continua a leggere TUTTO PIERLUIGI SACCO: CAPITALI EUROPEE, STATI GENERALI, ESPOSIZIONI UNIVERSALI E MOLTO ALTRO – di Fausto Jannaccone

AL CINEMA SERVE UNA DOSE DI SUPERSESSO (’70) – di Jacopo Rossi

Un’atmosfera trash, che si rifà fieramente a pellicole ormai vecchie di quarant’anni. Una colonna sonora funky, vivace, allegra. C’è di tutto: arti marziali, horror, sesso (?) e fantascienza. Soprattutto fantascienza. La trama è dominata infatti da un attacco alieno, anzi, di un alieno, a metà tra il Ranxerox di Tamburini e Liberatore e un Terminator di infima categoria. Continua a leggere AL CINEMA SERVE UNA DOSE DI SUPERSESSO (’70) – di Jacopo Rossi

Paolo Lorenzi, un senese alla battuta- di Lorenzo Cialdani*

Partire da Siena per calcare i campi da tennis di tutto il mondo, portando con sé grinta, talento e abnegazione. La storia di Paolo Lorenzi, eccellente tennista azzurro, inizia dalla realtà senese, dove continuano a risiedere gli affetti e le sue speranze per il futuro, fino ai grandi risultati ottenuti: 21 trofei Challenger, una finale ATP250 e la posizione di N.49 del mondo, oltre a numerose convocazioni nella Nazionale italiana in Coppa Davis. Continua a leggere Paolo Lorenzi, un senese alla battuta- di Lorenzo Cialdani*

La nuda Scienza – di Ferruccio Palazzesi

Blog originale. Divertente, ironico e, cosa ancora più importante, una bella boccata di ossigeno per la Scienza e la sua divulgazione. In questi periodi bui, in certi casi quasi medioevali, trovare idee che cercano di far pensare e ragionare scientificamente le persone fa sempre piacere e tali progetti meritano la pubblicità necessaria. Ecco che con i potenti mezzi telematici messi a disposizione dalla Scienza (internet), decidiamo di metterci in contatto con i gestori della pagina “Tette per la Scienza” (TxS) per capire chi sono, cosa fanno e quale é il loro progetto. Ci risponde Lara, giovane laureata in Archeologia, i primi tre anni, e Scienze Preistoriche, i secondi due, attualmente occupata nel ramo del web marketing. Continua a leggere La nuda Scienza – di Ferruccio Palazzesi

DIEGO, 25 ANNI, DI PROFESSIONE CICLISTA – di Fausto Jannaccone

Ulissi Diego, 15 Luglio 1989, Cecina. Con queste poche parole abbiamo già detto tanto: giovane ciclista toscano verace, con alle spalle una brillante carriera giovanile. Dal 2010 entra a far parte dei professionisti sotto la guida di Saronni e nel 2011 arriva il primo traguardo al Giro d’Italia; quindi vari Gran Premi, Coppe, la Milano-Torino del 2013. Poi arriva l’anno più lungo della sua carriera: il ragazzo è cresciuto, la promessa si realizza. Il Giro d’Italia lo incorona campionicino: prima la tappa di Viggiano, quindi il numero di Montecopiolo. Il difficile non è vincere, ma rivincere, e Diego lo fa dove nessuno più se lo aspetta. I giornali lo celebrano, i tifosi si esaltano: è l’anno di Nibali, ma Ulissi si è ritagliato un bel posto nel cuore e nelle speranze future azzurre. Un interminabile 2014, che ancora deve dire l’ultima parola, ma torniamo all’inizio di questo anno: per chi già fosse “fan” di Diego è stato possibile vedere l’evento organizzato in suo onore prima della partenza per il Giro dal suo Fans Club, ovvero una bella merenda a Donoratico. Ecco qui tutto Ulissi: casa, famiglia, amici; cosa vogliono dire per Diego queste parole?

Queste parole per me vogliono dire tantissimo, famiglia in particolare: nei momenti felici ma soprattutto in quelli difficili una famiglia unita intorno a te può farti superare tutto e affrontare la vita con forza e ottimismo… Ho la fortuna di avere tantissimi amici che mi vogliono bene e sono pronti ad aiutarmi in qualsiasi situazione ed io contraccambio sempre il loro affetto

Dicevamo Cecina, Donoratico, quindi Toscana, terra fertile per l’uva ma anche per le due ruote: penso a Gino Bartali, come a Mario Cipollini, passando per il tuo conterraneo Paolo Bettini o l’indimenticato Franco Ballerini, solo per citarne qualcuno. Quando da piccolo “giocavi a fare il ciclista” sentivi di essere nel posto giusto o non è stato un fattore che abbia inciso nel percorso che ti ha portato fin qui?

No, non è un fattore che abbia inciso particolarmente; mi sono appassionato al ciclismo grazie a mio padre Mauro che correva in mtb, ho iniziato a correre a 6 anni

Se pensiamo a Ballerini, Bettini e Cipollini ci viene subito in mente come abbiano impreziosito le loro carriere con i trionfi azzurri di 2002, 2006 e 2007; il sogno nel casseto di Diego qual’è? Diventare un campione della grandi classiche, vincere una delle grandi corse a tappe o proprio vestire la maglia iridata?

Mi trovo bene nelle gare di un giorno con una certa durezza mi piacerebbe in futuro fare bene su questo tipo di percorsi che esaltano le mie caratteristiche

Quindi la gara di casa nostra, la Strade Bianche, potrebbe rientrare negli obbiettivi?

