Archivi tag: nuovo

10 CANZONI DA RICORDARE – di Francesco Panzieri

#2 Patti Smith – Pissing in a river

Nel 1967, in pieno sviluppo della scena underground più affascinante di quegli anni, piomba a New York una ragazzina di 21 anni, magra come un’acciuga, inquieta ed imbevuta di letture. Si fa chiamare Patti Smith e conduce un’ esistenza randagia, tirando avanti con 5 dollari al giorno, vivendo nelle soffitte e talvolta dormendo nei parchi. Si lega con personaggi della scena culturale e fa lavori saltuari in pub e librerie, ma soprattutto scrive, scrive, scrive. Ha in testa le capacità di una poetessa e nello stomaco l’inquietudine della rockstar. Comincia con dei readings letterari accompagnati da strumenti e poi, sfruttando il mare di conoscenze maturate nella Grande mela, in cui si muove come un pesce, mette su una band con cui, in breve tempo, si afferma –siamo nel 1974- come la “new thing” della musica underground. Si accorgono di lei personaggi del calibro di Bobby Dylan, Lou Reed, Andy Wahrol e John Cale, che la portano per mano all’affermazione nell’altro mare, quello aperto della musica, incurante di squali e pesci velenosi. I riferimenti prediletti di Patti sono Allen Ginsberg, Jack Kerouac, le liriche di Williams Burroughs e soprattutto i poeti maudit Jim Morrison ed Arthur Rimbaud. A lui è dedicato il secondo album, Radio Ethiopia, sua patria d’elezione. Da dischi come questo, anno 1976, emergono le due anime di Patti Smith: quella “punk”, feroce e straziata, e quella più cupa, solenne, che trova espressione in ballate dal misticismo proprio di una celebrazione. Il climax mistico del disco è ben rappresentato dalla splendida “Pissing In A River”: un’elegia, il lamento d’amore disperato ed orgoglioso di una donna lasciata, immersa in una natura che le ricorda che tutto scorre, un’immagine poetica che si apre e si chiude con l’atto prosaico e libero di “pisciare nel fiume”. La ballad ha una bella apertura melodica, voce solenne e piano, prima che entrino minacciose le urla, i cori e gli assoli di Lenny Kaye (uno dei migliori della sua epoca) a rendere un senso di disperazione, inquietudine ed orgoglioso risentimento. Patti Smith, dopo una breve e fulminante carriera, nel 1979 annuncia il ritiro dalle scene: farà solo sporadiche apparizioni –peraltro con successo. A metà anni Novanta torna in pista in seguito al dolore lancinante provocatole dalla morte del marito, Fred “Sonic” Smith, dell’amico fotografo Robert Mapplethorpe, del fratello e di alcuni dei suoi vecchi amici musicisti. Dimostra presto di avere ancora molto da dire: anche nel nuovo millennio si conferma un personaggio idolatrato verso cui nutrono massimo rispetto persino le generazioni più giovani, un simbolo della generazione punk, ma anche di attuali battaglie civili: la “sacerdotessa del rock”.

Pisciando in un fiume, guardandolo salire

Dita tatuate, state lontano da me

Voci, voci, incantano

Voci, voci, fanno cenno al mare di venire

Vieni vieni vieni torna torna

Torna torna torna

Raggio di una ruota, punta di un cucchiaio

Bocca di una caverna, sono schiava, sono libera

Quando vieni? Spero che tu venga presto

Dita, dita circondano te

Vieni vieni vieni vieni vieni vieni

Vieni vieni vieni vieni vieni vieni per me

Le mie budella si svuotano defecando la tua anima

Cosa posso darti di più baby, io non so

Cosa posso darti di più per far crescere questa cosa?

Non voltarmi la schiena adesso che ti sto parlando

Dovrei seguire un sentiero così tortuoso?

Dovrei strisciare sconfitta e umiliata?

Dovrei percorrere la lunghezza di un fiume?

Il regale, il trono, il “piangimi fiume”

Tutto ciò che ho fatto, l’ho fatto per te

Oh, io do la mia vita per te

Ogni movimento che ho fatto, l’ho fatto per te

E adesso sono giunta, come un magnete per te

Cosa ne dici, visto che mi stai lasciando?

Cosa ne dici, visto che non hai bisogno di me?

Cosa ne dici visto che non posso vivere senza di te?

