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Le Strade Bianche – Galleria a cura di Matteo Cannoni

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VIVA LE STRADE BIANCHE, VIVA LA NOSTRA TERRA-di Michele Masotti

Una corsa unica al mondo e che pur avendo pochi anni di vita richiama al ciclismo eroico di Binda e Girardengo, di Coppi e Bartali; quando un’Italia contadina vedeva sfilare le carovane terrose dei corridori sulle colline inaridite. Quando il ciclismo era sport nazionale in un dopoguerra di macerie e ci si affacciava sotto casa per acclamare quegli strani campioni di tubolari e polvere. Continua a leggere VIVA LE STRADE BIANCHE, VIVA LA NOSTRA TERRA-di Michele Masotti

DIEGO, 25 ANNI, DI PROFESSIONE CICLISTA – di Fausto Jannaccone

Ulissi Diego, 15 Luglio 1989, Cecina. Con queste poche parole abbiamo già detto tanto: giovane ciclista toscano verace, con alle spalle una brillante carriera giovanile. Dal 2010 entra a far parte dei professionisti sotto la guida di Saronni e nel 2011 arriva il primo traguardo al Giro d’Italia; quindi vari Gran Premi, Coppe, la Milano-Torino del 2013. Poi arriva l’anno più lungo della sua carriera: il ragazzo è cresciuto, la promessa si realizza. Il Giro d’Italia lo incorona campionicino: prima la tappa di Viggiano, quindi il numero di Montecopiolo. Il difficile non è vincere, ma rivincere, e Diego lo fa dove nessuno più se lo aspetta. I giornali lo celebrano, i tifosi si esaltano: è l’anno di Nibali, ma Ulissi si è ritagliato un bel posto nel cuore e nelle speranze future azzurre. Un interminabile 2014, che ancora deve dire l’ultima parola, ma torniamo all’inizio di questo anno: per chi già fosse “fan” di Diego è stato possibile vedere l’evento organizzato in suo onore prima della partenza per il Giro dal suo Fans Club, ovvero una bella merenda a Donoratico. Ecco qui tutto Ulissi: casa, famiglia, amici; cosa vogliono dire per Diego queste parole?

Queste parole per me vogliono dire tantissimo, famiglia in particolare: nei momenti felici ma soprattutto in quelli difficili una famiglia unita intorno a te può farti superare tutto e affrontare la vita con forza e ottimismo… Ho la fortuna di avere tantissimi amici che mi vogliono bene e sono pronti ad aiutarmi in qualsiasi situazione ed io contraccambio sempre il loro affetto

Dicevamo Cecina, Donoratico, quindi Toscana, terra fertile per l’uva ma anche per le due ruote: penso a Gino Bartali, come a Mario Cipollini, passando per il tuo conterraneo Paolo Bettini o l’indimenticato Franco Ballerini, solo per citarne qualcuno. Quando da piccolo “giocavi a fare il ciclista” sentivi di essere nel posto giusto o non è stato un fattore che abbia inciso nel percorso che ti ha portato fin qui?

No, non è un fattore che abbia inciso particolarmente; mi sono appassionato al ciclismo grazie a mio padre Mauro che correva in mtb, ho iniziato a correre a 6 anni

Se pensiamo a Ballerini, Bettini e Cipollini ci viene subito in mente come abbiano impreziosito le loro carriere con i trionfi azzurri di 2002, 2006 e 2007; il sogno nel casseto di Diego qual’è? Diventare un campione della grandi classiche, vincere una delle grandi corse a tappe o proprio vestire la maglia iridata?

Mi trovo bene nelle gare di un giorno con una certa durezza mi piacerebbe in futuro fare bene su questo tipo di percorsi che esaltano le mie caratteristiche

Quindi la gara di casa nostra, la Strade Bianche, potrebbe rientrare negli obbiettivi?

Si è una gara che veramente mi piace sarebbe bello un giorno essere con i primi per poter provare a vincerla

La prendo come una promessa! Per chiudere la classica domanda di rito: cosa ha chiesto Diego a Babbo Natale ?

Quello che gli chiedo tutti gli anni, in primis salute e poi tanta felicità per me e tutta la mia famiglia!!

