F.J. HAYDN, UN PONTE TRA BAROCCO E CLASSICISMO di Davide Cortonesi

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Attraverso la sua lunga esistenza, Franz Joseph Haydn (Rohrau, 1732 – Vienna, 1809) abbraccia pressoché tutte le trasformazioni musicali del proprio secolo: nasce mentre Bach sta lavorando alla Messa in si minore, muore quando Mozart è già scomparso da diciotto anni e Beethoven ha già scritto la Sesta Sinfonia; di ogni avvenimento compreso fra questi estremi, sul piano del linguaggio, del gusto, dell’organizzazione sociale della musica, è stato protagonista o testimone diretto.

Dai posteri è ricordato come il padre della musica strumentale, non tanto perché si possa attribuire a lui la creazione della sonata o della sinfonia, quanto piuttosto per esserne stato il massimo educatore, colui che riuscì a sintetizzare le conquiste del Settecento italiano e tedesco.

Va detto però che questo sommo strumentalista in realtà non fu virtuoso di nessuno strumento ed entrò nella musica dalla porta vocale, per la bellezza della sua voce infantile. Congedato dal coro per il cambio di voce, cioè messo su una strada a diciotto anni, conobbe anni di ristrettezze finanziarie e di duro lavoro. Nel 1761 la vita di Haydn si assesta per circa trent’anni, dopo essere entrato al servizio di una delle più illustri e ricche famiglie europee, gli Esterházy. Nel 1970, alla morte del principe Nicolaus, Haydn si stabilì con una pensione a Vienna, compiendo così un passo significativo, seppur simbolico, per la storia della musica: il passaggio dal mecenatismo al libero professionismo. Per alcuni anni fu accolto dalla società londinese con grandi onori, e di ritorno a Vienna conobbe Beethoven di cui fu maestro insoddisfatto per circa un anno. Trascorse gli ultimi anni della sua vita infermo, ma sollevato dalla venerazione affettuosa di tutta Vienna.

Il complesso della sua produzione presenta ancora, per caratteri e dimensione, molti aspetti dell’età barocca. Almeno fino al 1790 l’opera di Haydn può essere considerata come l’ultimo grande frutto del mecenatismo in campo musicale; la copiosità è degna delle generazioni precedenti: più di cento sinfonie, più di ottanta quartetti e altrettanti divertimenti, oltre venti opere teatrali; circa 175 lavori cameristici coinvolgono il baryton (sorta di viola da gamba ormai fuori moda) unicamente perché strumento praticato dal signore servito da Haydn. Un’impressione di altri tempi è data anche dal commercio con tutti i generi musicali, con ogni tipo di produzione strumentale e vocale profana e sacra.

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