IL LEADER DI PLASTICA – di Fausto Jannaccone

Nel 2173 un gruppo di scienziati, a fini di indagine e ricerca storica, scongela il corpo di Miles Monroe, che 200 anni prima per un errore era stato ibernato. Ma non appena viene rivitalizzato deii ribelli lo liberano perchè è un soggetto non ancora schedato dal sistema di controllo del Leader, e quindi può essere un’arma di cui servirsi per la loro resistenza.
Nella sua fuga Miles, nel 1973 clarinettista jazz e proprietario di un ristorante per vegetariani, si traveste da robot di servizio, finendo alle dipendenze della poetessa Luna. Tra le varie mansioni ci sono tutte quelle proprie di un domestico, quali la preparazione dei pasti o il lavaggio degli abiti, nonchè, quando la proprietaria di casa riceve un gruppo di stravaganti ospiti per una serata di poesia, a Miles viene richiesto di passare di ospite in ospite il Globo, una sfera di metallo capace di stimolare forti sensazioni di libido; qui avviene forse una delle scene più esilaranti, con il malcapitato finto robot che è vittima di una “overdose d’amore” a causa del bombardamento di questo succedaneo sintetico del sesso, nonchè nel successivo sketch quando va a nascondersi nell’altro simulatore di atto sessuale, l’Orgasmatic!

orgasmatic

Un geniale e splendido Woody Allen degli inizi ci fa ridere ipotizzando un surreale futuro stravagante, che estremizza esponenzialmente alcuni difetti della società, che ai tempi si potevano solo intuire.
E forte è il messaggio di questa sostituzione di una simulazione artificiale alle esperienze reali.
Ma ci fa sorridere proprio per la sua finzione intrinseca nella commedia. La realtà è differente.
Spento il televisore sento grida di bambini “PASSA! PASSA! TIRA!”… …bello, la vecchia partitina in strada! Mi affaccio per dare un’invidiosa occhiata a quei ragazzini che si divertono come tante volte ho fatto io, anni prima, con i miei amici: ma non c’è nessuno nella piazzetta.
Alzando lo sguardo capisco che le grida provengono da una finestra aperta di un appartamento al secondo piano, e loro non riesco a vederli; si vede solamente una tempesta di flash luminosi che colorano la parete.
Chissà, staranno guardando una partita alla televisione… anche se di pomeriggio… mah?!
Decido per distrarmi di fare due passi, con la primavera ormai inoltrata che inonda le strade di luce e profumi, è un piacere vero.
Incrocio solo qualche anziana signora, qualche impiegato, due macchine a velocità un po’ troppo alta per una ztl… Ma i giovani? Non c’è nessuno in giro a godersi l’aria di maggio? Possibile siano davvero tutti a “chattare” invece che a parlare, senza potersi guardare negli occhi, scambiare sorrisi ed ammiccamenti, all’occorrenza baci e carezze?
Mi sembra così bizzarro, così strano, una dimensione parallela…
Avvicinandomi alla piazza finalmente trovo un po’ più di vita, ma sebbene riconosca gli edifici, le forme ed i colori che mi dicono che sono sempre nella mia città, mi sembra quasi di esser stato catapultato in una moderna riserva indiana: si aggirano tutti con in bocca lunghi, ineleganti calumet di plastica, con una lucetta che si accende in cima. Nervosamente, a ritmo cadenzato ed incessante, succhiano avidi questi simil pifferi e buttano fuori dalla bocca lunghe sbuffate di finto fumo.
Infine ci sono: tutto mi è drammaticamente chiaro… sto assistendo al carosello della finzione, al trionfo dell’artificioso, del seriale, dell’omologazione e della plastica.
Grigi aveniristici telecomandi hanno preso il posto del “colpo strano” che stravolgeva i punteggi delle nostre “tedesche” per strada. Bevande “algustodì” hanno sostituito le originali aranciate, spumebionde, thè freddi e succhini. Il bel discorso, preparato prima tra te e te, per riuscire a far colpo sugli amici o breccia in un cuore da conquistare, sono ora diventati tonde faccine gialle che sorridono, versano lacrime o indossano occhiali da sole a guisa di Blues Brothers. Si coltivano virtuali “farm” e dopo aver affettato frutta volante e votato cuochi telegenici, scongeliamo quadrate pizze di gomma.
La controllata, omologata, finta civiltà del Leader-plastica sta vincendo. Cedere o resistere?

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