Il PIRATA CHE SAPEVA VOLARE – di Fausto Jannaccone

“Avrei voluto essere battuto dagli avversari, invece ancora una volta mi ha sconfitto la sfortuna”

E’ il 24 Maggio 1997, Marco è appena passato alla Mercatone Uno e nel corso dell’ottava tappa dell’80esimo Giro d’Italia, la Mondragone – Cava de’ Tirreni,  incappa in una surreale caduta a causa di un gatto che gli attraversa la strada. Nei due anni precedenti aveva già subito due gravi incidenti, rischiando persino di smettere, ma poi ne era uscito, andando anche a vincere memorabili tappe del Tour. Una grande promessa, numeri da campione e la sfortuna come compagna di viaggio. Ma anche da quell’incidente, che pure lo costringe a ritirarsi anzitempo dalla corsa in rosa, si riprende e dopo poco più di un mese sulla salita dell’Alpe d’Huez mette il turbo, sale sui pedali ed in 37 minuti e 35 secondi è in cima, con Ullrich e Virenque lasciati lì. Pur vincendo anche a Morzine, la maglia gialla sotto l’Arc de Triomphe la indosserà il tedesco Jan Ullrich, perchè nella cronometro Marco è costretto a pagare dazio.

les2alpesScalatore puro, purissimo, uno spettacolo in salita, questo era Marco Pantani. Lo scalatore è un po’ il numero 10 nel ciclismo moderno, è la tecnica, lo stile: dispensatore di “numeri” e “staffilate” è il vero fuoriclasse e l’idolo dei tifosi. Ed infatti Il Pirata sarà l’ultimo eroe del popolo, come lo erano stati prima Coppi e Bartali, Merckx e Hinault. Perchè il Ciclismo è sport del popolo e per il popolo, fatto di fatica e sudore, polvere e fango, piogge e nevicate che spezzano le gambe, o pomeriggi di sole spietato che  secca la gola.

L’anno successivo, il 1998, è l’anno dell’apoteosi, la stagione che lo incastona come un diamante nella storia delle due ruote. Sulle Alpi per due volte a tagliare il traguardo è un inconfondibile orecchino d’oro: a Piancavallo prima, poi a Montecampione con la Rosa sulle spalle; ma contro ogni attesa è nella cronometro di Lugano vinta da Gontchar che Il Pirata tiene Tonkov a distanza e mette la firma sul Giro. Il capolavoro però arriva in terra di Francia. Lunedì 27 Luglio, tappa numero 15 della 85esima edizione della Grande Boucle:al via sono 3 i minuti che lo separano in classifica da Ullrich, a causa di un’altra maledetta cronomentro dove il rivale gli aveva rifilato 4 minuti e 21 secondi; mancano 50 km al traguardo e la pioggia non smette di lavare il Col du Galibier, quando, con gli occhiali gialli e la famosa bandana, Il Pirata si alza sui pedali: “Musica Maestro”. La salita si trasforma in una pista da ballo e la bicicletta nella più avvenente e sensuale compagna: non è uno scatto, quello di Marco; il suo è un incredibile, elegante, ritmato, instancabile, meraviglioso, ineguagliabile balletto. Ullrich raggiungerà Les Deux Alpes quasi 9 minuti dopo il campione romagnolo. La maglia gialla che indossa alla premiazione di tappa non la lascerà più. Era dal 1965 che un italiano, Felice Gimondi, non conquistava il Tour; e l’ultimo azzurro a fare l’accoppiata era stato Fausto Coppi. Dopo di lui nessuno ancora l’ha ripetuta.

Marco era nato il 13 Gennaio del 1970 a Cesena, non molto lontano dai luoghi che Guareschi raccontava solcati dalle biciclette di Don Camillo e Peppone. Terra operaia e contadina, l’Emilia Romagna, una regione popolare, di piadine e tortellini, trattori e biciclette. Marco è sempre stato uno di loro, uno di noi, la gente gli voleva bene. Gliene ha voluto sempre e comunque. Tante brutte parole l’hanno perseguitato negli anni successivi, una su tutte “depressione”. Ma il ciclismo è lo sport della fatica e della passione, una passione forte ed avvolgente come quella che legava i suoi tifosi a lui: una storia d’ amore. E l’ultimo scherzo del destino è stato quello di portare via Il Pirata da tutti quelli che lo amavano il giorno di San Valentino, la festa degli innamorati: 14 Febbraio 2004, dieci anni fa.

Di lui rimane la “Montagna Pantani”, nome che viene assegnato insieme a “Cima Coppi” alle due salite più rappresentative ed impegnative di ogni Giro d’Italia. Resta dal 2011 sul Galibier una stele che ricorda l’impresa. E un monumento a Cesenatico.

Poi resta un’idea, legata ad un indumento: quella bandana che valse a Marco Pantani il nome di Pirata incarna tutta la poesia, eroica, che ci ha regalato, e che il ciclismo, più di ogni altro sport, può offrire. E’ il simbolo della passione che teneva incollati ai televisori milioni di italiani ipnotizzati da quella danza. Va oltre il ciclismo come sport: è vita, polvere,  sfortuna e  fatica, cadere e sapersi rialzare; l’impresa, il cuore oltre l’ostacolo, la sfida alla gravità…

….la sensazione che l’uomo possa volare.