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J.S. BACH, L’ARTE DELLA FUGA

Sebbene sia ampiamente accettato che L’arte della fuga si presti meglio a un’esecuzione alla tastiera, rimane il fatto che Bach non fornì alcuna indicazione a proposito dello strumento o degli strumenti da usare per la sua esecuzione. Alla sua morte, la pubblicazione di ciò che il secondo figlio, Carl Philipp Emanuel, descrisse come “la più perfetta delle Fughe” rimase incompleta, lasciando ai posteri una serie di domande irrosolte. Di seguito potrete ascoltare tre grandi interpretazioni dell’opera eseguita al pianoforte, all’organo e al clavicembalo.

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J.S. BACH, CONCERTI PER CLAVICEMBALO

I tredici Concerti per uno o più clavicembali e archi di Bach sono il frutto degli anni trascorsi a Lipsia ed è probabile che siano stati composti per essere eseguiti dal Collegium Musicum, di cui egli fu direttore tra il 1729 e il 1744. I brani sono spesso degli adattamenti di precedenti concerti per violino e vennero eseguiti in occasione dei concerti tenuti presso il Collegium dai figli di Bach, Wilhelm Friedemann e Carl Philipp Emanuel. Da un punto di vista storico, i Concerti per clavicembalo di Bach sono importanti per l’influenza esercitata nello sviluppo successivo del concerto per strumenti a tastiera, anche se solo uno di questi, il Concerto in do maggiore (BWV 1061), sembra essere un lavoro originale per due clavicembali. Questo brano fu definito dal biografo di Bach, Johann Nikolaus Forkel, “talmente innovativo che sembra sia stato composto ieri… L’ultimo Allegro è una fuga magnifica e rigorosamente lineare”.

J.S. BACH, PASSIONE SECONDO GIOVANNI

Le alterne fortune della Passione secondo Giovanni e della Passione secondo Matteo sono la dimostrazione di come anche le opere eccelse siano sottoposte alla dittatura della moda: il XIX secolo vide poche rappresentazioni della prima a causa dello scarso interesse del pubblico dell’epoca, mentre oggi il tono epico, generoso della Passione secondo Matteo affascina meno rispetto all’efficace immediatezza della Passione secondo Giovanni, composta da Bach precedentemente.

Nell’apertura del coro della Passione secondo Giovanni, il contrappunto, sostenuto da una linea di basso dal carattere misterioso, non dà tregua e sembra essere il commento sonoro di immagini tragiche. I personaggi sono delineati con abili tratti: Pietro rinnega Cristo con una rapidità sconvolgente – quasi con facilità – e l’effetto della scena si averte solo più avanti, nella crudele aria tenorile che conclude la prima parte, Ach mein Sinn. La scrittura non è incardinata su un’aria ma sul confronto tra Cristo e Pilato, quando il governatore si interroga su “Cos’è la verità?”. Solo allora il ritmo rallenta, sfociando in una serie di meditazioni sempre più frequenti che sospendono la narrazione per culminare nell’aria del soprano Zerfliesse, mein Herze.

J.S. BACH, SUITES PER VIOLONCELLO SOLO

Nelle Suites per violoncello solo, Bach fornì ai violoncellisti l’estrema raison d’être, l’obiettivo supremo da raggiungere. Nei magnifici Preludi e nelle Allemande, nelle Correnti vivaci e nelle rustiche Gighe, negli aggraziati Minuetti e nelle gravi Sarabande Bach ha esplorato tutta la miriade di sfumature che il violoncello è in grado di esprimere con le potenzialità armoniche delle sei tonalità scelte, dal vero inno alla vita della terza Suite in do maggiore, all’introversa malinconia della quinta, al sommo splendore della conclusiva Suite in re maggiore, scritta per un violoncello a cinque corde e definita da Rostropovič “una sinfonia”.

