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LA PINACOTECA NAZIONALE DI SIENA SI “SVESTE”

pinacotecaSe è la seconda volta nel giro di pochi mesi che un gruppo di laureati e laureandi in Storia dell’Arte dell’Ateneo senese, privi di alcun tipo di interesse personale, sente la necessità di scrivere riguardo la situazione in cui versa la gestione dei beni culturali della città, ci sarà pure una ragione. Lo scorso marzo abbiamo scritto in merito all’inopportuna presenza di eventi legati al Siena Sport Week entro gli ambienti espositivi del Santa Maria della Scala. Veniamo oggi a conoscenza di altri spiacevoli avvenimenti, grazie agli articoli di Montanari e Piccini, che hanno messo in luce, a pochi giorni dalla loro attuazione, le ultime decisioni prese dal Soprintendente Mario Scalini. Senza il minimo coinvolgimento dell’opinione pubblica e della comunità scientifica locale, si sta per attuare lo smembramento ingiustificato della collezione della Pinacoteca Nazionale. Una grande parte del corpus seicentesco, infatti, verrebbe separata dall’insieme principale, per essere trasferita entro la fine di novembre all’interno dei locali della Soprintendenza, situati a Palazzo Piccolomini, in via del Capitano n°1. Le opere che verrebbero spostate sono di fatto una delle ultime acquisizioni della Pinacoteca, in precedenza proprietà dell’antiquario fiorentino Giovanni Pratesi e acquistate nel 1995 a spese dello Stato. L’annessione di queste ha permesso alla Pinacoteca di dare testimonianza dei fatti artistici senesi a cavallo tra Cinquecento e Seicento (Manetti, Mei, Petrazzi, Rustichino, Vanni, Tornioli).
All’oscuro delle motivazioni che hanno portato il Soprintendente a prendere questa decisione, la stessa ci appare insensata per vari motivi e ci suscita degli interrogativi.
La Pinacoteca ha restituito fino ad oggi un’immagine più completa dell’importante panorama storico e artistico della città. Perché frammentarne dunque la collezione, di fatto annullando uno dei più importanti interventi ministeriali degli ultimi vent’anni?
Nel momento in cui la restante parte della collezione sembra destinata ad essere ospitata finalmente nel Santa Maria della Scala, ha senso quest’ulteriore divisione? Perché raddoppiare le spese di gestione museale, dato che questo provvedimento oltre ad aumentare i costi ne riduce inevitabilmente l’attrattiva?
Il relegare la sola “collezione Pratesi” nel palazzo della Soprintendenza, in spazi non idonei alla conservazione e all’esposizione (in prevalenza uffici), ne limiterà notevolmente la fruibilità pubblica compromettendo al contempo le possibilità di libera ricerca. Si sceglierà davvero di andare ad ammirare queste poche opere, in una città già palcoscenico di un turismo “mordi e fuggi”? Il fatto che la Pinacoteca rimarrà mutila di un importante nucleo di opere lascia spazio a delle perplessità circa le motivazioni della scelta.
In concomitanza dell’insensata privazione, veniamo a conoscenza delle ultime modalità di investimento di fondi ministeriali dedicati alla cultura. Dal sito ufficiale della Soprintendenza si legge che: ‹‹il finanziamento ministeriale […] ha consentito la digitalizzazione di una parte significativa e selezionata dell’archivio di Monica Bolzoni››, stilista italiana sconosciuta ai più. In una delle sale della Pinacoteca, di fianco a importanti cartoni preparatori (Beccafumi fra gli altri), è possibile ammirare alcune delle sue creazioni. Nonostante la Soprintendenza ci assicuri che l’iniziativa ‹‹consentirà ai giovani, sia di Siena che di altri luoghi che avranno interesse per questa attività “creativa culturale” (UNESCO), di esplorare anche da remoto, le tappe di una carriera tanto singolare, quanto varia, di uno dei protagonisti della moda italiana››, restiamo dell’idea che sia un’operazione di scarso valore, ingiustificata e dissennata. Crediamo che questi fondi si sarebbero potuti investire in maniera più intelligente per migliorare gli standard qualitativi museali, come la manutenzione dell’impianto di illuminazione delle sale espositive della Pinacoteca, in molti casi addirittura al buio, come può constatare ogni visitatore.
In un momento in cui Siena avrebbe bisogno di chiarezza e cooperazione per capire quale sarà il ruolo della cultura nel futuro prossimo della città, mettiamo in dubbio l’operato delle istituzioni responsabili e sollecitiamo vivamente l’interruzione della manovra di smembramento.
Crediamo che la cittadinanza abbia tutto il diritto di essere a conoscenza della gestione del proprio patrimonio culturale. Chiediamo dunque che sia data risposta alle nostre domande da parte delle autorità competenti, ovvero Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Federico Carlini, Vincenzo Curiale, Marco Fagiani, Francesca Interguglielmi, Valentina Isidori, Luca Mansueto, Raffaele Moretti, Ylenia Sottile

