Archivi tag: Palio

Il PAE e il Palio: un po’ di chiarezza – di Laerte Mulinacci

Tutta la vicenda targata PAE (ed Enrico Rizzi) – Palio è dannatamente ridicola. Non perché io sono di Siena e siamo ganzi e si fa come ci pare ma è tutto il corollario che circonda il Partito Animalista Europeo a rendere la faccenda poco seria. Piccola premessa: chi vi scrive è sempre stato un convinto ambientalista. Tuttavia il microcosmo degli animalisti nostrani mi ha sempre suscitato più di una perplessità, non in quanto senese, sia ben chiaro, ma per la reiterata attitudine a distorcere la verità, a piegarla talmente da tanto da sfociare nell’assurdità, tanto che in certi frangenti i valori paiono degradarsi in una morale deviata. Soprattutto non riesco a comprendere razionalmente come si possano innescare certi isterismi in contrapposizione al pacato silenzio che circonda la quotidiana estinzione di decine di specie animali e vegetali in tutti i continenti. Uno stillicidio di cui gli esseri umani sono totalmente responsabili e su cui, presto o tardi, verseremo ettolitri di lacrime di coccodrillo.

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Della Senesitudine – di Viola Lapisti

“Or fu già mai gente sì vana come la sanese?

Certo non la francesca sì d’assai!”.

Inferno XXIX; vv. 122-124

Questo articolo tratterà di un argomento non facile e sgradito. Decido di dargli corpo perché da tempo vivo nella frustrazione di non riuscire a farmi capire. Trascorrendo la mia quotidianità con colleghi, amici e affetti non autoctoni, mi trovo abitualmente a rispondere a domande e a schivare attacchi diretti alla mia appartenenza, alla mia Città e ai miei concittadini. “Non facile” perché sarà non facile trovare delle parole che riescano ad evocare uno stato d’animo, un sentimento, un affetto. Continua a leggere Della Senesitudine – di Viola Lapisti

IL MUSEO DEL PALIO: DOVE, COME E PERCHÉ (SÌ) – di Laerte Mulinacci

Ormai è diventato un tormentone a cui siamo abituati, una di quelle notizie che occupano la prima pagina dei quotidiani locali ma senza destare particolare scalpore. Mi riferisco, ovviamente, al Museo del Palio. L’idea di realizzare un percorso museale dedicato alla Festa risale già alla giunta Cenni la quale investì molto non solo in termini economici ma anche in quanto ad impegno politico Continua a leggere IL MUSEO DEL PALIO: DOVE, COME E PERCHÉ (SÌ) – di Laerte Mulinacci

DI PALIO, DI EXPO E DI ALTRE SCIOCCHEZZE – di Laerte Mulinacci*

L’idea di dedicare il drappellone di agosto all’EXPO non mi entusiasmava affatto, la faccenda in quanto tale mi pare già di dubbio interesse ma allora perché ha generato un così ampio fronte polemico?
Il dibattito si è sviluppato senza una ben precisa cognizione della problematica stessa e senza le dovute riflessioni di principio che al contrario debbono precedere una discussione su un tema delicato e controverso quale il palio è.
Entrambi i palii intanto hanno già una loro dedica originale: la Madonna di Provenzano e la Madonna dell’Assunta. A questa matrice, indubbiamente, se ne affiancano altre contingenti agli avvenimenti o alle ricorrenze. Da questa analisi quindi eliminerò subito tutte le dediche di natura religiosa e quelle che definisco di forza maggiore, quali possono essere considerati tutti quei riferimenti imposti dall’alto come le aquile napoleoniche o le carte dell’Abissinia. Continua a leggere DI PALIO, DI EXPO E DI ALTRE SCIOCCHEZZE – di Laerte Mulinacci*

“DE MAIESTATIS – Piccolo discorso sopra alla dedicatione del Palio” – di Fausto Jannaccone

Ieri, trovandomi insolitamente un intero pomeriggio a disposizione, merce rara di questi tempi, sono stato colto da un insano o quanto meno desueto ritorno di interesse, passione, quasi affetto nei contronti del locale patrimonio artistico; così, armato di null’altro che un documento che attestasse la mia residenza, lasciapassare per un ingresso gratuito nei musei comunali, mi sono recato in Piazza Jacopo della Quercia. Continua a leggere “DE MAIESTATIS – Piccolo discorso sopra alla dedicatione del Palio” – di Fausto Jannaccone

MOSTRA: LA GIOSTRA E’ FERMA, Giovedì 31 Gennaio ore 19.00, Bar il Palio.

