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LA PITTURA DI MICHAEL FRANKE E IL VIAGGIO NELL’ANIMA – di Luca Mansueto  

Voltumna VIII, olio su tela, 60x120cm
Voltumna VIII, olio su tela, 60x120cm

Àntron è il titolo della mostra del pittore nativo di Bonn Michael Franke, allestita presso i Magazzini del Sale fino al 28 settembre 2014, un viaggio attraverso la discesa profonda delle spelonche naturali del paesaggio toscano intorno Siena che rinviano a un’identità culturale millenaria, la nostra storia, luoghi divini e nascosti della civiltà etrusca. Le settantasette opere pittoriche esposte, oscillanti tra astrazione e figurazione, riflettono lo sguardo dell’artista verso il mondo etrusco avvolto dal mistero archeologico, archetipo di un patto tra uomo e natura. Un viaggio iniziatico tra la visione sotterranea dell’oltretomba e quella della visione della luce che sin dal titolo richiama.Gli occhi di Franke non sono quelli dell’indagatore scientifico, ma egli osserva il paesaggio attraverso gli occhi dell’anima, incontra i luoghi, percorre i sentieri, compenetra la natura come un viaggio introspettivo e di conoscenza. Nelle sue mani il pennello non rappresenta la realtà oggettiva, ma tramuta l’atmosfera e le sensazioni dell’animo provate nell’abitare il luogo. Franke ha intrapreso il viaggio in questi luoghi come un viaggiatore alla scoperta dell’Io, con il suo blocchetto da disegno, egli raccoglie tutte le sensazioni pittoriche che quei luoghi gli infondono lasciandosi guidare dal significato del luogo e dalle parole stesse della natura. La caverna rappresentata da Franke è l’esplorazione dell’Io interiore, in particolare dell’Io primitivo rimosso nelle profondità dell’inconscio. Comunemente le caverne sono considerate la scena del mondo simbolico, come luogo di contatto con le forze e i poteri delle profondità. Senza dubbio il viaggio interiore che si apprende dalle tele di Franke rimanda al mito platonico contenuto nel dialogo Repubblica, metafora della condizione umana rispetto alla conoscenza della realtà.

Via degli Inferi III, olio su tela, 150x100cm
Via degli Inferi III, olio su tela, 150x100cm

Platone (per bocca di Socrate) immagina gli uomini chiusi in una caverna, gambe e collo incatenati, impossibilitati a volgere lo sguardo indietro, dove arde un fuoco. Tra la luce del fuoco e gli uomini incatenati vi è una strada rialzata e un muricciolo, sopra alcuni uomini parlano, si affaccendano nella vita di tutti i giorni. Gli uomini imprigionati non possono conoscere la vera esistenza degli altri sulla strada, ne percepiscono solo l’ombra proiettata dal fuoco sulla parete di fronte e l’eco delle voci, che scambiano per la realtà. Se un uomo incatenato potesse finalmente liberarsi dalle catene potrebbe volgere lo sguardo e vedere finalmente il fuoco, venendo così a conoscenza dell’esistenza degli uomini sopra il muricciolo di cui prima intendeva solo le ombre.Nel mito della caverna la luce rappresenta la conoscenza, gli uomini sul muretto le cose come realmente sono (la verità), mentre la loro ombra rappresenta l’interpretazione sensibile delle cose stesse (l’opinione). Gli uomini incatenati rappresentano la condizione naturale di ogni individuo, condannato a percepire l’ombra sensibile (l’opinione) dei concetti universali (la verità), ma Platone insegna come l’amore per la conoscenza possa portare l’uomo a liberarsi delle gabbie incerte dell’esperienza comune e raggiungere una comprensione reale e autentica del mondo.Franke entra nelle cavità naturali, ne percorre le viscere, discende nel mondo magmatico della terra, per poi ripercorrere la risalita segnata dai bagliori accecanti del mondo esterno. In questo percorso di conoscenza gli opposti si incontrano: luce, tenebre, certezze, incognite, vita, morte. Un viaggio di riscoperta del nostro passato, del rapporto tra uomo e cosmo. Egli si è pertanto confrontato in prima persona con i luoghi e con i soggetti, con il quaderno degli schizzi, suggestionato dalla natura, ha immortalato con gli acquarelli sui fogli da viaggio le acque dei torrenti e gli intricati meandri della terra toscana. Ne nasce una contemplazione dei luoghi e una immediatezza del vissuto.

Uni, olio su tela, 130x100cm
Uni, olio su tela, 130x100cm

Come scrive Claudio Strinati nel suo saggio presente nel catalogo di mostra “Franke sta approfondendo una esperienza storica immane che lo porta apparentemente fuori dalla dimensione del mito, ma per ricollocarvelo immediatamente. L’esperienza è quella degli Etruschi, del loro mondo, del loro territorio. […] percorrendo quei luoghi ci si immerge ai margini della vita contemporanea, come se una volontà superare e metafisica avesse preservato l’incanto di quei siti per tramandarlo senza interruzione fino ad oggi e verso un ipotetico futuro”.Franke ci pone nella situazione di attesa di risposte attraverso la visione delle tele, risposte che avvengono solo nella percezione della propria coscienza di uomo, una riflessione sulla luce della conoscenza e sull’intimo rapporto tra uomo e natura. L’essere dell’uomo è sì un essere nella luce, ma questa luce proviene da una fonte impenetrabile che si trova paradossalmente al di sopra e presso l’uomo. Questa luce in cui ogni uomo vive, permette di formulare giudizi e di intuire con l’intellectus o mens le regole eterne e immutabili che consentono alla ratio di assolvere alla sua funzione giudicante. È una luce naturale quella che possiede l’uomo a cui deve rivolgere interiormente il suo sguardo per riconoscerlo come ragione fondativa. La luce diventa così veicolo di verità, una verità che ancora è presso l’uomo e al tempo stesso a lui trascendente.Siamo totalmente immersi nella natura primordiale vista da Franke, in continua oscillazione tra astrazione e sguardo concreto della realtà oggettiva, una realtà che però trova dimora per effetto della luce interiore. Per riuscire a orientare lo sguardo verso la fonte luminosa, gli occhi del corpo devono farsi da parte per lasciare spazio all’occhio dell’intellectus. L’esteriorità non consente di avvicinarsi alla luce. Per osservare il sole sensibile dobbiamo alzare lo sguardo e uscire da un luogo chiuso, ma per percepire il sole intelligibile dobbiamo entrare in noi stessi e volgere lo sguardo in interiore homine. La fuga che non è tanto, come sembra in alcuni passi del mito della caverna, un uscire fuori di sé, ma un ritornare in sé, questo è il messaggio che ci dona la materia pittorica di Franke.

 

Àntron.

Divinità etrusche tra inferi ed estasi. Genesi pittorica dell’Europa

Siena, Palazzo Pubblico – Magazzini del Sale

10 Maggio – 28 Settembre 2014

 

 

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