Archivi categoria: eWenti

CAPITOLO2: INVERNO – NAZARENO DE SANTIS (IN 2000 BATTUTE) – di Fausto Jannaccone

Dal 20 dicembre 2015 al prossimo 20 marzo nei locali del Bar Il Palio è possibile visitare “capitolo2:INVERNO”, secondo step del progetto espositivo “das Lied der Zeit” (in italiano “il canto del tempo”), organizzato dal gruppo Wunderbar-Siena per la stagione in corso, la terza ufficiale per questa Associazione Culturale.

Secondo di tre capitoli legati all’avvicendamento delle stagioni è stato preceduto dall’interpretazione dell’autunno affidata al fotografo senese Stefano Vigni; la stagione in essere è invece affidata alla sensibilità artistica dell’emergente artista Nazareno De Santis, originario di Latina.

La collaborazione tra Wunderbar e De Santis viene da lontano. Già nella primavera dello scorso anno un’opera dell’artista laziale fu esposta nella saletta-galleria che si affaccia sulla Piazza del Campo: De Santis insieme agli altri artisti del giovane collettivo “MADRE” di cui fa parte, furono protagonisti della mostra “Il viaggio dell’artista”, organizzata dall’Associazione Wunderbar nei mesi di aprile e maggio 2015. Il collettivo ha fatto il suo esordio sul panorama artistico contemporaneo nazionale a “Paratissima 2014”, rassegna artistica torinese, dove De Santis raccolse numerosi consensi e riconoscimenti, presentando un lavoro estrapolato dal suo progetto in divenire “Memoria-Allontanamento”: di questo stesso progetto fanno parte le cinque installazioni esposte in questi mesi al Bar Il Palio.

12494084_10208442568451520_643952541_oAttraverso la sovrapposizione di lastre radiografiche di crani con fotografie antiche provenienti dall’archivio personale dell’artista, e mediante una retroilluminazione dell’opera, ne scaturisce quella che potremmo definire un’ “istantanea di un ricordo”; il ricordo personale dell’artista diventa anche “ricordo di un ricordo” nell’inconscio dello spettatore, creando una silenziosa empatia e condivisione della ricerca di una memoria collettiva.

Così Nazareno De Santis ci trasporta in una stagione invernale che diventa quel momento in cui un quasi letargico raccoglimento, un’intima riflessione, ci offrono l’occasione per riscoprire l’essenza stessa di noi stessi, fatti di una storia, di molte storie, di lontane radici e di un percorso senza il quale non avremmo potuto esser adesso quello che siamo diventati.

Annunci

CATALOGO FOTOGRAFIE ASTA “HELP NEPAL” – 20/05/2015

A questo link potrete visualizzare le 40 fotografie dell’esposizione straordinaria “HELP NEPAL” e che andranno quindi poi a comporre l’asta.

Le 40 fotografie sono state realizzate poco più di due mesi fa da Fausto Jannaccone, e testimoniano la vita di una regione così diversa, oltre a mostrare luoghi adesso non più esistenti o profondamente sconvolti, quali ad esempio la Durbar Square di Patan con le sue pagode adesso crollate, il tempio di Pashupatinath a Kathmandu, o frammenti del quotidiano di zone assai prossime all’epicentro del sisma e quindi adesso davvero spazzate via.

Saranno ancora visibili dal vivo fino a mercoledì mattina, quando verranno quindi spostate alla sede dell’asta, palazzo Patrizi, in via di Città a Siena.

L’asta avrà luogo dalle ore 18,30 fino ad esaurimento lotti e la base d’asta sarà di soli 5 euro per fotografia.

