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TRATTATI DI ROMA: 60 ANNI FA NASCEVA L’EUROPA UNITA – di Filippo Secciani

“… determinati a porre le fondamenta di un’unione sempre più stretta fra i popoli europei …”
Preambolo al trattato che istituisce la Comunità Economica Europea.

L’Unione europea è un’unione di diritto. Ovvero ogni azione che l’UE compie o compirà deve fondarsi sui trattati. I quali determinano gli obiettivi, definiscono le norme, descrivono le relazioni tra l’UE e gli stati che la compongono. Ma è anche un esperimento storico; non è esistita nella storia un’organizzazione internazionale simile all’Ue che indicasse questa profonda interazione tra stati; riferendoci ad essa non si può parlare di uno stato, né tantomeno di un’organizzazione internazionale in senso stretto. Tra tutti gli accordi sottoscritti nel corso della sua storia, alla base dell’Unione Europea come la conosciamo oggi ci sono i Trattati di Roma. Con ciò si è soliti fare riferimento alle due istituzioni che hanno posto le basi per la creazione dell’Europa unita. Il primo è conosciuto come il Trattato che Istituisce la Comunità Economica Europea (TCEE): come dice il nome stesso crea la Comunità Economica Europea. Il secondo istituisce la Comunità Europea per l’Energia Atomica (TCEEA). Sono stati firmati a Roma il 25 marzo 1957, mentre le ratifiche da parte degli ordinamenti nazionali li fanno entrare in vigore il 1º gennaio 1958. Il processo di unificazione europea aveva preso avvio qualche anno prima, attraverso la creazione della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (CECA). Entrata in vigore nel luglio 1952, si realizza la prima idea di Europa sovranazionale, con la rinuncia da parte dei membri fondatori di una porzione della loro sovranità nazionale. Dopo il processo fallimentare per un legame europeo a livello militare attraverso la CED (Comunità Europea di Difesa, 1954), la Conferenza di Messina del giugno 1955 tenta di rilanciare il processo europeo attraverso un’ulteriore unione europea dal punto di vista economico ed energetico, per non abbandonare i successi raggiunti dalla creazione della CECA. Agli inizi del 1956 è istituito un comitato preparatorio, incaricato di stilare una relazione sulla creazione di un mercato comune europeo; i progetti partoriti dalla commissione sono: la creazione di un mercato comune e la costituzione di una comunità dell’energia atomica. Con la firma dei trattati vengono istituiti la CEE e l’Euratom. Il settore economico, inizialmente meno soggetto alle resistenze nazionali, diventa il punto di partenza per il processo di cooperazione sovranazionale. La CEEA o Euratom era caldeggiato anche dagli Stati Uniti, da un punto di vista politico perché preoccupati per i progressi sovietici nel campo dell’energia nucleare ed interessati a mantenere il vantaggio atomico nelle mani del blocco Ovest, mentre da un punto di vista economico ritenevano che l’atomo avrebbe potuto far continuare a muovere l’economia europea. Ma ancor più importante attraverso un programma nucleare comune, Washington era certa di tenere a bada la Germania. Inizialmente il programma Euratom era volto al coordinamento dei programmi di ricerca degli stati membri per un utilizzo esclusivamente pacifico dell’energia nucleare, anche se i poteri attribuiti a questo trattato erano volutamente limitati perché l’atomo era considerato una risorsa strategica dagli stati che non ne volevano cedere il controllo. Fin da subito viene mostrato uno dei maggiori paradossi europei: l’integrazione europea nasce dal settore dell’energia, senza poi svilupparsi ulteriormente su questa strada. In nessun trattato è stato attribuito un potere energetico all’Europa, almeno fino alla firma di Lisbona quando viene introdotto qualcosa di quanto più vicino possibile. La CEE prevede la creazione di un mercato comune, di un’unione doganale e l’attuazione di politiche comuni. Il mercato comune si basa su quattro pilastri o libertà: libera circolazione delle persone, dei servizi, delle merci e dei capitali. Attraverso uno spazio economico unico si permette la libera concorrenza tra le aziende, costituendo le fondamenta per uno scambio di prodotti e servizi. Poiché al centro c’è la libera concorrenza, il trattato vieta gli aiuti di stato che possono frenare gli scambi tra i membri o che rischiano di limitare la libera competizione nel mercato. Il trattato CEE abolisce i dazi doganali tra gli stati membri ed istituisce una tariffa doganale esterna comune che si sostituisce alle precedenti tariffe adottate dalle singole nazioni. L’unione doganale infine si sviluppa attraverso una politica commerciale comune, attuata non più dai singoli stati indipendentemente. Tra le politiche comuni da segnalare ci sono la Politica Agricola Comune (PAC) e Politica Commerciale Comune. L’obiettivo posto alla base della costituzione della CEE è la formazione di un graduale processo che porti ad una istituzione politica per un’Europa unita. All’interno della Comunità Economica Europea convivono due anime: gli interessi nazionali e le aspirazioni comunitarie. Per poter garantire questo equilibrium la CEE ha creato tre istituti: il Consiglio, l’Assemblea e la Commissione. Il Consiglio (l’insieme degli stati membri, ha potere legislativo), l’Assemblea (ha ruolo consultivo ed è composta anch’essa dai rappresentati degli stati, inizialmente non eletti a suffragio universale diretto. Prenderà il nome di Parlamento Europeo dal 1962), infine la Commissione (l’organo prettamente sovranazionale ed indipendente, adibito all’elaborazione di proposte, possiede il potere di iniziativa normativa volto alla tutela dell’interesse comune, esercitato attraverso l’esercizio del potere esecutivo). Infine la CEE istituisce anche la Corte di Giustizia delle Comunità Europee. I due trattati di Roma, ma in particolare modo quello che ha istituito la CEE, fu decisivo per il processo di unificazione europea. L’Europa usciva da due sanguinosi conflitti e l’obiettivo era quello di impedire che gli stati si facessero nuovamente la guerra, ma eliminare tout court il concetto di stato nazionale secondo l’equazione nazioni = conflitti era estremamente pericoloso. Il processo adottato, noto come funzionalismo, è un processo graduale di trasferimento di compiti e funzioni a istituzioni indipendenti dagli stati, la soluzione dunque fu una collaborazione settoriale. Ripensando al clima del 1945, ciò che si è riusciti ad ottenere nel 1958 è qualcosa di unico nella storia: oltre a far lavorare insieme Francia e Germania, unire le economie ed i popoli, i fondatori erano riusciti a creare il mercato che cresceva più velocemente al mondo e garantendo un lungo periodo di stabilità e pace