Cosa ne dici visto che non ho mai dubitato di te?

Cosa ne dici, cosa ne dici?

Cosa ne dici, cosa ne dici?

Dovrei seguire un sentiero così tortuoso?

Dovrei strisciare sconfitta e umiliata?

Dovrei percorrere la lunghezza di un fiume?

Il regale, il trono, il piangimi fiume

Cosa ne dici, cosa ne dici, cosa ne dici?

Oh, sto pisciando in un fiume.

Non voltarmi la schiena adesso che ti sto parlando

Dovrei seguire un sentiero così tortuoso?

Dovrei strisciare sconfitta e umiliata?

Dovrei percorrere la lunghezza di un fiume?

Il regale, il trono, il piangimi fiume

Tutto ciò che ho fatto, l’ho fatto per te

Oh, io do la mia vita per te

Ogni movimento che ho fatto, l’ho fatto per te

E adesso sono giunta, come un magnete per te

Cosa ne dici, visto che mi stai lasciando?

Cosa ne dici, visto che non hai bisogno di me?

Cosa ne dici visto che non posso vivere senza di te?

Cosa ne dici visto che non ho mai dubitato di te?

Cosa ne dici, cosa ne dici?

Cosa ne dici, cosa ne dici?

Dovrei seguire un sentiero così tortuoso?

Dovrei strisciare sconfitta e umiliata?

Dovrei percorrere la lunghezza di un fiume?

Il regale, il trono, il “piangimi fiume”

Cosa ne dici, cosa ne dici, cosa ne dici?

Oh, sto pisciando in un fiume.

Nick Hornby, nel suo “31 canzoni”, sostiene che “Pissing in a river” sia una canzone che ti fa “venire voglia di leggere o scrivere o dipingere o andare a visitare una galleria d’arte o correre forte”, ma se ne potrebbero aggiungere molte altre (vecchio paraculo di un inglese). A ognuno la sua scelta.

LA PINACOTECA NAZIONALE DI SIENA SI “SVESTE”