Si è una gara che veramente mi piace sarebbe bello un giorno essere con i primi per poter provare a vincerla

La prendo come una promessa! Per chiudere la classica domanda di rito: cosa ha chiesto Diego a Babbo Natale ?

Quello che gli chiedo tutti gli anni, in primis salute e poi tanta felicità per me e tutta la mia famiglia!!

APRE IL TEMA…ENRICO MARIA PAPES – di Jacopo Rossi

Inizia, con questa intervista, un nuovo capitolo per noi (e voi) del Wunderbar. EsclusiWe è una rubrica irregolare e ad ampio spettro, che si propone di portarvi la testimonianza di chi la cultura, in Italia e nel mondo, l’ha fatta, la sta facendo e, perché no, la farà. Non aspettatevi molto da questa rubrica, perché vi darà molto di più.
Buona lettura.


«È dal 1974 che non vivo più in una casa con il riscaldamento. Preferisco la campagna, il contatto con la vita vera: quando fa freddo voglio aver freddo. E torno in città il meno possibile». A parlare è Enrico Maria Papes, batterista storico de I Giganti. La sua non è stata una scelta casuale, dettata dalla voglia di distinguersi e vestirsi d’una patina da eremita chic che non gli appartiene. È la normale evoluzione, normale ma non scontata, di uno dei protagonisti della musica degli anni Sessanta, molecola di un gruppo, insieme ai fratelli Di Martino e a Checco Marsella, già “diverso” per spirito e vocazione.

Cosa vi distingueva dai vostri colleghi?
«Eravamo l’unico gruppo vocale. Eravamo lontani, come stile e vocazione dalla moda beat del momento. E, cosa ancora più importante, rifiutavamo le cover famose, e se proprio dovevamo scegliere pezzi stranieri, sceglievamo quelli che si adattavano al nostro stile (NdR, A taste of honey che diventa In paese è festa, Bad boy di Lillian Armstrong trasformata in Solo per voi)». Quando tutti ci davano dentro col cha tun tun, noi siamo usciti con una sorta di swing, Tema.

Come nacque  Tema?
«Avevamo un amico, Pino de Vita, che studiava pianoforte al conservatorio. Un giorno ci fece sentire il motivetto che avrebbe poi dato origine a Tema. Scegliemmo l’amore come argomento e ognuno si scrisse la sua strofa. Tra l’altro la mia parte è stata estesa malissimo, non mi è mai piaciuta».

giganti 2

 Fu il vostro primo vero successo, preceduto da Una ragazza in due (cover di Down came the rain, di Michael Murray), che non ebbe però vita facile…
Nonostante il testo fosse chiaro, giudicarono il titolo troppo ammiccante, ambiguo. La Rai boicottò il brano, che riscosse comunque un successo clamoroso e ci “lanciò”. L’argomento era quel che era, ma eravamo giovani, ci piaceva scherzare e quel pezzo era divertente.

Qualche anno dopo vi confrontaste nuovamente con la censura.
Nel 1967: fu il turno di Io e il Presidente. Lo presentammo al Cantagiro, ma come per Una ragazza in due, il senso fu totalmente travisato. Per noi esprimeva un concetto di assoluta democrazia, parlava di un semplice cittadino che può aspirare alla carica di Presidente della Repubblica (ai tempi Giuseppe Saragat) pur non essendo nessuno. Ci imposero di modificarla, noi rifiutammo e il pezzo non passò.

Nello stesso anno andaste anche a Sanremo con Proposta, incontrando, questa volta, le critiche di un vostro collega, Luigi Tenco.
Ce le riferì Giorgio Gaber, nostro grande amico. Durante il festival (lo stesso nel quale poi il cantautore genovese si sarebbe suicidato, NdR) Tenco disse che avevamo “pistole ma ci sparavamo cioccolatini”. Non accettava che trattassimo certi argomenti alla nostra maniera, ma te l’ho già detto: eravamo giovani e per noi era già molto poter parlare di certe cose a modo nostro.

Eravate davvero dei rivoluzionari, vi consideravate tali?
È un parolone. Eravamo diversi, questo sì. Non avevamo un ideale politico comune e la politica stessa era distante dalla nostra musica. Avevamo i nostri interessi, verso l’amore, la natura, la pace.

Ideali simili a quelli dell’allora neonato movimento hippie.
Quando arrivò in Italia noi avevamo già le nostre radici. E, purtroppo, nel nostro Paese divenne solo una moda, priva dei concetti che la animavano negli Usa. Il perché non lo so, forse perché a quei tempi eravamo in pieno boom economico e la gente aveva voglia di star bene, non complicarsi la vita. Come oggi, del resto.

Cosa è rimasto di quegli anni?
Dei Giganti?

Anche.
Dei Giganti è rimasta la parte “leggera”: Tema, Una ragazza in due…del nostro impegno non è rimasto niente. Il nostro disco migliore, Terra in bocca, è rimasto sconosciuto per 40 anni. Delle nostre intenzioni, anche, non c’è più niente.

E in generale?
Anche qui, niente, basta vedere come vanno le cose. Abbiamo tolto ai giovani la possibilità di sognare e programmarsi la vita. Dopo un ventennio “televisivo” e questa crisi economica credo che non ci sia da aspettarsi niente di meglio.

Cosa possiamo fare, allora?
Continuare a sognare: anche se non tutti i sogni si saranno realizzati, potremmo dire di non aver avuto incubi e di aver fatto dei gran bei sogni, anche se il momento è difficile.

PS: si ringrazia il giornalista Luca Pollini per la gentile collaborazione