J.S. BACH, SONATE E PARTITE PER VIOLINO SOLO

Pur non essendo uniche nel loro genere, le Sonate e le Partite di Bach sono da considerarsi, per la loro bellezza e complessità, uno dei punti più alti della letteratura violinistica. Le tre Sonate sono composte da quattro movimenti ciascuna e iniziano tutte con un lento brano rapsodico, che ricorda lo stile improvvisato o “stylus phantasticus” tipico degli organisti tedeschi. Segue una fuga, anche questa all’apparenza più adatta a essere eseguita da un organo che da un violino. Alle difficoltà insite nel complesso contrappunto, Bach aggiunge armonie che impongono l’esecuzione di note su due o più corde simultaneamente. Le Sonate sono alternate a tre Partite, suites di danze contenenti accordi fino a quattro voci, come ad esempio la virtuosistica Ciaccona che conclude la Partita in re minore.

J.S. BACH, IL CLAVICEMBALO BEN TEMPERATO

Bach raccolse i due libri composti da 48 Preludi e Fughe in diversi periodi della sua vita: solo il primo, risalente al 1722, porta il titolo Das wohltemperierte Klavier (Il clavicembalo ben temperato), mentre il secondo fu probabilmente completato all’inizio degli anni ’40 del Settecento. “Ben temperato” significa ben accordato: infatti, all’epoca di Bach venivano utilizzati vari tipi di accordature di cui non conosciamo le caratteristiche esatte. Gli strumenti a tastiera, non potendo variare con precisione l’intonazione di ogni nota, dovettero adottare un sistema di “temperamento”. E’ una questione che egli stesso lascia aperta; anche la parola “Klavier” utilizzata da Bach è ambigua e non designa un preciso strumento a tastiera.

Preludio e Fuga n. 2

Preludio e Fuga n. 4

J.S. BACH, I CONCERTI BRANDERBURGHESI

La pietra angolare della musica orchestrale di Bach è rappresentata dalla raccolta dei sei concerti che il musicista compose nel 1721 in onore del Margravio di Brandeburgo, potente principe della Germania feudale. Si tratta, probabilmente, dell’antologia strumentale più eccezionalmente varia del suo tempo: nei sei concerti non vengono mai adottate le stesse combinazioni di strumenti e la loro gamma timbrica è, di conseguenza, di una varietà senza precedenti.

Concerto Branderburghese n. 2

Concerto Branderburghese n. 5

J.S. BACH, L’ARCHITETTO DI CATTEDRALI di Davide Cortonesi

bach

Ho pensato di tenere per questo blog una rubrica di storia della musica classica, che attraverso articoli e video musicali, ripercorra a grande linee le tappe fondamentali della musica colta occidentale. Questa scelta comporta tuttavia il seguente dilemma: l’articolo di un blog per essere appetibile non può essere troppo prolisso, ma non deve neanche risultare banale negli argomenti trattati. Spero proprio di riuscire a trovare un giusto compromesso strada facendo.

Per prima cosa ho pensato ad una selezione temporale: partire dalla civiltà greca sarebbe sicuramente stato di buon auspicio per la durata del blog, ma avrei rischiato di non parlare mai di un tal Beethoven o di un certo Chopin che, rispetto all’Epitaffio di Sicilo, ritengo vagamente più interessanti per il nostro tipo di pubblico. Nulla toglie che, se l’iniziativa avrà lunga vita, si possa un domani fare un viaggio nel passato. Mi sono poi posto il problema del taglio e del tipo di argomento da affrontare volta per volta: vado per autore? Per stile? Per tipo di composizione? Ho optato per la prima delle ipotesi, riservandomi degli approfondimenti specifici ogni qual volta lo riterrò necessario, o mi verrà richiesto dai commentatori.