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.793757970722514.1073741830.381390168625965&type=1&l=af2566ed1d

Il Nepal in bianco e nero – di Fausto Jannaccone

“Secondo me avresti dovuto farle a colori…”, questo mio fratello dopo aver visto le fotografie appese alle pareti del bar. Certo che avrei potuto, assolutamente avrei potuto, e non nego che sicuramente alcune delle immagini avrebbero avuto un passo in più,una vitalità immensamente maggiore. Già, appunto vitalitàContinua a leggere Il Nepal in bianco e nero – di Fausto Jannaccone

NON LASCIAMO SOLO IL NEPAL – di Fausto Jannaccone

Oṃ Maṇi Padme Hūṃ

(sanscrito, devanāgarī ॐ मणि पद्मे हूँ,) è il mantra di Cenresig, il Buddha della Compassione e protettore di chi è in imminente pericolo. 

Oṃ rappresenta il principio universale, il suono che diede origine a tutte le cose, e lo si pone all’inizio di ogni mantra;
Mani in sanscrito significa «Gioiello» ed indica l’essenza del Nirvana, il più prezioso dei tesori;
Padme significa «loto» ed indica il Saṃsāra, il mondo fenomenico;
Hūṃ è la sillaba che rappresenta la Sapienza che trionfa sull’odio , ed è utilizzata anche come simbolo di buon auspicio;
Il Mantra sta ad indicare che il Nirvana non va cercato al di fuori del Samsara, ma nel suo “cuore”, nella quotidianità. Continua a leggere NON LASCIAMO SOLO IL NEPAL – di Fausto Jannaccone

IL VILLAGGIO DEGLI ESCLUSI – di Valeria Mileti Nardo

Recuperare la memoria del manicomio di Siena, o meglio, recuperare la memoria e le storie dei “matti”, degli esclusi, degli “altri”: da questo punto è partita la riflessione dell’artista Giovanni Sesia e della curatrice. Iniziare con i materiali: questo è il punto fondamentale dell’installazione. L’artista ha lavorato su due tipologie di documenti presenti nell’archivio dell’ex Ospedale Psichiatrico: le fotografie dei degenti, dagli ultimissimi anni dell’Ottocento agli anni Trenta del secolo successivo, e due documenti scritti, ovvero una cartella clinica del 1871 e un registro-diario del 1748. Sesia ha lavorato sui volti dei pazienti, sulla loro effige fotografica ricavata al momento d’ingresso nel manicomio. Continua a leggere IL VILLAGGIO DEGLI ESCLUSI – di Valeria Mileti Nardo

IN VIAGGIO CON “MADRE” – di Francesca Rosini

11100088_10205249481570718_4392099542227504643_nMADRE nasce a Torino nel Novembre 2014 in occasione della rassegna artistica Paratissima 10 e riunisce tredici giovani creativi provenienti da diverse realtà.

Dal Guatemala alla Francia fino all’Argentina, dalla Sicilia al Lazio fino al Piemonte passando dalla Campania: percorsi estremamente differenti ma accomunati da un condiviso bisogno di esprimere e raccontare se stessi, la propria formazione e provenienza, attraverso opere pittoriche, fotografiche e installazioni video. Continua a leggere IN VIAGGIO CON “MADRE” – di Francesca Rosini

La Guerra più Grande: la presentazione – di Michele Piattellini

C’è stato un tempo nemmeno troppo lontano in cui i pittori hanno detenuto il monopolio dell’immagine. I loro dipinti erano le uniche raffigurazione con cui un individuo potesse entrare in contatto. In quegli anni e fino alla fine dell’ottocento i pittori più in voga erano quelli in grado di dimostrare grande maestria tecnica. Jean Leon Gerome e Alexander Cabanel erano tra coloro che  avevano il massimo successo. Perché oggi sono quasi del tutto  dimenticati?Tutto comincia a Parigi il 15 aprile del 1874 quando nello studio del fotografo Nadar si riunisce un gruppo di pittori rifiutati dal Salon Ufficiale. Le loro opere suscitano scandalo poiché vengono giudicate un’assurda accozzaglia di colori. Questi pittori passeranno alla storia con il nome di Impressionisti. Tra di loro il più impressionista di tutti era Claude Monet. Continua a leggere La Guerra più Grande: la presentazione – di Michele Piattellini