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ITALY IN A DAY di Gabriele Salvatores (e degli italiani) – di Michele Iovine

Ogni italiano, di qualunque religione, pelle, stato sociale e in qualunque parte del mondo si trovasse è stato invitato, il 26 Ottobre 2013, a girare con il proprio telefonino un video che raccontasse una parte di quella giornata. Il risultato sono stati 44.000 video per un totale di 2200 ore di girato che il regista Gabriele Salvatores ha selezionato e montato, raccontando così un giorno della vita degli italiani di oggi. L’opera compiuta è stata in seguito presentata alla 71° Mostra Internazionale D’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione fuori concorso ed è stata diffusa in prima serata sabato 27 Settembre 2014 sulle reti Rai.

Stanley Kubrick asseriva che il cinema è arte, ma l’arte del cinema è il montaggio. SALVATORES-594x350Gabriele Salvatores sembra darci una dimostrazione concreta di questa affermazione riuscendo a costruire una storia e una trama coerente, accostando tra loro un’enorme quantità di materiali video molto eterogenei, dove ci sono interpreti, ambienti e vicissitudini assai diversi tra loro. Si comincia dalla mezzanotte del 26 fino ad arrivare alla conclusione della giornata stessa, un arco di tempo di ventiquattro ore dove viene fuori uno spaccato del nostro paese, potremmo dire che ne emerge la sua stessa essenza. Un esperimento ben fatto, interessante, tecnicamente perfettamente riuscito, le immagini sono forti, arrivano direttamente al cuore e si piange, ci si commuove molto perché è facile per tutti anche per coloro che non hanno partecipato in prima persona, ritrovarsi dentro quei video, dentro quelle storie. Se da un punto di vista cinematografico si può dire che il film ha centrato il suo obiettivo ed è ben riuscito, non possiamo però certo dire che gli italiani, l’oggetto d’interesse della narrazione, co-autori e interpreti allo stesso tempo, stiano vivendo in un paese altrettanto riuscito. Disperazione e fiducia, malattia e guarigione, paura e coraggio si rincorrono all’interno di questa dimensione sincronica del tempo tra ambienti familiari, caldi, semplici, quelli della vita di tutti i giorni. Siamo il riflesso di questi tempi di crisi e le immagini che scorrono sullo schermo ci raccontano questi sentimenti in maniera diretta, senza sfumature o artifici ad hoc messi in atto per provocare un sussulto, un brivido cosicché il risultato che ne scaturisce è estremamente genuino, un prodotto naturale, venduto senza subire particolari passaggi intermedi che ne possano modificare le caratteristiche primarie. E’ un attimo riconoscersi in un linguaggio così semplice e diretto allo stesso tempo, efficace e veritiero, pieno di speranza per il tempo che verrà e allora è molto facile emozionarsi.