Da dove partire quindi e perché? La scelta è ricaduta su Johann Sebastian Bach (Eisenach, 1685 – Lipsia 1750). Mi direte, o forse no, e la Camerata de’ Bardi con la nascita dell’Opera teatrale in musica? Monteverdi, Frescobaldi, Corelli e tutti gli altri? Per il momento verranno orrendamente scavalcati in favore del “grande uomo” di Lipsia. Il perché è presto detto, in primis poiché così ho deciso e poco potete farci (le manie di onnipotenza date dal blog stanno prendendo ormai forma) e poi perché Bach si è conquistato un’universalità che va al di là di ogni connotato storico. Massimo Mila scrive al riguardo: più che innovatore e rivoluzionario, Bach è un «genio squisitamente assimilatore […] che si presenta a noi con la piena solennità, con l’autorità imponente di coloro che concludono un’epoca e tutti i caratteri ne assommano in sé, portandoli ad espressione perfetta e definitiva». Ed infatti egli praticò ogni sorta di forma musicale che era in voga al tempo, all’infuori del teatro. Su Bach sono stati scritti volumi immensi, ed è per questo che adesso mi trovo nell’imbarazzo della scelta. Le note biografiche potete trovarle facilmente sul web, a patto che nella ricerca scriviate oltre al cognome  anche il nome, poiché seppur risulta il più famoso compositore della sua stirpe, degli 86 Bach dell’albero genealogico, solo 9 non hanno seguito la carriera musicale. Al tempo il musicista era un mestiere da tramandarsi di padre in figlio, come poteva essere il falegname. Nel Barocco infatti la musica ha ancora una connotazione di tipo artigianale: siamo molto lontani da quelle “versioni d’ultima mano” intese come forma geniale dell’opera d’arte in sé compiuta tipica del Romanticismo. Per Bach e i suoi contemporanei continuare a lavorare su di un’opera finita è la regola, ed è una chiara indicazione della componente artigianale del mestiere di compositore.

Protagonista indiscusso del tardo Barocco, ostinato cultore del passato e scettico antimodernista, Bach viene contraddetto dalla propria personalità, la più rappresentativa di quell’epoca e, insieme, la meno allineata sulle posizioni dei contemporanei; quindi personalità eccezionale, al di fuori della norma, atipica. Si scopre così che il più grande dei figli di quel tempo è il meno noto e che il suo messaggio non fu letto se non da pochi. Bisognerà attendere gli inizi dell’800, con la “Bach-Renaissance”, per poter affrontare il problema della vita e dell’arte di Bach.

Ma come poter descrivere, in poche parole e senza addentrarsi in specifiche analisi il vastissimo repertorio bachiano? C’ho pensato molto e  credo che possa essere esemplificativo un parallelo tra il compositore e la figura artistica e professionale dell’architetto, o più specificatamente dell’architetto di cattedrali. La musica di Bach è infatti la miglior rappresentazione dell’unione fra arte e scienza. In essa si trova la forma, la struttura, la monumentalità, ma anche la sperimentazione, l’ornamentazione e la tendenza ascensionale verso il divino. L’atteggiamento morale di Bach non contraddice mai il credo luterano e, come afferma Alberto Basso: «il testo musicale è sempre determinato da un rigoroso interesse speculativo e governato da un tenace ésprit de géométrie, simbolo di ordine e di saggezza, specchio di un’intelligenza privilegiata e di una condizione umana edificante». Questo tipo di atteggiamento fa sì che il compositore non faccia distinzioni fra opera sacra e profana, fra musica vocale e strumentale, fra teoria e prassi. I mezzi, gli stilemi, i materiali, le situazioni, gli strumenti di lavoro sono i medesimi,  ma vengono poi trasformati sotto l’impulso espressivo, dando vita a ciò che pare concepito in astratto e adattabile a tutti gli usi. Anche per questo motivo, riferendosi a Bach, si è parlato spesso di musica “assoluta”.

Trattando appunto di musica, ancor più delle parole, sono importanti gli ascolti, vi invito dunque a seguire negli articoli seguenti i video musicali di alcune delle opere di questo grande compositore.

 

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