ImmagineIn questa piccola mostra abbiamo chiesto a quattro amici, quattro giovani artisti senesi che si affacciano adesso sul panorama cittadino, di indagare sul Palio e mostrarlo sotto una luce inedita e spesso celata.
Nella fattispecie le opere esposte vogliono svelare l’altra faccia della Festa, quella meno gloriosa e glorificata, quella intima e forse più pura. Cosa rimane sospeso e quasi immobile tra l’ultimo giro d’agosto e le Carriere dell’anno seguente? Cosa resta di quel carosello di luci, voci e suoni che veste e investe la città colorandola due volte all’anno della sua essenza inconfondibile?
E’ in questa direzione che si sono dunque mosse quattro espressioni artistiche differenti, quattro diverse prospettive che mostrano lo spirito principale della città, il suo dualismo e la forza dialettica che ne è il primo motore. Come se ogni cosa, ogni persona, ogni luogo oscillasse inevitabilmente fra buio e luce, suono e silenzio.
Proprio i luoghi in primis, animati d’estate e che adesso si svuotano, si spogliano della loro carica liturgica. Accade in un attimo, quando la Piazza improvvisamente tace i suoi clamori e nella notte del Palio le fiaccole sui merli preannunciano i mesi della quiescenza. Come il Cortile del Podestà, tempio inviolabile per quattro giorni e che invece dal mattino seguente la corsa torna ad accogliere inconsapevoli turisti e farsi anonimo ‘entrone’ medievale.
Gli oggetti poi: le armi che sfilano nel Corteo Storico, quelle vere dell’antica Repubblica e quelle figurate come le bandiere, i tamburi battenti ad annunciare la prossima guerra sul tufo giacciono ora riposte nella gelosa intimità di piccole stanze, così lontane dalla grandezza assordante del tramonto di fine agosto.
Da ultimo le persone in carne e ossa, gente comune come noi pervasa in quegli attimi dal furore orgiastico, avvolta dalle proprie grida e che ora invece si raccoglie in un vocio silenzioso, tra chiacchiere amicali e qualche canto posato ma sincero che omaggia Siena nelle sue notti d’inverno.
Sembra dunque che tutto si allontani e divenga opaco, benché nelle interiorità di ognuno stia ancora impressa quell’immagine viva, come fosse la nostra radiografia più vera e che mostra ciò che più di tutto è espressione di vitalità e foga: il cavallo e la sua corsa. L’animale che più di tutto è sguardo immediato all’estate prossima, al tempo che fugge e che nel proprio istinto libero rivela il volto stesso del Palio, attimale e già trascorso. Adesso anch’egli attende mansueto e la sua corsa riposa, nascosta nel nostro mondo interiore.
La giostra è ferma dunque, ed è su questa stasi che gli artisti puntano i riflettori. Le loro espressioni estetiche paiono riassumere infine proprio una sorta di silenzio, “il silenzio del Palio” inteso come soffocamento dolce che opprime la città e l’addormenta quasi , la libera dal suo gioco titanico per mesi e mesi che paiono eterni. Le giornate si accorciano e i lampioni vanno piano accendendosi. Riaprono le scuole e sembra impossibile che un giorno torni la terra in Piazza, e i tramonti alle nove e mezzo di sera. Le contrade si abbuiano e così i loro bracciali di legno appesi ai muri. Le bandiere tolte dai balconi.
Resta l’attesa. E la contemplazione di immagini come queste, che da sole riescono a evocarla e a tradurre al meglio sensazioni e sogni.