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5 ALBUM MUSICALI PER IL 2014 – di Francesco Panzieri

panz141#5 Pink Floyd – The Endless River

So di sbilanciarmi, ma sfido un qualunque fan dei PF che ha ascoltato l’ultimo disco a sostenere di non aver versato una sola lacrima. Di nostalgia, d’accordo, come quando si incontra dopo tanto tempo un amico e lo si trova invecchiato. Poi bastano due battute e sembra ancora di essere tra i banchi di scuola a scherzare e divertirsi. Sì, perché le registrazioni su cui si basa l’album, una bella digressione gilmouriana quasi totalmente strumentale, fanno parte del pacchetto di sessioni da cui fu tratto il fortunato (12 milioni di copie) “The Division Bell” del 1994. Album che vide il rientro del povero Richard Wright alle tastiere ed al quale seguí un leggendario tour, l’ultimo vero e proprio. È questo epitaffio per l’amico ritrovato e poi perso, questo omaggio per i Pink che non saranno più, questo senso di risaputo ma effimero che fanno di “The Endless River” uno degli eventi imperdibili del 2014. Non consiglio l’ascolto a chi ascolta musica solo sulle playlist o su Spotify (anche perché quando ti parte la pubblicità dopo 8 minuti di assolo di Gilmour ti sale dentro Pol Pot)… Continua a leggere 5 ALBUM MUSICALI PER IL 2014 – di Francesco Panzieri

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10 CANZONI DA RICORDARE – di Francesco Panzieri

#10: Pink Floyd – Comfortably numb live Venezia 15/7/1989

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Una musica scritta da David Gilmour per un suo album solista e poi improvvidamente scartata ed un testo uscito di getto dalla mente velocissima di Roger Waters. L’ultima canzone scritta a quattro mani dai due amici-rivali. La migliore canzone del gruppo secondo “The Amazing Pudding”, fanzine ufficiale dei Pink Floyd ed il migliore assolo di chitarra della storia secondo “Planet Rock”, stazione radio britannica specializzata. Tutti questi titoli non bastano a descrivere la sospesa maestosità di questo pezzo del 1979, che Waters scrisse pensando alla sensazione straniante che aveva provato qualche mese prima, quando era stato costretto ad assumere pesanti dosi di farmaci per riuscire salire sul palco nonostante la forma di epatite che lo stava affliggendo: “serenamente stordito”, sospeso in aria come in una bolla. Nella versione album di “The Wall” le strofe sono cantate da Waters, che impersona un dottore, ed i ritornelli da Dave Gilmour, che impersona Pink, il cantante protagonista della storia, il concept su cui è basato l’album. Dieci anni dopo l’uscita della canzone i Pink Floyd hanno litigato, hanno perso Roger Waters, hanno pubblicato album che mai avrebbero potuto essere paragonati a quelli del decennio precedente. Eppure intraprendono un tour-evento che li consacra definitivamente nell’immaginario collettivo come veri e propri dei del rock. Il tour culmina, il 15 luglio 1989, con il concerto sul Canal Grande di Venezia, il primo trasmesso in diretta in mondovisione. Un’enorme zattera come palco di fronte a piazza San Marco gremita fino all’inverosimile, uno scenario unico. Settimane e settimane di voci e polemiche, soprattutto da parte degli abitanti. Al posto di Waters c’è l’illustre sconosciuto Guy Pratt, ma i più grandi sono sempre i Pink Floyd, i marziani sbarcati sulla Laguna con la loro astronave di luci e suoni formidabili. Il concerto è memorabile, sono proposti alcuni dei brani più amati dai fan (Shine You Crazy Diamond, Learning To Fly, On The Turning Away, Time, The Great Gig In The Sky, Wish You Were Here, Money, Another Brick In The Wall), ma la conclusione è ancora meglio: Comfortably Numb è il trionfo di David Gilmour, il cui assolo tagliente rimarrà per sempre nelle menti di chi ha avuto la fortuna di assistere. Io avevo 7 anni e non vidi il concerto alla RAI, ma ricordo benissimo che se ne parlò per tutta l’estate. A casa mia si ascoltavano molto i Pink, soprattutto “The Wall” e “A momentary lapse of reason”. La sera del 15 luglio ero a casa dei nonni al mare, già a letto, ma le note si sentivano uscire in stereofonia da tutte le case di Castiglione della Pescaia. Era una sensazione simile a quella che avrei vissuto un anno dopo, con i Mondiali di Italia ’90. Il pubblico, alla fine del concerto, esplose in un enorme “aleeee…oooo..” che tutto il Mondo ascoltò. Non avevo mai sentito niente del genere e per me rimane un ricordo molto bello.