La Guerra più Grande Dicembre 2014 – Gennaio 2015

Nel corso della sua seconda stagione di attività l’Associazione Culturale Wunderbar-Siena, grazie anche alla valida collaborazione trovata nella Rivista Progressus, organizza per i mesi di Dicembre e Gennaio l’evento “La Guerra più Grande“, per introdurre l’anno 2015, in cui ricorreranno i 100 anni dall’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale. Continua a leggere La Guerra più Grande Dicembre 2014 – Gennaio 2015

TOZZI E LA SUA SIENA: UN CONFLITTO ANCORA IRRISOLTO – di Michele Masotti

PicsArt_1389200241207Parlare di Tozzi senza parlare di Siena è impossibile. Non è vero però il contrario, laddove la figura del nostro grande romanziere appare sfumata, o quantomeno sfuocata nella memoria e nella dimensione cittadina. Se infatti la critica riscoprì Tozzi dagli anni sessanta come autore tra i massimi del primo Novecento, lo stesso forse non hanno ancora fatto i lettori. Vi è una sorta di interesse sotterraneo che perdura, quello è indubbio, interesse che però non diviene quasi mai esplicito. Di Tozzi a Siena se ne parla ancora poco. E male.

La riluttanza nell’assimilare la sua grandezza potrebbe a prima vista essere dovuta alla difficoltà della sua indagine letteraria. Chi legge si trova difatti di fronte a uno scandaglio interiore dei personaggi spesso doloroso e problematico, di difficile accettazione. Il che dialetticamente appare senza dubbio anche come un punto di forza, poiché vi è la possibilità di scoprire più e più volte la sua opera, trovando sempre qualcosa di nuovo sul fondo dei nostri “scavi”. Ma la cosa che più inquieta è che Tozzi, a differenza dei grandi autori “psicoanalitici” del suo tempo ai quali viene accostato (Svevo e Pirandello in primis), non prende mai le distanze dalle sue creature. Egli in realtà ci fa specchiare nelle miserie di Adele, Ghisola, Pietro, dei fratelli Gambi mostrandoci un qualcosa del loro animo che il lettore forse preferisce non conoscere fino in fondo, ricercando invece una dimensione consolatoria che in queste come nelle altre superbe sue creazioni è assente.

Non è un caso che già i suoi contemporanei lo schivarono, considerandolo un personaggio fuori dai ranghi. Non un popolano, né un aristocratico, tantomeno un borghese. Indefinibile socialmente e imprevedibile nel comportamento. Dunque un rapporto conflittuale fin da subito. Egli amava Siena, ma la Siena bibliotecaria e medievale su cui si era formato. La Siena degli scorci descritti infinite volte in modo superbo e malinconico. Oggi la realtà non è la stessa di allora, e le istantanee del fotografo Velvet esposte alla mostra del Wunderbar mostrano proprio questo: la mutazione dei luoghi tozziani cento anni dopo. Allo stesso tempo, benché le condizioni cittadine siano decisamente mutate, e benché la mentalità non sia così ristretta come a inizio ‘900, forse l’incapacità senese di accogliere fino in fondo uno dei suoi più grandi figli consiste nel non accettare l’identificazione con chi tratteggia la città attraverso le sue ristrettezze e meschinità.

È invece con un’ampia finalità di riscoperta che si muove il progetto dell’Associazione Wunderbar in questo inizio anno. Una chiacchierata conviviale e una piccola mostra che compari i luoghi di Federigo alla Siena contemporanea. E un’altra corposa iniziativa di fine gennaio, con una camminata cittadina che ci faccia addentrare negli stessi luoghi descritti dal nostro grande romanziere.

I ragazzi del Wunderbar credono infine che non vada soltanto restituito al Nostro il ruolo letterario che gli conviene all’interno della nostra comunità, ma che una sua rivalutazione sia propedeutica per una migliore comprensione della comunità stessa, ancora prigioniera e contesa, come la sua opera, tra ristrette pulsioni, spinte regionaliste e viceversa sofferte aspirazioni internazionali.