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ELEZIONI IN GRECIA: PRIMA FASE DI UN NUOVO LABORATORIO POLITICO – di Augusto Fiaschini

Lo scorso 25 gennaio in Grecia si sono svolte le elezioni politiche, in seguito alla caduta del governo Samaras, il quale era sostenuto da ΝΕΑ ΔΗΜΟΚΡΑΤΙΑ (ΝΔ “Nuova democrazia”- partito di centro destra pro memorandum), ΔΗΜΑΡ (“sinistra democratica”) e ΠΑΣΟΚ (partito socialista ed ex rivale storico di Nuova democrazia che nell’ultima legislatura ha sostenuto la formazione pro memorandum). Continua a leggere ELEZIONI IN GRECIA: PRIMA FASE DI UN NUOVO LABORATORIO POLITICO – di Augusto Fiaschini

JEAN MONNET E IL SOGNO DI UN’EUROPA UNITA, di Filippo Secciani

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Oggi più o meno tutti sappiamo dare una definizione di Unione Europea, quali siano le sue funzioni, quali sono i suoi organi e chi sono i suoi membri. All’indomani del 1945 però parlare di una comunità di stati europei non era per niente scontato. Due conflitti mondiali ne avevano distrutto le economie, molta della forza lavoro era morta nei teatri di guerra, le fabbriche erano ferme – se non rase al suolo e la fame dilagava in tutto il vecchio continente. Ma è in questa situazione di avversità che alcuni uomini iniziarono a pensare ad una forma di Stati Uniti d’Europa. Il percorso per poter raggiungere questa unione erano fondamentalmente due. Un Sistema Federalista per cui il problema era impedire che gli stati europei si facessero nuovamente la guerra; il pericolo principale basandosi sull’esperienza del passato era lo stato nazionale, indipendente, senza un’organismo superiore che facesse da garante per il mantenimento della pace e della sicurezza. La risposta che i teorici di questa corrente si posero fu eliminare gli stati per eliminare la guerra. Creare un sistema federale su modello statunitense, con il passaggio di sovranità. Si trattava di una soluzione radicale non effettivamente percorribile. Il Funzionalismo invece auspicava un percorso graduale di trasferimento di compiti e funzioni a istituzioni indipendenti dagli stati. Essendo appena terminato il conflitto una cooperazione tout-court tra gli stati risultava impossibile; la soluzione dunque fu una collaborazione settoriale. Partendo da una partecipazione comune alla soluzione di problemi meno gravosi, gradualmente si sarebbero dovuti affrontare problemi sempre maggiori. Spillover è il termine per indicare questa integrazione settoriale, tipica degli anni ’50, che alla fine avrebbe portato ad una totale integrazione economica e conseguentemente politica. Di questa idea era il francese Jean Monnet, figlio di un commerciante di Cognac, che durante la prima guerra mondiale capì l’importanza della logistica dei rifornimenti per gli uomini al fronte e che seppe risolvere creando un programma congiunto anglo-francese per i trasporti. Alla fine della Prima Guerra Mondiale fu nominato segretario aggiunto della Società delle Nazioni, ma abbandonò questa carica ben presto sconcertato dall’atteggiamento ostruzionista degli stati che continuamente facevano ricorso al diritto di veto per proteggere i propri interessi nazionalistici a scapito di quelli della comunità degli stati. Nuovamente allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale a Monnet fu affidato il compito di gestire i canali di rifornimento delle truppe e fu in questa occasione che ebbe la fondamentale idea che rivoluzionò il concetto di Europa: invitò il primo ministro Churchill e il presidente De Gaulle a creare una unione federale immediata tra Gran Bretagna e Francia. Il comunicato congiunto che i due emisero così recitava “I due governi dichiarano che in futuro Francia e Gran Bretagna non saranno più due nazioni, bensì una sola Unione franco-britannica. La costituzione dell’Unione comporterà organizzazioni comuni per la difesa, la politica estera egli affari economici […] I due Parlamenti saranno ufficialmente unificati” come sappiamo ciò non ebbe luogo a causa dell’occupazione della Francia e la costituzione del governo collaborazionista di Vichy; ma ciò ebbe tuttavia il merito di porre le basi per la futura Comunità Europea. Fuggì negli Stati Uniti e poi ad Algeri nel 1943 anno in cui si unì al Comitato di Liberazione Nazionale (Francia Libera) presieduto dal generale De Gaulle per la liberazione dei territori occupati. Durante uno di questi incontri affermò come “non vi sarà pace in Europa, se gli Stati si ricostituiranno sulla base della sovranità nazionale […] I paesi d’Europa sono troppo piccoli per garantire ai loro popoli la prosperità e l’evoluzione sociale indispensabili. È necessario che gli Stati europei si costituiscano in federazione”1. Conclusa la guerra Monnet comprese l’importanza del coinvolgimento tedesco nel processo di unificazione europeo, ma trovò fin da subito l’opposizione di numerosi suoi colleghi francesi che volevano una Germania ridotta ai minimi termini. In questo periodo fu la Francia che assunse un ruolo di leadership in Europa e un riavvicinamento tra Parigi e Berlino sarebbe stato fondamentale, se consideriamo che “gli Stati Uniti erano determinati a rendere la Germania occidentale un baluardo contro l’Unione Sovietica, la Francia incoraggiò la riabilitazione della Germania nel contesto di una più ampia integrazione europea”2. Uno dei nodi di tensione tra i due stati fu il controllo delle miniere della Ruhr, che ogni giorno si faceva sempre più intenso tanto da far temere lo scoppio di un nuovo conflitto. Monnet trovò un sostenitore nel cancelliere Adenauer, il quale per “riabilitare la Germania nel sistema internazionale a parità di diritti con le altre nazioni avanzava una proposta inattesa quanto clamorosa […] Adenauer auspicava una completa unione tra Francia e Germania con la fusione delle rispettive economie, dei Parlamenti e con l’adozione di una cittadinanza comune”3 si trattò di un’iniziativa destinata a cadere nel vuoto. Monnet tuttavia partendo da questa proposta elaborò la creazione di un’organismo soprannazionale che dovesse gestire le risorse di acciaio e carbone franco tedesche. Nel Memorandum che Monnet inviò al ministro degli esteri francese Schuman si legge che “accomunando le produzioni di base e istituendo un nuova Alta Autorità, le cui decisioni vincoleranno la Francia, la Germania e i paesi che vi aderiranno, questa proposta getterà le prime fondamenta concrete di una federazione europea indispensabile per preservare la pace”4. Il ministro francese la fece propria e nel 1951 nacque la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). Con la CECA si instaurò la pace franco-tedesca tanto auspicata dallo stesso Monnet. L’Europa divenne non solo un posto più sicuro con lo spettro della guerra ogni giorno più lontano, ma si ponevano le basi per una nuova entità economica, politica e commerciale. Se un’unione commerciale era accettabile per i francesi, un riarmo tedesco non lo era assolutamente ed ecco allora che il progetto di una Comunità Europea di Difesa (CED) naufragò. In seguito a questo stallo Monnet si adoperò per la costituzione di un Comitato d’Azione per gli Stati Uniti d’Europa, al fine di rilanciare il processo di integrazione europea. Grazie alla sua opera ed ai suoi contemporanei si deve la creazione della CEE (Comunità Economica Europea) nel 1958, la Comunità Europea nel 1967 con la creazione dei suoi organismi interni, l’adesione nel 1973 della Gran Bretagna alla Comunità Europea ed infine nel 1979 lo SME.

note:

1) http://www.istitutospinelli.org/articoli-mainmenu-9/4-note-biografiche/9-jean-monnet

2) M. Gilbert; Storia politica dell’integrazione europea; Editori Laterza

3) G. Mammarella, P. Cacace; Storia e politica dell’Unione Europea; Editori Laterza

4) http://www.biblioteche.unical.it/Guida%20alla%20cittadinanza%20europea.pdf