pinacotecaSe è la seconda volta nel giro di pochi mesi che un gruppo di laureati e laureandi in Storia dell’Arte dell’Ateneo senese, privi di alcun tipo di interesse personale, sente la necessità di scrivere riguardo la situazione in cui versa la gestione dei beni culturali della città, ci sarà pure una ragione. Lo scorso marzo abbiamo scritto in merito all’inopportuna presenza di eventi legati al Siena Sport Week entro gli ambienti espositivi del Santa Maria della Scala. Veniamo oggi a conoscenza di altri spiacevoli avvenimenti, grazie agli articoli di Montanari e Piccini, che hanno messo in luce, a pochi giorni dalla loro attuazione, le ultime decisioni prese dal Soprintendente Mario Scalini. Senza il minimo coinvolgimento dell’opinione pubblica e della comunità scientifica locale, si sta per attuare lo smembramento ingiustificato della collezione della Pinacoteca Nazionale. Una grande parte del corpus seicentesco, infatti, verrebbe separata dall’insieme principale, per essere trasferita entro la fine di novembre all’interno dei locali della Soprintendenza, situati a Palazzo Piccolomini, in via del Capitano n°1. Le opere che verrebbero spostate sono di fatto una delle ultime acquisizioni della Pinacoteca, in precedenza proprietà dell’antiquario fiorentino Giovanni Pratesi e acquistate nel 1995 a spese dello Stato. L’annessione di queste ha permesso alla Pinacoteca di dare testimonianza dei fatti artistici senesi a cavallo tra Cinquecento e Seicento (Manetti, Mei, Petrazzi, Rustichino, Vanni, Tornioli).
All’oscuro delle motivazioni che hanno portato il Soprintendente a prendere questa decisione, la stessa ci appare insensata per vari motivi e ci suscita degli interrogativi.
La Pinacoteca ha restituito fino ad oggi un’immagine più completa dell’importante panorama storico e artistico della città. Perché frammentarne dunque la collezione, di fatto annullando uno dei più importanti interventi ministeriali degli ultimi vent’anni?
Nel momento in cui la restante parte della collezione sembra destinata ad essere ospitata finalmente nel Santa Maria della Scala, ha senso quest’ulteriore divisione? Perché raddoppiare le spese di gestione museale, dato che questo provvedimento oltre ad aumentare i costi ne riduce inevitabilmente l’attrattiva?
Il relegare la sola “collezione Pratesi” nel palazzo della Soprintendenza, in spazi non idonei alla conservazione e all’esposizione (in prevalenza uffici), ne limiterà notevolmente la fruibilità pubblica compromettendo al contempo le possibilità di libera ricerca. Si sceglierà davvero di andare ad ammirare queste poche opere, in una città già palcoscenico di un turismo “mordi e fuggi”? Il fatto che la Pinacoteca rimarrà mutila di un importante nucleo di opere lascia spazio a delle perplessità circa le motivazioni della scelta.
In concomitanza dell’insensata privazione, veniamo a conoscenza delle ultime modalità di investimento di fondi ministeriali dedicati alla cultura. Dal sito ufficiale della Soprintendenza si legge che: ‹‹il finanziamento ministeriale […] ha consentito la digitalizzazione di una parte significativa e selezionata dell’archivio di Monica Bolzoni››, stilista italiana sconosciuta ai più. In una delle sale della Pinacoteca, di fianco a importanti cartoni preparatori (Beccafumi fra gli altri), è possibile ammirare alcune delle sue creazioni. Nonostante la Soprintendenza ci assicuri che l’iniziativa ‹‹consentirà ai giovani, sia di Siena che di altri luoghi che avranno interesse per questa attività “creativa culturale” (UNESCO), di esplorare anche da remoto, le tappe di una carriera tanto singolare, quanto varia, di uno dei protagonisti della moda italiana››, restiamo dell’idea che sia un’operazione di scarso valore, ingiustificata e dissennata. Crediamo che questi fondi si sarebbero potuti investire in maniera più intelligente per migliorare gli standard qualitativi museali, come la manutenzione dell’impianto di illuminazione delle sale espositive della Pinacoteca, in molti casi addirittura al buio, come può constatare ogni visitatore.
In un momento in cui Siena avrebbe bisogno di chiarezza e cooperazione per capire quale sarà il ruolo della cultura nel futuro prossimo della città, mettiamo in dubbio l’operato delle istituzioni responsabili e sollecitiamo vivamente l’interruzione della manovra di smembramento.
Crediamo che la cittadinanza abbia tutto il diritto di essere a conoscenza della gestione del proprio patrimonio culturale. Chiediamo dunque che sia data risposta alle nostre domande da parte delle autorità competenti, ovvero Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.
Federico Carlini, Vincenzo Curiale, Marco Fagiani, Francesca Interguglielmi, Valentina Isidori, Luca Mansueto, Raffaele Moretti, Ylenia Sottile

GRAND NATIONAL ASSEMBLY of TURKEY ANNUNCED THE PROCLAMATION OF THE REPUBLIC ON OCTOBER 29, 1923 – di Cansu Kapar

Grand National Assembly of Turkey  had taken a historic decision on 1 November 1922 and declared abolition of the sultanate. Since this decision was  a clear indication of this, new political regime got across in virtue of 1921 Constitution. However, the Republic had not been officially announced.

Grand National Assembly of Turkey between April 1, 1923, had decided to hold new elections and the newly established parliament approved the agreement that was  obtained in Lausanne. After acceptance of the Lausanne Peace Treaty, Turkey realized the integrity of the homeland  thus a cycle was closed  and a new era was opened. The developments of the political regime from April 23 1920 to find the appropriate state form has become a necessity.

on 25 October 1923 a cabinet crisis occured in the Grand National Assembly. Hence  a new cabinet could not be established till 28 October  1923, Gazi Mustafa Kemal Pasha and his friends discussed during a meal at the Chankaya Palace; he concluded the conversation by saying: “Tomorrow we’ll declare Republic”.  on October 29  in Republican People’s Parliamentary Group, establishment  of the Council of Ministers was discussed. Since the problem could not be solved,  they asked to Gazi Mustafa Kemal Pasha to express their opinions. Mustafa Kemal Pasha claimed that the way out of the crisis is changing the Constitution. parliament was also informed about the proposal of declaration of the republic .

In conclusion of negotiations that took place in the group, the proclamation of the Republic was accepted. After Party Group, Assembly had decided to accept the draft law. Gazi Mustafa Kemal Pasha was unanimously elected the first President of the new Turkish State as a result of the presidential election.cansu